di Martina Liverani 20 Aprile 2012

Dopo una settimana di food experience, food performance, show cooking, chef’s set, food photograpy e food concept di cui ho fatto indigestione al Salone del Mobile, non vedo l’ora che sia stasera per restare a casa e cenare sola. Lo so che il venerdì è il giorno della settimana inventato per la vita sociale e le uscite con gli amici e le amiche, ma chi ha ingurgitato tutta la settimana (del design) minuscole tartine spacciate per finger food o imperscrutabile salse colorate, pardon, “food art”, in feste troppo affollate, vede il venerdì rappresenta come una specie di redenzione sotto forma di cenetta frugale (si badi bene ho detto “cenetta” non “cena”), gustata nel silenzio e nel disordine della propria casa anti design (week).

Come scrive Kate Carraway su Vice Magazine:

“In caso voleste uscire, questo è ciò che vi aspetta là fuori: file di mostri che vi si appiccicano addosso, tossendovi nei capelli e parlando col tono di chi si ammazza di sedativi; progetti artistici e lavorativi di chi vi sta intorno (una vera rottura di scatole, quando vi rendete conto di aver adeguato la vostra vita sociale alle aspirazioni altrui); lo scazzo causato quasi quotidianamente da amici e fidanzati, reali e potenziali; drink in miniatura, per giunta annacquati, e qualche stronzo che vi propina quella che dovrebbe essere un’invitante insalatina condita con granchio, avocado e altra roba verde. Senza contare le condizioni meteo, il parcheggio, le spese infinite e la possibilità di fare figuracce sempre in agguato.”

Quella a casa, si preannuncia invece una serata di pace, con ottima musica (quella che sceglierete voi), una splendida compagnia (la vostra) e cucina perfetta (quella che vi accingete a interpretare nel vostro autoerotico show cooking), in cui autocompiacersi con una cenetta finalmente degna di tale di nome (si badi bene, non ho detto cena, ho detto cenetta).

La vera improvvisazione ai fornelli succede proprio in serate come queste: niente di premeditato ma solo la voglia di riappropriarsi di se stessi, dei propri spazi e gusti.

Nessuna ricetta a cui affidarsi, perché ahimè non esistono ricette con dosi per una persona come se cucinare fosse solo ed esclusivamente un atto conviviale, piuttosto una libera interpretazione di cosa offrono dispensa e frigorifero. Io, in questi casi, mi crogiolo con una frittata di asparagi, focaccia calda e birra di farro ascoltando musica elettronica. Voi?

Cosa mangiate, bevete e ascoltate nelle sere a-sociali del fine settimana?

[Crediti | Martina Liverani è l’autrice del blog Curvy Foodie Hungry. Link: Vice Magazine, Immagine; iStockphoto]