di Massimo Bernardi 29 Aprile 2011

Se sei un gastrofighetto devi essere ricco.
E sborone, anche.
Essì, funziona così.
E snob.
Possibilmente anche schizzinoso.
Diciamo che aiuta.
Qualcosa di elitario ed esclusivo? Dallo per scontato.
Ometti volutamente il cognome parlando di uno chef: Massimo, Nicola, Gabriele.
Poco sesso.
Le New Balance 991.
Radical chic, mi raccomando.
De sinistra.
Km zero.

Devi essere bio.
Assolutamente.
iPad/iPod/iPhone anche a una certa età.
Mi stai dicendo che il Blecberri non è fighetto?
Chic, ma con la la roba del contadino.
“Voi di Slow Food siete un’associazione di fighetti”. Luca Zaia circa 2010.
Siamo troppo pochi, diobono.
Il TONNO! quello di passo, che dura aprile-maggio.
A morte McDonald’s
A morte siempre.
Devi adorare Keith Jarrett o il free jazz.
Soprattutto se sei calvo.
Devi sapere cosa significa foodporn.
Non puoi bere la Coca Cola.
Eggià, sennò fa brutto.
Persone abbienti che sostengono prodotti di lusso destinati a una minoranza.
Devi essere food-nazi, senza se e senza ma.
Devi mangiare le uova di Parisi, ma con disprezzo.
Perché ormai le mangiano tutti.
Giacca di velluto e sigaro. Ma solo se sei vecchio.
Barba. Accenno di.
Il pane in casa e la birra artigianale.
Lista nozze da Eataly, eccheccazzo.
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