di Massimo Bernardi 21 Aprile 2010

Facile segnalare 7 ristoranti italiani sottovalutati, c’è tutta una costellazione di chef che non raccoglie da blog, guide e ristofanatici l’attenzione che merita. Ma oggi, abbiamo anche deciso di avventurarci nel terreno accidentato delle 7 mangiatoie di lusso più sopravvalutate d’Italia. Capito il tipo? Il ristorante che vi ha consigliato – ripetutamente – chiunque abbia un’opinione e la capacità di tenere una forchetta in mano. Il punto, non è segnalarli per il gusto di essere contro, ma per evidenziare quelli che ci hanno delusi, frustrati o nauseati.

I 7 ristoranti più sottovalutati d’Italia.

7 Le Robinie, Montescano (Padova Pavia). Chef: Enrico Bartolini.

Si sprecano complimenti per Enrico Bartolini, eterna promessa della cucina italiana, ma non si è andati al di là di un tardivo riconoscimento da parte della guida Michelin. Sottovalutato con costanza.

6 – Le Colline Ciociare, Acuto (Frosinone). Chef: Salvatore Tassa.

Nonostante il “cuciniere” di Acuto sorprenda con piatti sempre impeccabili che valorizzano i sapori della sua terra, i critici lo ignorano, o bene che vada, continuano a non considerarlo degno dei migliori.

5 – Nicola Cavallaro, Milano. Chef: Nicola Cavallaro.

Una cucina essenziale, giusta, misurata, proposta con entusiasmo ma oggi anche con continuità, non vale nemmeno una stella Michelin?

4 – La Madia, Licata (Agrigento). Chef: Pino Cuttaia.

Se trasformassimo il passaparola nel punteggio di una guida lo chef siciliano Pino Cuttaia sarebbe fra i primi 5 in Italia. Sconta forse la colpa di trovarsi ai confini dell’impero.

3 – Povero Diavolo, Torriana (Rimini). Chef: Pier Giorgio Parini.

Nel caso di Piergiorgio Parini, è evidente lo scollamento tra i giudizi dei blog che si occupano di ristoranti e la critica ufficiale, tardiva nel riconoscere al giovane chef del Povero Diavolo la cucina superlativa che esegue.

2 Uliassi, Senigallia (Ancona). Chef: Mauro Uliassi.

Italia: sole, mare… Nel cucinare il pesce Mauro Uliassi non ha rivali in tutto il territorio nazionale. Come mai il suo non è ancora tra i primi 5 ristoranti italiani?

1 Piazza Duomo, Alba (Cuneo). Chef: Enrico Crippa.

Della nidiata cresciuta da Gualtiero Marchesi, Enrico Crippa è il nostro chef preferito. Cucina radicata nei sapori delle Langhe, puntualmente giudicata da chi la prova come una delle migliori d’Italia. Perché tre stelle Michelin al Sorriso di Soriso e due al Piazza Duomo?

I 7 ristoranti più sopravvalutati d’Italia.

7 – Enoteca Pinchiorri, Firenze. Chef Italo Bassi e Riccardo Monco.

Tre menù degustazione, sei, otto e undici portate. Prezzi 200, 250 e 275 euro vini, servizio, bevande esclusi. Ormai Pinchiorri è un ristorante per milionari russi e giapponesi che stappano Romanèe Conti come se fossero Ferrarelle. E la cucina sembra lontana dall’allure della cantina.

6 – Cracco, Milano. Chef: Carlo Cracco.

Lo chef veneto non sembra vivere la sua stagione migliore ma i prezzi del ristorante meneghino sono sempre tra i più alti d’Italia. Continuano a sorprendere i ricarichi sui vini, anche questi tra i più alti della categoria.

5 – La Madonnina del Pescatore, Senigallia (Ancona). Chef: Moreno Cedroni.

La creativita non sembra più essere al servizio della sostanza, stupire per stupire (vedi la scatoletta gusto simmenthal) non rende giustizia al talento dello chef marchigiano, forse distratto dalle troppe attività.

4 – La Pergola, Roma. Chef: Heinz Beck.

Da qualche anno la cucina di Heinz Beck ha smesso di emozionare, persa dietro al gusto internazionale dei suoi ricchi clienti. Che i gastrofanatici facciano attenzione.

3 – Dal Vero, Badoere (Treviso). Chef: Ivano Mestriner.

Non abbiamo potuto provare il trionfale menù alle frattaglie, decantato da guide e siti internet, semplicemente perché lo chef si era dimenticato di prepararlo. Le cose mangiate in compenso, a parte il vertice del risotto alle creste di gallo, erano molto facilmente dimenticabili.

2Il Sorriso, Soriso (Novara).

Un vero rompicapo per ogni ristofanatico scoprire il motivo per cui la guida Micheli premia con insistenza degna di maggior causa questo ristorante piemontese, la cui normalità è ai limiti del banale. Unica nota positiva, uno strepitoso carrello dei formaggi (e ho detto tutto).

1 – Da Vittorio, Brusaporto (Bergamo). Chef: Enrico Cerea.

E’ un ristorante di raffinata eleganza, ma limitandoci alla cucina, se questo è un “tre stelle Michelin” allora in Italia ce ne dovrebbero essere altri 50.

Per caso, tra sottovalutati e sopravvalutati, ne abbiamo scordato qualcuno?

[hanno collaborato Maurizio Cortese e Stefano Caffarri]