di Massimo Bernardi 18 Gennaio 2012

E’ talmente un mondo ingiusto che sebbene tu, in quanto Dissapore, abbia a disposizione la miglior ragazzitudine del ventunesimo secolo, non ne esca un post potabile sulla dieta gay. Il punto è che scrivere certe brillantezze richiede dedizione, e le ragazze emancipate sono sempre occupate. Capita così che l’incombenza spetti a uno dei più saldamente in quota etero tra gli editor, il sottoscritto. Cosa che sommata al rischio di scrivere spregevoli frivolezze, altissimo dato l’argomento, complica maledettamente questo post.

Ma andiamo per gradi.

Qualche giorno fa sul foodblog del quotidiano britannico Guardian leggo sagagi osservazioni sul nuovo libro di Simon Doonan, giornalista di moda del New York Post, che in Gay men don’t get fat ha compilato un divertente vademecum sugli alimenti dell’una e dell’altra sponda. Il libro, che per tasso di bestsellerismo pare destinato a sostenere l’intero pil del giornalista nel 2012, è la parodia di Le francesi non ingrassano della scrittrice francese Mireille Giuliano, che nel suo libro spiegava come grazie a un invidiabile bon ton alimentare le ragazze d’oltralpe riuscissero a mantenere la linea.

La teoria di Doonan è che, avendo ben chiari i danni causati dagli eccessi di calorie, gli uomini gay riescono a mantenersi più in forma dei maschi etero, che specie verso gli “anta” perdono rovinosamente lo scontro con l’esplosione della pancetta.

In soldoni, gli omo prediligono pietanze light, sane e raffinate. Esempi:

— Rucola, macaron, sushi e zuppa di porro sono gay.
— Bistecche di manzo, patatine e melanzane fritte oltre al piccantissimo cibo messicano sono etero.
— E anche quando gli omo si concedono un hamburger bisunto non lo accompagnano con delle insalubri patatite, come faremmo noi, fetidi maschi, ma magari con un’insalata.
— Cucinare solo due ricette e sempre le stesse è etero.
— Avere un repertorio molto più vasto che si adatta alle stagioni, specie nelle verdure, è gay.
— Aspettarsi il sesso come ricompensa per aver cucinato è etero.
— Cucinare per sedurre ma preferire che sia l’alcol più dei piatti a fare il grosso del lavoro è gay.
— Avere pochi tabù alimentari è etero.
— Averne una lista infinita, della serie incrollabili certezze e neanche poche, è tipicamente gay (“no alla carne rossa, prego niente fritto, senza glutine, aglio zero, cosa, non usi olio extravergine?”)

Insomma, anche le scelte che facciamo a tavola, invece che dal marketing, dipenderebbero dalla diversità di orientamento sessuale. Siete d’accordo?

P.S. Il libro è qualcosa in più dell’inevitabile parata di cliché sugli aspetti alimentari della vita di gay e etero, specie per la scrittura pettegola, frivola ma erudita. E gli stereotipi, lo sappiamo, contengono tracce di verità. Ma che accomunando le scelte omo a quelle delle ragazze (cioccolato, Activia, Diet Coke) chiarisca l’esistenza di una dieta gay, è un altro paio di maniche. Come questo post, peraltro.

[Crediti | Link: Word of mouth, LeiWeb]