di Giulia Caligiuri 13 Gennaio 2014
Mafiosi al ristorante

Niente di sacro tranne il cibo. Non lo sapevamo, ma abbiamo qualcosa in comune con i boss mafiosi. Lo slogan. Nel caso di Dissapore è apertamente dichiarato, lì, sotto il nostro nome. I mafiosi sono reticenti (ops!) ma non prendono mai una decisione che conta a stomaco vuoto. Del resto in Sicilia gli spunti per mangiare bene non mancano, e loro lo sanno…

Ecco allora grazie a Repubblica i piatti preferite dai picciotti quando si mettono a tavola.

quarti di bue


CARNE


Un detto afferma che la massima aspirazione di un siciliano è mangiare carne, cavalcare carne, comandare carne. E così hanno fatto famiglie come i Di Maggio di Torretta, Tano Badalamenti di Cinisi, gli Spina della Noce. Ma i carnezzieri (che in Sicilia sono i macellai) più famosi di sempre sono i Ganci.

“La carne è arrivata”, fa sapere Domenico Ganci ai sicari di Totò Riina appostati su una collina quando si accorge che l’autista di Giovanni Falcone — il pomeriggio del 23 maggio 1992 — lascia il garage per dirigersi verso l’aeroporto palermitano di Punta Raisi.

lo sfincione


SFINCIONE


16 aprile 2010: Marcello Dell’Utri, parlamentare Pdl, rischia 11 anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa. Ma lui si difende e sostiene: “Non ero in aula perché sono andato a mangiarmi uno sfincione a Porta Carbone. Era buonissimo, erano anni che non ne mangiavo uno così straordinario”

cannoli


CANNOLI


Come quelli che soffocano don Altobello al Teatro Massimo di Palermo nel Padrino atto III. Forse il meno riuscito della serie di Coppola, ma mai una morte è stata altrettanto soave.

aragosta


ARAGOSTA


Tutti conoscono la storia dell’Ucciardone, il carcere di Palermo, considerato il Grand Hotel dei mafiosi. E come in un Grand Hotel il cibo, per alcuni ospiti, non era da comuni mortali. Nella Settima sezione, un territorio riservato ai boss e proibito a tutti gli altri detenuti, “c’erano le casse di Dom Perignon, e le aragoste ce le tiravamo in faccia”.

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CICORIA


Bernardo Provenzano seguiva una dieta sana e ricca di verdure: “Senti, puoi dirci, ha tuo compare, che stiamo, siamo entrati in primavera, e lui dovessi conoscere, la verdura nominata Cicoria, se potesse trovare, il punto dove la porta la terra questa cicoria, e se potesse fare umpò di seme, quando è granata, e me la conserva? Ti può dire che la vendono in bustine, nò.. io volessi questa naturale.. “.

cassata siciliana


CASSATA SICILIANA


Natale 1985. Gaetano Cinà, boss mafioso, chiede ad Alberto Dell’Utri se conosce il peso della cassata del Cavaliere (ovviamente, Silvio Berlusconi).
C: “La cassata ce l’hai sotto chiave, no?”
D’U: “Sotto controllo”
C: “Ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva”.
La cassata gigante aveva una forma di marzapane al centro, con il logo di Canale 5.

caffè corretto


CAFFÉ  CORRETTO


Corretto però con stricnina, quello che ha ucciso Gaspare Pisciotta. Cugino di Salvatore Giuliano, conosceva segreti inaccessibili per noi comuni mortali.

Pizza Marinara


PIZZA


Connection. Per chi non lo sapesse, è il nome dell’inchiesta antimafia messa in piedi dal capo dell’FBI dell’epoca, Louis Freeh, e dal giudice italiano Giovanni Falcone. Siamo a fine anni ’70, inizio anni ’80. Che cosa scoprirono? Beh, la più grande rete di trafficanti d’eroina, tutti mafiosi che come copertura usavano le pizzerie del New Jersey.

pecora bollita


PECORA BOLLITA


Angelo Siino, fidato di Totò Riina, raccontava:
“Una volta arrivai in una masseria vicino a Catania… c’era un lezzo terrificante, un odore di pecora. Fui accolto come sempre con baci e abbracci, ma vidi in un calderone una pecora intera che bolliva.
… (Turi Santapaola) Con la punta di un coltello prese l’occhio della pecora e me lo porse… era l’occhio di riguardo, che io pensavo fosse immaginifico, invece era reale… Io ingoiai l’occhio intero, lo ricordo ancora con terrore…”.

bucatini con le sarde


BUCATINI CON LE SARDE


Il piatto ordinato da Lucky Luciano, il 10 ottobre 1957, durante l’incontro tra i grandi esponenti mafiosi dell’epoca. Lì al Grand Hotel et des Palmes, fra gli specchi e gli stucchi di un salone liberty dove più di settant’anni prima Richard Wagner aveva composto il terzo atto del Parsifal, le cose cambiano per sempre. Palermo diventa la capitale dell’eroina.

Moët & Chandon


MOËT & CHANDON


O meglio “Monsciandon, Monsciandon per tutti”. Questo l’ordine impartito da Totò Riina ogni qualvolta si portava via il cadavere dello sfortunato commensale invitato a pasteggiare con il boss più temuto di sempre (per lo meno a tavola).  Festeggiamenti post-strangolamenti. Un pasto andato di traverso.

interiora stigliolari


INTERIORA ALLA GRIGLIA


La stigghiuola con le panelle è il tipico street-food palermitano. Come si fa? Budellini di agnello, limone, prezzemolo, cipollotti, sale e pepe alla griglia. Il premio di miglior stigghiuolari era andato a Salvatore Liga, detto Tatuneddu. FIno a quando non si è scoperto che alla griglia cuoceva anche i nemici di cosca. Beh, igienico!

[Crediti | Link: Repubblica.it | Immagini: Mafiotas. Flickr/SunnnRa, Giulio Marguglio, Licia Accorsi, Caccamo, Mirko Caserta, Paola Mollica, fstop186, Spago Pizza, Nanna°Ci, Giulio Marguglio, Nobbby, Michele Carabillò]