di Chiara Cavalleris 7 Febbraio 2018

Le Fettuccine Alfredo non esistono. O meglio, esistono soltanto come tarocco della cucina italiana negli Stati Uniti, dove sono una vera celebrità. Tipo spaghetti alla bolognese, per intendersi.

Dite la verità, non lo pensavate anche voialtri?

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Siete, anzi, ehm… siamo fuori strada.

Scrive infatti La Stampa che le famose Fettuccine, celebrate oggi dal National Day Calendar (una giornata ufficiale non si nega a nessuno), sono protagoniste di un libro fresco di pubblicazione chiamato Fettuccine Alfredo, una vera storia d’amore, e scritto da Clementina Pipola per Agra Editore, che finalmente restituisce al piatto oggetto di tanti sberleffi la sua vera storia.

Storia d’amore, appunto, consumata a Roma, che quanto a romanticismo bagna il naso persino a Parigi. I protagonisti sono Alfredo di Lelio, proprietario dell’omonimo Ristorante Alfredo, in via della Scrofa civico 104, e consorte.

Era il 1914 e lei, al terzo parto, si sentiva comprensibilmente giù di tono. Così il buon Alfredo, che anni dopo avrebbe dato il nome al 45% delle trattorie all’italiana, le preparò un piattone di fettuccine all’uovo, mantecate con burro fresco e parmigiano stagionato.

E fin qui ci siamo. Ma da Roma come ci sono arrivate in America queste benedette fettuccine? E perché proprio loro, quelle col copyright di Alfredo?

Fu un caso fortuito, come spesso accade. Capitarono di lì nientedimeno che Mary Pickford e Douglas Fairbanks, in viaggio di nozze.

Due nomi che dovrebbero dirvi qualcosa, sappiate comunque che erano la Meryl Streep e il Tom Hanks del primo Novecento, solo che just married, appena sposati. Aggiungeteci che furono tra i 36 membri fondatori dell’Academy of Motion Picture Art and Science, quella che ha istituito il premio Oscar.

[Il Buonappetito: colpa d’Alfredo]

La coppia da novanta si innamorò del piatto, delle mani di Afredo, del ristorante di via della Scrofa e forse di via della Scrofa stessa, al punto che dopo il ritorno negli Usa tutta Hollywood non parlava d’altro. Registi, produttori, musicisti, imprenditori celebri volevano andare nella città eterna anche solo per provare le fettuccine ormai leggendarie.

Presto l’osteria, che esiste ancora oggi,  divenne un viavai di soggetti da tappeto rosso. E Alfredo ebbe un’altra buona idea: il libro degli ospiti. Alfredo era bravo a rendere grandi le cose semplici, perché l’agenda che di solito prende polvere nei ristoranti, pasticciata dai bambini se va bene, divenne una reliquia da museo.

Lì hanno scritto, disegnato e lasciato l’autografo Marilyn Monroe, Jimi Hendrix, Cary Grant, Kirk Douglas, Toni Curtis, Ava Gardner, Brigitte Bardot, Ringo Star e Ingrid Bergman. Oltre a Gugliermo Marconi, Ettore Petrolini, Trilussa, Tazio Nuvolari, Girardengo, Anna Magnani e Federico Fellini, per non tralasciare i nostri.

Tutti fatalmente attratti dalle Fettuccine Alfredo. È noi invece chissà cosa credevamo.

[Crediti | La Stampa]