di Massimo Bernardi 4 Marzo 2010

Allora, urge questa soglia? No, non dite così. Okay, chi ha pensato Identità Golose, vale a dire il giornalista Paolo Marchi, si è fortemente ispirato agli ispanici Lo mejor de la gastronomia e Madrid Fusion. Bastasse questo ad avere successo, beh, allora potevano farlo tutti. Perché “successo” è la parola che meglio di altre, volenti o nolenti, definisce Identità Golose 2010. Senza dimenticare cosa scriveva il britannico Financial Times: “Ha fatto più PaUlo Marchi per il suo paese, negli ultimi anni, di qualsiasi cuoco”. Ora però, vogliamo dare un consiglio non richiesto? Al netto dei vantaggi economici, è giusto clonare il marchio “Identità” fino a renderlo itinerante (esistono già Identità London, e Identità di Libertà si è appena concluso a San Marino)? O così facendo, si rischia di inflazionare una formula che funziona? Siccome mi rendo conto che rischia di essere una domanda per soli addetti ai lavori, chi non ha la minima idea di cosa sia Identità Golose, appendici comprese, può guardarsi la galleria di scatti presi a Identità di Libertà, che la fotografa Monica Assari ha racchiuso in questo video per Dissapore. Poi, gastrofanatici o meno, dite la vostra.

Ps. I gastrofanatici in stato avanzato possono invece sollazzarsi guardando l’intervento a Identità di Libertà dello chef Massimo Bottura. Grazie a newsfood.com