di Martina Liverani 6 Aprile 2012

Quando è arrivato l’invito a partecipare a uno dei corsi di cucina di Enrica Rocca a Venezia, mi son detta: chi è Enrica Rocca?

Ammetto che non conoscevo questa donna, ma l’idea di una giornata a Venezia mi allettava non poco, così nei giorni successivi mi informo con dovizia. Scopro che nell’ambiente è chiamata la “Cooking Contessa” (così l’ha definita il Financial Times), non cucina mai senza un filo di perle addosso (che chic!) ed è la creatrice della scuola di cucina celebrata da Gourmet Magazine come una tra le 10 migliori al mondo (Sorbole!). Apprendo che Enrica Rocca ha frequentato la prestigiosa scuola di management alberghiero di Losanna, per poi arrivare in Sudan a seguito di una missione umanitaria e, successivamente, ha scelto di stabilirsi in Sudafrica, a Cape Town, dove ha trascorso 11 anni della sua vita e avviato due ristoranti. Ora si divide tra Venezia, Londra e Cape Town.

Penso che non posso non conoscere Enrica Rocca, e così parto per Venezia!

La mattinata è splendida, e ci diamo appuntamento al Mercato del Rialto. Dopo avermi detto “ti facevo più curvy”, e io averle risposto “perché oggi non indossi il filo di perle?” abbiamo rotto il ghiaccio e siamo diventate amiche. Mi presenta gli altri ospiti del suo corso (Baudouin, un giornalista di moda di Bruxelles e sua moglie) e mi chiede: cosa vuoi mangiare oggi? Non sono preparata ad un corso di cucina on demand, e sto sul vago: pesce!

Mette subito in chiaro una cosa: io non ti insegnerò ricette! Evviva, dico, io odio le ricette! Enrica mi dice che di solito prende spunto da quel che trova al mercato, dall’ingrediente che la stuzzica: “tutti possono seguire una ricetta, io preferisco insegnare la scoperta: la scoperta di scegliere e combinare ingredienti”, è una delle sue frasi più rappresentative.

Questa donna mi piace già.

La giornata con Enrica comincia dunque con il fare la spesa e la seguo mentre si muove disinvolta tra i banchi del Rialto. Il bottino consiste in scorfano, cannolicchi, telline, ventresca di tonno, patate rosse, pomodorini, fondi di carciofo (che a Venezia vendono separatamente dai cuori…cosa che mi sembra geniale!). Decidiamo di far portare le borse Baudouin e facciamo la cosa più bella che si possa a Venezia: camminare fino a casa. Le tappe della nostra passeggiata sono tre: un negozio di formaggi dove comprare formaggio caprino, un bacaro (all’Osteria da Pinto all’Arco) dove mangiare baccalà, mento di vitello, polpette e bere uno spritz fatto con il Select (al posto dell’Aperol o del Campari), e l’enoteca MilleVini per un bicchiere di vino.

Arriviamo finalmente a casa di Enrica che ci mette subito dietro ai fornelli. Baudouin non è abilissimo con il coltello, e quindi tocca a me affettare la tartare. Lui lava i pomodorini e le telline, sua moglie è la tipica donna postmoderna nordeuropea e non ci aiuta minimamente. E mentre noi cuciniamo (decidiamo di preparare: tartare di tonno e pomodorino, linguine con telline, cannolicchi, scorfano con patate rosse e olive taggiasche al forno, e un fondo di carciofo al tegame con formaggio caprino che chiuderà il nostro pranzo. A lei non piace cucinare dolci, e nemmeno a me), Enrica ci mostra i prodotti della sua dispensa, quelli che seleziona con cura per le sue preparazioni.

Quando non cucina e ospita allievi ai suoi corsi, Enrica infatti è alla ricerca dei produttori e dei prodotti migliori. Mi dice poi con una certa affascinante enfasi che dobbiamo incazzarci di più quando facciamo la spesa (anche le contesse si incazzano in effetti!), dobbiamo esigere la qualità di quello che mangiamo e non accettare la mediocrità. A casa di Enrica mangiamo pasta Verrigni, usiamo l’olio di Marina Colonna e beviamo un Sauvignon Blanc della Contessa Lene Thun (e tutta questa nobiltà mi da un po’ alla testa…).

Mangiamo di gusto, beviamo in abbondanza e chiacchieriamo della cucina in Italia, degli stranieri che vengono a fare i suoi corsi, e mi dice che a casa sua non si impara a cucinare seguendo delle istruzioni alla lettera, applicando dosi precise di ogni ingrediente o tempi di cottura al minuto. Durante i suoi corsi si impara piuttosto a prendere familiarità e ad appassionarsi al cibo e alla cultura culinaria italiana, a spostare l’attenzione e la curiosità sugli ingredienti e sul piacere di cucinare e gustare buon cibo, e imparare lo stile italiano in cucina.

Me ne torno a Bologna al tramonto, mentre Venezia si svuota di turisti, con la bella sensazione che qualcuno si occuperà di spiegare agli stranieri che vengono in Italia non solo come fare gli spaghetti al pomodoro, ma quali spaghetti e quale pomodoro scegliere.

E che *uno spritz e un cappuccino non si possono ordinare, e consumare, contemporaneamente.

*il riferimento è a fatti realmente accaduti: mercoledì 4 aprile, Bar della Rinascente a Milano, ore 13,00.

[Crediti | Martina Liverani è l’autrice del blog Curvy Foodie Hungry. Link: Gourmet Magazine, Financial Times. Immagini: Gourmet Magazine, Martina Liverani]