di Andrea Gori 29 Novembre 2009

I posti del mondo dove Ferran Adrià preferisce mangiareLa vita è una questione di priorità. Già il tempo libero è azzerato dalla pretesa di essere cucinieri, critici e sommelier simultaneamente. Posso anche stare dietro alla tecnologia? Epperò, c’è una lista lunga così di gadget per i gurmè, a partire dalle applicazioni per iPhone. Google Earth, prodigiosa ricostruzione della terra per immagini satellitari, è stata appena aggiornata alla versione 2.0. Sapete qual è il testimonial scelto da Google? Ferran Adrià. Lo chef più famoso del mondo ha elencato i 10 posti del mondo dove preferisce mangiare. Insieme alla pasticceria parigina di Pierre Hermé o al ristorante del mercato del pesce di Bangkok, in Tailandia, c’è Eataly, il supermercato del gusto di Torino (“E’ la cultura di un paese attraverso i suoi prodotti”). Scaricando l’applicazione potete vedere sul telefonino di Apple le mappe che avete creato usando Google Maps (qui vedete quella di Lucca creata tempo fa da Massimo Bernardi).

Un’altra diavoleria che mi ha colpito è Tweservation. Permette di prenotare un ristorante attraverso Twitter, quindi dal web o dal vostro telefonino, quando volete e ovunque vi trovate. Per il momento funziona solo con i ristoranti di San Francisco.

Nari Kye è una giovane coreana che ama cucinare al punto da inventarsi una serie tv, la sua. Guardate il primo episodio se avete qualche minuto, l’adorabile Nyam Nyam (nome d’arte) vi svelerà i segreti del kimchi.

Il critico gastronomico più importante del mondo, Sam Sifton del New York Times, ha svelato su Twitter la sua dipendenza da Kikkoman.

Una serie di spot a cartoni animati per l’omonima salsa di soia, dove un supereroe combatte contro ketchup, worcestershire, e altre salse. Uno spasso se vi sono piaciuti Goldrake e il mio preferito Mazinga, molto più metal. Per non parlare dei leggendari Daitarn III, cui Kikkoman sembra ispirarsi, Daltanious, Jeeg (con la voce simil-Piero Pelù), Trider G7 e cosìvvia.

Siete ancora qui? Allora avete capito come va a finire con la tecnologia. Io ero quello che non aveva tempo di parlarne, che era venuto qui per scrivere di gastronomia.