di Massimo Bernardi 12 Aprile 2010

Se adesso che apre a Milano il Salone del Mobile 2010 (14-19 aprile), qualcuno ricomincia a menarla con la storia del connubio tra cucina e design, non è che, caro lettore, chiedo con urgenza i lavori forzati. Però, non so sei sei d’accordo, il problema è che il grado di utilità dei progetti di chef e archi-star – quelli che a sentir loro dovevano cambiarci la vita – si è rivelato prossimo alla tallonoplastica.

Scusa, non venirmi a dire che hai mai usato, o peggio ancora: comprato, la collezione di Gualtiero Marchesi per Villeroy & Boch. O che hai creduto che l’autolesionismo arrivasse al punto di mettersi in casa la posateria sghemba disegnata da Davide Oldani (ristorante D’O) per Schönhuber Franchi. O i 15 pezzi del set da tavola “In.gredienti” di Massimiliano Alajmo (ristorante Le Calandre) per Rosenthal. O che ti sentivi nel pieno delle facoltà mentali quando Davide Scabin pretendeva che al ristorante Combal.Zero mangiassi uno dei suo piatti, il “Fossil”, con un martello, o che ne condissi un altro, il “Raviolo shake”, agitando il burro in uno shaker. Per non parlare dei piatti quadrati, esagonali, trapeizodali e tutti gli “ali” che ti pare ma perché non semplicemente tondi?

E ti risulta che i tavoli dei ristoranti siano diversi da 50 anni fa nonostante i 7 cm di altezza in più delle nuove generazioni? O che nelle cucine professionali ci sia traccia di piastre calamitate che trattengono i coltelli evitando che ti finiscano su un piede? O che restando in cucina, ci sia la stessa luce della sala così chef e clienti vedono le stesse cose, per dire, le stesse scale cromatiche dei piatti?

E sei proprio sicuro che mostrare tutte le cosine che capitano in cucina progettando la millemillesima cucina a vista sia strettamente necessario? Se n’ha abbastanza noialtri di ristoranti intesi come show, performance o chiese dove inginocchiarsi.

Per questo, caro lettore, dopo aver letto “Around Food“, ultimo numero della rivista Area, sono qui che mi arrovello cercando di dare una risposta alla insidiosa domanda: cos’hanno fatto chef e archi-star in questi anni per migliorare la nostra vita di gastrofanatici? E quindi, di cosa parliamo quando parliamo di connubio tra cucina e design?

Help!

[Fonti: Cosmit, Villeroy & Boch, L’Espresso Food&Wine, Rosenthal, Archinfo. Immagini: Archinfo]