Facile segnalare 7 ristoranti italiani sottovalutati, c’è tutta una costellazione di chef che non raccoglie da blog, guide e ristofanatici l’attenzione che merita. Ma oggi, abbiamo anche deciso di avventurarci nel terreno accidentato delle 7 mangiatoie di lusso più sopravvalutate d’Italia. Capito il tipo? Il ristorante che vi ha consigliato – ripetutamente – chiunque abbia un’opinione e la capacità di tenere una forchetta in mano. Il punto, non è segnalarli per il gusto di essere contro, ma per evidenziare quelli che ci hanno delusi, frustrati o nauseati.

I 7 ristoranti più sottovalutati d’Italia.

7 Le Robinie, Montescano (Padova Pavia). Chef: Enrico Bartolini.

Si sprecano complimenti per Enrico Bartolini, eterna promessa della cucina italiana, ma non si è andati al di là di un tardivo riconoscimento da parte della guida Michelin. Sottovalutato con costanza.

6 – Le Colline Ciociare, Acuto (Frosinone). Chef: Salvatore Tassa.

Nonostante il “cuciniere” di Acuto sorprenda con piatti sempre impeccabili che valorizzano i sapori della sua terra, i critici lo ignorano, o bene che vada, continuano a non considerarlo degno dei migliori.

5 – Nicola Cavallaro, Milano. Chef: Nicola Cavallaro.

Una cucina essenziale, giusta, misurata, proposta con entusiasmo ma oggi anche con continuità, non vale nemmeno una stella Michelin?

4 – La Madia, Licata (Agrigento). Chef: Pino Cuttaia.

Se trasformassimo il passaparola nel punteggio di una guida lo chef siciliano Pino Cuttaia sarebbe fra i primi 5 in Italia. Sconta forse la colpa di trovarsi ai confini dell’impero.

3 – Povero Diavolo, Torriana (Rimini). Chef: Pier Giorgio Parini.

Nel caso di Piergiorgio Parini, è evidente lo scollamento tra i giudizi dei blog che si occupano di ristoranti e la critica ufficiale, tardiva nel riconoscere al giovane chef del Povero Diavolo la cucina superlativa che esegue.

2 Uliassi, Senigallia (Ancona). Chef: Mauro Uliassi.

Italia: sole, mare… Nel cucinare il pesce Mauro Uliassi non ha rivali in tutto il territorio nazionale. Come mai il suo non è ancora tra i primi 5 ristoranti italiani?

1 Piazza Duomo, Alba (Cuneo). Chef: Enrico Crippa.

Della nidiata cresciuta da Gualtiero Marchesi, Enrico Crippa è il nostro chef preferito. Cucina radicata nei sapori delle Langhe, puntualmente giudicata da chi la prova come una delle migliori d’Italia. Perché tre stelle Michelin al Sorriso di Soriso e due al Piazza Duomo?

I 7 ristoranti più sopravvalutati d’Italia.

7 – Enoteca Pinchiorri, Firenze. Chef Italo Bassi e Riccardo Monco.

Tre menù degustazione, sei, otto e undici portate. Prezzi 200, 250 e 275 euro vini, servizio, bevande esclusi. Ormai Pinchiorri è un ristorante per milionari russi e giapponesi che stappano Romanèe Conti come se fossero Ferrarelle. E la cucina sembra lontana dall’allure della cantina.

6 – Cracco, Milano. Chef: Carlo Cracco.

Lo chef veneto non sembra vivere la sua stagione migliore ma i prezzi del ristorante meneghino sono sempre tra i più alti d’Italia. Continuano a sorprendere i ricarichi sui vini, anche questi tra i più alti della categoria.

5 – La Madonnina del Pescatore, Senigallia (Ancona). Chef: Moreno Cedroni.

La creativita non sembra più essere al servizio della sostanza, stupire per stupire (vedi la scatoletta gusto simmenthal) non rende giustizia al talento dello chef marchigiano, forse distratto dalle troppe attività.

4 – La Pergola, Roma. Chef: Heinz Beck.

Da qualche anno la cucina di Heinz Beck ha smesso di emozionare, persa dietro al gusto internazionale dei suoi ricchi clienti. Che i gastrofanatici facciano attenzione.

3 – Dal Vero, Badoere (Treviso). Chef: Ivano Mestriner.

Non abbiamo potuto provare il trionfale menù alle frattaglie, decantato da guide e siti internet, semplicemente perché lo chef si era dimenticato di prepararlo. Le cose mangiate in compenso, a parte il vertice del risotto alle creste di gallo, erano molto facilmente dimenticabili.

2Il Sorriso, Soriso (Novara).

Un vero rompicapo per ogni ristofanatico scoprire il motivo per cui la guida Micheli premia con insistenza degna di maggior causa questo ristorante piemontese, la cui normalità è ai limiti del banale. Unica nota positiva, uno strepitoso carrello dei formaggi (e ho detto tutto).

1 – Da Vittorio, Brusaporto (Bergamo). Chef: Enrico Cerea.

E’ un ristorante di raffinata eleganza, ma limitandoci alla cucina, se questo è un “tre stelle Michelin” allora in Italia ce ne dovrebbero essere altri 50.

Per caso, tra sottovalutati e sopravvalutati, ne abbiamo scordato qualcuno?

