Niente di sacro tranne il cibo. Non lo sapevamo, ma abbiamo qualcosa in comune con i boss mafiosi. Lo slogan. Nel caso di Dissapore è apertamente dichiarato, lì, sotto il nostro nome. I mafiosi sono reticenti (ops!) ma non prendono mai una decisione che conta a stomaco vuoto. Del resto in Sicilia gli spunti per mangiare bene non mancano, e loro lo sanno…
Ecco allora grazie a Repubblica i piatti preferite dai picciotti quando si mettono a tavola.
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CARNE
Un detto afferma che la massima aspirazione di un siciliano è mangiare carne, cavalcare carne, comandare carne. E così hanno fatto famiglie come i Di Maggio di Torretta, Tano Badalamenti di Cinisi, gli Spina della Noce. Ma i carnezzieri (che in Sicilia sono i macellai) più famosi di sempre sono i Ganci.
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“La carne è arrivata”, fa sapere Domenico Ganci ai sicari di Totò Riina appostati su una collina quando si accorge che l’autista di Giovanni Falcone — il pomeriggio del 23 maggio 1992 — lascia il garage per dirigersi verso l’aeroporto palermitano di Punta Raisi.
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SFINCIONE
16 aprile 2010: Marcello Dell’Utri, parlamentare Pdl, rischia 11 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. Ma lui si difende e sostiene: “Non ero in aula perché sono andato a mangiarmi uno sfincione a Porta Carbone. Era buonissimo, erano anni che non ne mangiavo uno così straordinario”
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CANNOLI
Come quelli che soffocano don Altobello al Teatro Massimo di Palermo nel Padrino atto III. Forse il meno riuscito della serie di Coppola, ma mai una morte è stata altrettanto soave.
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ARAGOSTA
Tutti conoscono la storia dell’Ucciardone, il carcere di Palermo, considerato il Grand Hotel dei mafiosi. E come in un Grand Hotel il cibo, per alcuni ospiti, non era da comuni mortali. Nella Settima sezione, un territorio riservato ai boss e proibito a tutti gli altri detenuti, “c’erano le casse di Dom Perignon, e le aragoste ce le tiravamo in faccia”.
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CICORIA
Bernardo Provenzano seguiva una dieta sana e ricca di verdure: “Senti, puoi dirci, ha tuo compare, che stiamo, siamo entrati in primavera, e lui dovessi conoscere, la verdura nominata Cicoria, se potesse trovare, il punto dove la porta la terra questa cicoria, e se potesse fare umpò di seme, quando è granata, e me la conserva? Ti può dire che la vendono in bustine, nò.. io volessi questa naturale.. “.
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CASSATA SICILIANA
Natale 1985. Gaetano Cinà, boss mafioso, chiede ad Alberto Dell’Utri se conosce il peso della cassata del Cavaliere (ovviamente, Silvio Berlusconi).
C: “La cassata ce l’hai sotto chiave, no?”
D’U: “Sotto controllo”
C: “Ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva”.
La cassata gigante aveva una forma di marzapane al centro, con il logo di Canale 5.
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CAFFÉ CORRETTO
Corretto però con stricnina, quello che ha ucciso Gaspare Pisciotta. Cugino di Salvatore Giuliano, conosceva segreti inaccessibili per noi comuni mortali.
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PIZZA
Connection. Per chi non lo sapesse, è il nome dell’inchiesta antimafia messa in piedi dal capo dell’FBI dell’epoca, Louis Freeh, e dal giudice italiano Giovanni Falcone. Siamo a fine anni ’70, inizio anni ’80. Che cosa scoprirono? Beh, la più grande rete di trafficanti d’eroina, tutti mafiosi che come copertura usavano le pizzerie del New Jersey.
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PECORA BOLLITA
Angelo Siino, fidato di Totò Riina, raccontava:
“Una volta arrivai in una masseria vicino a Catania… c’era un lezzo terrificante, un odore di pecora. Fui accolto come sempre con baci e abbracci, ma vidi in un calderone una pecora intera che bolliva.
… (Turi Santapaola) Con la punta di un coltello prese l’occhio della pecora e me lo porse… era l’occhio di riguardo, che io pensavo fosse immaginifico, invece era reale… Io ingoiai l’occhio intero, lo ricordo ancora con terrore…”.
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BUCATINI CON LE SARDE
Il piatto ordinato da Lucky Luciano, il 10 ottobre 1957, durante l’incontro tra i grandi esponenti mafiosi dell’epoca. Lì al Grand Hotel et des Palmes, fra gli specchi e gli stucchi di un salone liberty dove più di settant’anni prima Richard Wagner aveva composto il terzo atto del Parsifal, le cose cambiano per sempre. Palermo diventa la capitale dell’eroina.
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MOËT & CHANDON
O meglio “Monsciandon, Monsciandon per tutti”. Questo l’ordine impartito da Totò Riina ogni qualvolta si portava via il cadavere dello sfortunato commensale invitato a pasteggiare con il boss più temuto di sempre (per lo meno a tavola). Festeggiamenti post-strangolamenti. Un pasto andato di traverso.
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INTERIORA ALLA GRIGLIA
La stigghiuola con le panelle è il tipico street-food palermitano. Come si fa? Budellini di agnello, limone, prezzemolo, cipollotti, sale e pepe alla griglia. Il premio di miglior stigghiuolari era andato a Salvatore Liga, detto Tatuneddu. FIno a quando non si è scoperto che alla griglia cuoceva anche i nemici di cosca. Beh, igienico!
[Crediti | Link: Repubblica.it | Immagini: Mafiotas. Flickr/SunnnRa, Giulio Marguglio, Licia Accorsi, Caccamo, Mirko Caserta, Paola Mollica, fstop186, Spago Pizza, Nanna°Ci, Giulio Marguglio, Nobbby, Michele Carabillò]