di Massimo Bernardi 29 Marzo 2011

Siamo tutti brillanti profondi complessi esseri umani, ciò non toglie che ogni tanto facciamo cazzate. Tipo mangiare inavvertitamente cose intollerabili anche per la più eccentrica condotta bohémien. Nel merito, non sono privi di significato i fattarelli raccontati da questa signorina, che ha trangugiato senza saperlo un certo numero di mostruosità: Un’imprecisata quantità di monetine da lattante. Imboccata dalla sorellina maggiore che una madre distratta controllava a corrente alternata. Siamo stati tutti bimbiminkia.

Fegato, da bambina. Come troppi bambini italiani degli anni ’70, le figlie della madre a corrente alternata DOVEVANO mangiare il fegato. Ma non volevano. Invece sì, frullato, fritto, e presentato come “frittella di carne” (?)

Carne di cavallo da adolescente. Imbellettata da un nome francese facilmente scambiabile con quello di un formaggio, si nascondeva all’interno di un panino. E mangiare cavalli, per un americana, non è poi così normale.

Tequila estremamente economica da trentenne. Non c’è niente di peggio di una birra scambiata a tradimento con una tequila genere peggiori bar di Caracas. Tutto durante un’impegnativa festa di compleanno, impegnativa per il numero di bevute, a occhio.

Il guscio di un granchio nel 2007. Accorgersi che forse quel granchio andrebbe sgusciato perche di solito la sua polpa non è così scricchiolante.

Cervello nel 2010. Per una che si è ripromessa di non mangiare MAI cervello nella vita, rubarne una forchettata dal piatto della sorella senza sapere di cosa si tratta è davvero un cinico destino.

Ora tocca a me.

 

Rana toro o altri anfibi mostruosi nel 2004. In Cina, ho visto sul menu di un ristorante l’ideogramma del bue e ho detto al mio commensale: “mangia quello, dev’essere dell’innocuo manzo”. Invece era tipo la rana toro o qualche altro anfibio deforme. Il problema è che il simpatico commesale ha preteso che ne asssaggiassi un pezzo prima di lui.

Coscette di rana da adulto. Le ho mangiate a un matrimonio dentro una tartina ricoperta di crema. Mi aspettavo un ripieno al formaggio e invece sentivo le ossicine scricchiolare, allora le ho sputate. Però sono rimasto al banchetto solo per guardare la gente che le mangiava, capiva cos’erano, e in un momento di puro terrore cercava un posto dove sputarle.

Cervello di agnello a 6 anni. A tradimento, spacciato per innocue fettine di vitello. Secondo la mentalità uxoricida omicida del periodo dovevano sostenere l’armonico sviluppo di un’intera generazione. Ne mangiai a vagoni.

Hem, cacca, da bambino. Un’idea inappropriata del gioco tra bambini, per carità cristiana non fatemi raccontare.

Ora tocca a voi.

[Crediti | Link: The Awl, immagine: Malsfoodporn]