[hanno collaborato Maurizio Cortese e Stefano Caffarri]

commenti (54)

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  1. Avatar Paolo ha detto:

    Sui sopravvalutati concordo in pieno su tutti, in particolare Il Sorriso che è davvero uno scandalo, ECCETTO La Pergola, che a mio modesto parere è uno dei vertici MASSIMI della nostra ristorazione, se non IL vertice. Un posto che mi emoziona di più ogni volta.

    Sui sottovalutati, qui la “rosa” dei possibili si fa molto più ampia, ma uno per tutti, un ristorante del quale oggi si parla poco perchè non è di moda, ma che per me è uno dei GRANDI d’Italia, è l’Antica osteria del Teatro a Piacenza.

    1. Avatar gil ha detto:

      Buongiorno a tutti,
      per le mie esperienze dico che tra i sottovalutati ci sono:

      Villa Crespi sul lago d’Orta (No)
      Dolce Stil Novo alla Reggia di Venaria Reale (To)
      Villa Feltrinelli Gargnano (Bs).

      Tra i sopravvalutati:
      Arquade- Villa del Quar Pedemonte (Vr)
      Sadler – Milano

    2. Quoto Villa Crespi… Anni fa si sposò lì mia cugina e mangiammo in giardino… di lì a poco venne giù il diluvio universale… sposa bagnata sposa fortunata, ma ricordo ancora con piacere il posto anche se, ahimè, è buio pesto su quello che mangiai

  2. Se ci riferiamo solo alle stelle che la guida transalpina accende in Italia i sottovalutati sono millemila…

    In termini piu’ generali Uliassi e Crippa non mi sembrano affatto sottovalutati.

    Infine non me ne voglia il buon Nicola Cavallaro, che vanta tra l’altro alcune delle migliori materie prime ittiche in zona Milano, ma penso che il giudizio delle guide sia in linea… (anche se in effetti non ci vado da qualche mese). Magari è sottovalutato di qualche punticino 😉

  3. Avatar Mr. R ha detto:

    Mi spiegate perchè LoPriore viene ignorato in tutti i modi? Guide blog stampa? Ma che v’ha fatto sto cristiano??
    Poi, per me top Cuttaia, pollice verso(20000multa) per Cracco.

  4. in questo caso perchè Lo Priore, appena un passo fuori dalla stella michelin, viene considerato quanto vale, almeno stando alle discussioni che si sono fatte nei mesi scorsi.
    Di mio, confermo Bartolini, dopo Bottura il posto dove ho mangiato meglio degli ultimi anni.
    Su Pinchiorri sarò campanilista ma non me la sento di infierire così…certo che come prezzi siamo nell’iperuranio ma finchè è pieno secondo me ha ragione lui, e soprattutto io son passato diverse volte in cucina e vedere ogni giorno buttar via (o dare via) tutto quanto non è stato consumato in cucina è impressionante, e ovviamente costoso, così come aprire ogni tanto una bottiglia di Chateau Margaux per capire se è al momento giusto evolutivo per poter essere messo al calice.

    1. Avatar Alessandro Scorsone ha detto:

      Andrea, concordo con il Tuo commento.
      Comprendere l’alta ristorazione non vuol dire solo mangiare un buon piatto ma , come hai sapientemente fatto Tu, ricordare quante cose vanno buttate per arrivare al piatto finale e quante ne vanno buttate perchè invendute.
      Sono stato la settimana scorsa da Pinchiorri e posso solo confermare l’alta professionalità di Annie e Giorgio, sempre presenti e sorridenti, staff garbato e attento.
      Su Enrico Bartolini sono ancor più in linea con Te , credo si tratti davvero di un grande genio in cucina , tradito ahimè dalla sua pulita timidezza ma, posso assicurare, ragazzo di una umiltà e simpatia come pochi nonchè Cuoco con la C maiuscola.

    2. felice del nobile endorsement Ale, ma se riprovi a metter piede a Firenze senza venire a trovarmi, te ne pentirai!

  5. Avatar edvige belva ha detto:

    Sono stata a mangiare a La Madia solo una volta e non è stata memorabile, anzi deludente. Me ne avevano parlato tutti benissimo e mi aspettavo dei sapori più in contrappunto. Invece ho trovato dei piatti un pò piatti nel tentativo di un’elaborazione creativa della tradizione più di testa che di palato. Io lo sposterei di categoria

  6. Villa Crespi, non è sottovalutata secondo voi? Impossibile per la Michelin mettere 2 ristoranti 3 stelle a 12 km di distanza l’uno dall’altro in mezzo alle montagne piemontesi. Scomessa? Il prossimo anno il Sorriso e Villa Crespi si scambieranno le Stelle. 🙂

    1. Avatar giovanni ha detto:

      questa diffidenza a mettere 3 stelle vicini la Michelin ce l’ha solo con l’Italia, evidentemente.
      A parte ovviamente le metropoli di livello globale (Parigi, Londra Hong Kong, Kyoto, Osaka, Tokyo, N.York), scorrendo rapidamente i tristellati stranieri balzano all’occhio le doppiette in paeselli come Baiersbronn e Bergisch Gladbach in Germania, San Sebastian in Spagna, Bray on Thames in UK. E queste sono doppiette certe, bisognerebbe verificare uno per uno le altre centinaia di tristellati che sono in comuni diversi che in realtà sono distanti pochi chilometri…

  7. Avatar INVIDIA ha detto:

    Post stupido, con nomi segnalazioni banali sempre dei soliti locali

    Baaaa Bernardi ha fatto dinuovo cilecca