di Massimo Bernardi 22 Marzo 2011

Ehi!, c’è nessuno lì fuori? Dico ai gastrofanatici vipparoli impazienti di sfogare la loro quota di coolaggine, non importa se sul foodie wannabe ma ancora irrilevante (le vittime più succulente) o proprio sull’analfabeta epocale. Che smacco non infierire con regolarità, eh! Tranquilli, a sollecitare il vostro repertorio di micro-cronachette sulla gastrobarbarie ci pensa Dissapore. Per chi non l’avesse capito è un gioco, ma liberatorio, quindi dateci dentro con le peggio asinate che vi è capitato di sentire. Tipo:

— (A) “Mi prendi un macaron?” (B) “E’ grave non avere la più pallida idea di cosa siano?”.
— In un ristorante di qualche pretesa, molti anni fa, viene servito dei salmone. Un cliente: “Cameriere, questo prosciutto puzza di pesce”.
— L’anno scorso in un ristorante rampante. Cliente: Argh! Cameriere, c’è un vetro nel mio piatto. Ooohhh, stupore in sala. Arriva il cameriere e il presunto vetro altro non è un croccante trasparente ai capperi e limone.
— Qualche anno fa Fede & Tinto a Decanter, il programma di Radio2. “Il vino rosè si fa mischiando vino bianco e vino rosso”.
— Notte fonda, gli ultimi clienti di un pub si avvicinano al bancone. “Mi scusi, posso avere un espresso che domattina devo alzarmi presto?”
— Un amico americano il cui grado di scolarizzazione non rasenta l’analfabetismo appena uscito da un prestigioso ristorante modenese. “Le tagliatelle però non erano veramente italiane, mancavano le polpette”.
— Tornando al caffè: “Prendo sempre un espresso ristretto in tazza grande perché sprigiona meglio l’aroma”.
— “Posso avere la vostra famosa fiorentina? Però senz’osso, per favore”.
Non so chi sia Massimo Bottura, presumo uno chef per fighetti.

[Crediti | Link: Il Post, immagine: Rubberball]