di Massimo Bernardi 26 Aprile 2010

Il 5 per mille è la donazione più amata dagli italiani, non c’è dubbio. All’inizio il prelievo dalla dichiarazione dei redditi serviva a finanziare il volontariato, la ricerca scientifica e quella sanitaria. In seguito, i possibili destinatari della “donazione Irpef” ci si sono allargati. Bocciofile, polisportive, associazioni di calcetto, subbuteo e calcio-balilla. E il bridge, poteva mancare il bridge? No di certo, nemmeno il burraco, gli scacchi, il golf e il cricket. Nell’elenco figurano anche le palestre, perfino lo Yacht club Costa Smeralda di Porto Cervo, di proprietà dell’Aga Khan, che del nostro cinque per mille, francamente…

Secondo qualcuno, così facendo lo strumento è stato snaturato, il rischio è l’effetto-disaffezione da parte dei contribuenti. Avendo l’impresione che il cinque per mille serva a finanziare cani e porci, uno potrebbe non sottoscrivere più l’opzione.

Per i gastrofanatici l’associazione di riferimento dovrebbe essere la Fondazione Slow Food, una onlus che opera nel settore della biodiversità. Sostiene i piccoli produttori – specie quelli africani e sudamericani – acquistando attrezzature, offrendo formazione, promuovendone i prodotti in manifestazioni internazionali.

Domanda, pensate di donare il cinque per mille alla Fondazione Slow Food. Ma la domanda è anche una richiesta di spiegazioni. Trovate un momento per spiegarci perché?