di Massimo Bernardi 2 Settembre 2010

In poco più di tre settimane 22 persone sono morte in Italia cercando funghi, strillavano ieri i giornali di mezzo mondo, affrettandosi a spiegare che la causa non erano i funghi velenosi, come qualcuno avrebbe potuto supporre, ma vieppiù le condizioni climatiche avverse, le calzature sbagliate, le cadute nei crepacci. Oh, il risvolto cinico della notizia è che questa fine-estate si annuncia da record, precoce e prolifica specie in alcune regioni.

Merito del clima perché è piovuto tanto e ha tirato poco vento (il nemico giurato dei raccoglitori perché bastano pochi giorni di folate per rovinare la stagione) quindi la terra si è preparata al meglio per far nascere i funghi.

Gli esperti intervistati oggi dal Corriere (non online) sentenziano che il Bellunese promette bene per i porcini, gli ovuli e i gialletti, meno ricca invece la zona intorno ad Asiago. Baciato dalla fortuna l’entroterra di Savona, in Liguria, l’area intorno a Sassello è ricca di porcini e ovuli come il genovese, specie Voltaggio e Bosio. Bene pure il Cuneese (la Val Corsaglia) e la Lunigiana (Bagnone). Male il Trentino Alto Adige, regione di solito prospera di funghi: il clima sarebbe troppo freddo. Nella sua condizione di nullità rispetto ai fungaioli, il vostro qui, reduce da una breve vacanza sulle Dolomiti del Brenta, zona Val di Sole, smentisce clamorosamente. Porcini a pioggia, finferli, mazze di tamburo, spinaroli, prataioli, russole che sbordano fin sotto casa, una meraviglia. Certe polentate!

Ovvio che nessuno mai dirà ai lettori di Dissapore affamati di sapere dove si trovano esattamente i funghi, perché spesso si riproducono nello stesso posto, anno dopo anno, e quindi figurati. Però sbirciando certi forum sull’Internez, oppure notando le inspiegabili code di 6-7 kilometri che si formano all’alba in certi caselli dell’autostrada, vedi lo svincolo di Borgo Taro in provincia di Parma, possiamo capire il flusso. D’altronde, è lì che cresce l’unico porcino IGT italiano. Ciòdetto, se qualcuno mosso a compassione volesse svelare un po’ di segreti, tipo non so, la giornata giusta, dove guardare, cosa significa averci l’occhio selettivo, che vegetazione dev’esserci intorno, sappia che noi qui siam tutt’orecchi. E che possiamo ricambiare con il decalogo del bravo fungaiolo messo a punto in questi giorni dal Corpo Forestale. AGGIORNAMENTO: E Spigoloso ha pure la ricetta!

1 – Itinerario. Documentarsi sull’itinerario e scegliere percorsi adatti alle proprie abilità fisiche e psichiche.
2 – Informare. Comunicare i propri spostamenti prima di intraprendere l’escursione.
3 – In gruppo. Evitare di inoltrarsi da soli nel bosco, la presenza di un compagno è garanzia di un primo soccorso.
4 – Il Meteo. Consultare prima della partenza i bollettini meteo e osservare sul posto l’evoluzione delle condizioni.
5 – Abbigliamento. Scegliere l’abbigliamento e l’attrezzatura adatta all’impegno e alla lunghezza dell’escursione.
6 – Dubbi. Se non si è certi della commestibilità del raccolto, si può andare presso gli Ispettorati Micologici o all’Asl.
7 – Quantità. Il raccolto giornaliero non deve superare i 3 kili a persona.
8 – Rispetto. Non utilizzare rastrelli o uncini che possano danneggiare il micelio.
9 – Pulizia. Pulire immediatamente il fungo dai residui di rami, foglie e terriccio per garantire la sua integrità.
10 – Contenitori. I funghi raccolti devono essere trasportati in contenitori rigidi e areati.

[Fonti: Google News, Funghi Italiani.it, immagini: iPhone 4 di Massimo Bernardi munito dell’applicazione CameraBag]