di Nunzia Clemente 17 Settembre 2016

Sul tavolo, alla vostra sinistra, una forchetta e un calice da vino.

Alla vostra destra, una canna.

O meglio, il set completo per godere al meglio della vostra bella fumata di cannabis, con tanto di accendino e posacenere, che restano vostri alla fine del pasto ammannito dalla “Cultivate Spirits”, la società di catering che abbina non solo i vini più adeguati ai piatti che state degustando, ma anche la più indicata varietà di cannabis in relazione al vostro pasto.

Questa la geniale (!?) intuizione del trentunenne Philip Wolf, fondatore nel 2014 della particolare società di catering, che spiega orgogliosamente la sua idea di pasto affermando che “abbiamo aggiunto un terzo livello nella degustazione”.

Dando per sottintesi gli altri due, vale a dire il bere e il mangiare, d’ora in avanti si aggiunge il fumare –canne, ovviamente– relegando la sigaretta di fine pasto a sport per mentecatti.

Ma Wolf non è solo un intraprendente giovanotto con il fiuto per gli affari (e per il fumo). E’ anche uno dei primi “sommellier di cannabis” accreditati negli USA, titolo conseguito dopo un corso di due anni al Thricome Institute di Denver, una delle poche scuole che, a oggi, offre gli insoliti corsi di formazione che hanno per oggetto la cannabis.

D’altronde, si deve stare al passo coi tempi, soprattutto dopo che alcuni Stati americani (quali e il Colorado, Alaska, Oregon e Washington D.C.) hanno legalizzato il consumo di marijuana.

La legalizzazione ha portato come conseguenza l’apertura di un nuovo mercato, in cui Wolf si è prontamente inserito dedicandosi in particolare al settore gastronomico e ristorativo.

Quindi accanto alle solite figure di sommellier per il vino, di ciceroni per la birra o per i formaggi, si aggiunge ora la figura dell’esperto di cannabis.

Al Thricome Institute, un corso particolare prende infatti il nome di Interpening, la descrizione fornita dall’Istituto è “lo studio dell’arte scientifica del fiore di cannabis, per il totale controllo e la sua completa descrizione”.

D’altronde, la parola interpening  deriva proprio da terpeni, catene di idrocarburi contenuti nella piante che, evaporando, esalano il profumo tipico.

Durante i corsi, gli studenti sono chiamati a valutare e classificare le varie tipologie di semi, fiori e piantine, a seconda delle loro caratteristiche. Si va dall’osservazione organolettica a mani nude, semplicemente affidandosi i propri sensi, fino all’analisi al microscopio delle componenti.

Philip Wolf, quindi, forte del suo titolo di enterpener, crea attraverso la sua società dei menù ad hoc, affinché i diversi tipi di erba vengano degustate nel pieno delle loro possibilità:

Non diamo disposizioni per il menu fino a due giorni prima dell’evento, in modo da utilizzare gli ingredienti più freschi”, sostiene Wolf, che considera senza ombra di dubbio migliore l’accoppiata vino-marijuana che non quella che cibo – cocktail.

Uno dei menù tipici è  composto da una bistecca Rib Eye con chili, un vino Malbec rosso del 2013, e un’aromatica erba Gorilla Glue. Per dessert, una creme brûlée al cioccolato bianco con un Petite Syrah del 2012, e per finire, anzi, per iniziare, della profumata Blue Dream.

Il protocollo formale di tale rito, perché di rito si tratta e non si semplice pasto, vuole infatti  che prima si fumi, poi si mangi e infine si degusti il vino. Ma è chiaro che le eventuali trasgressioni nell’ordine di tali gradevoli attività sono ampiamente tollerate.

Del resto i  commensali pagano cifre rispettabili per gli abbinamenti tra cibo e vino, così come per gli abbinamenti con la marijuana. Quanto?

Bene, considerate che una cena per 10 persone con tutti gli abbinamenti di cibo e cannabis studiati da Wolf si aggira sui 1250 dollari (1200 euro circa) totali, non certo un’enormità, ma abbastanza per sorvolare su qualsiasi trasgressione.

Sono previsti inoltre anche degli speciali pacchetti-nozze “all inclusive” al costo di 10.000 dollari: servizio alla carta e consumo di erba sia prima del matrimonio che durante, per un vero matrimonio “da sogno”.

E la clientela che si rivolge a Wolf?

Il target, a sentire l’intraprendente enterpener, sono i Millennial,  generazioni di persone nate tra gli anni ’80 e il 2000, a cui Wolf vorrebbe “insegnare a rallentare un po’ , per entrare in sintonia con la natura”.

La natura, coi i suoi fiori e le sue piante.

Di marijuana, ovviamente.

 

[Crediti | Link: Bloomberg]