di Massimo Bernardi 3 Novembre 2010

Faccio notare che in virtù del mio nuovo status di possessore dei 2 etti di tartufi qui malamente fotografati (coll’aifòn), ho pienamente diritto di parlarne e di supporre che l’argomento sia moltissimo interessante.

Sapete come siamo noi dell’Internez, si fa una roba figa, e tempo di arrivare al computer ce la tiriamo come se vivere senza averla fatta sia impossibile.

Dunque, varie peripezie mi hanno condotto al cospetto di questi tuberi dall’odore penetrante, muschiato ed elegante, atroché puzza di calzini.

Sarei stato a sniffarli per ore se il suo legittimo proprietario non ci avesse tenuto parecchio a dirmi che dovevo sganciare 90 euro se li volevo.

Glieli ho dati. E ora che li ho comprati che succede?

Chi si esime dal dar consigli rende bene la misura della sua esorbitante invidia. No seriamente, facciamo qualcosa, facciamo una Tartupedia©. Innanzi tutto, dimostrate la vostra onestà intellettuale e ditemi se sono stato un babbione: li ho pagati troppo? Troppo poco? Mi è stato detto che arrivano dal Montefeltro (zona Acqualagna), ma nel caso fossero molisani o… croati, come me ne accorgo? E se per assurdissimo volessi rivenderli, quanto spunterei da un ristoratore? Ancora: voi che siete persone di mondo, ditemi, quest’anno quanto costa una degna grattata al ristorante?

Poi, uno tipo me che non può certo bullarsi per i suoi cucinamenti (leggi: mezza calzetta) cosa fa per usarli a modino? Un risotto? Un’insalata sarebbe più alla portata ma inondare di tuberi una qualsivoglia lattuga non è un mezzo spreco? Un pâté? Certo, la tagliatella al burro, il punto è che mi viene sempre asciutta, come se ne esce? A proposito, li conservo nel frigo in mezzo al riso?

Però ragazzi, non sono ancora le 8 e le mie fosche pupille son già lì a rimirarsi il pacchettino, che spettacolo.