Forse non è una cosa nota, ma la Sardegna è terra di carciofi e ben due PAT sardi li riguardano: lo spinoso sardo, un’eccellenza dell’Isola, e il violetto di Samassi, una piccola coltivazione riconosciuta ufficialmente solo dal 2024 e frutto di un lavoro importante di sostegno e promozione del lavoro agricolo, che frutta ogni anno nel territorio di Samassi e dei comuni limitrofi. Per un fatturato di oltre 9 milioni di euro.
La vocazione alla coltura del carciofo della Sardegna si deve al suo clima mite con poche gelate e terreni ben drenati sono l’ideale per ottenere un prodotto abbondante e di qualità. Inoltre il carciofo è una pianta perenne, con un buon apparato radicale, che resiste bene alla siccità. Non a caso la Sardegna coltiva molti carciofi anche per i mercati extra insulari, soprattutto per il mercato romano. Il romanesco, ad esempio, il carciofo più venduto e il più richiesto in Italia, è una parte consistente del fatturato agricolo dell’isola; anche se è un peccato visto che non si tratta di una coltivazione tipica e locale, ma di una coltivazione importata solo ai fini di fatturato che rischia di annichilire i prodotti locali, ben più particolari.
Il violetto è una varietà recente in Sardegna, arrivata dalla Provenza negli anni Sessanta, che si è diffuso innanzi tutto perché carciofo facile da coltivare rispetto alla varietà locale dello spinoso oltre ad avere un gusto più dolce e ad essere senza spine. Attorno ad esso però sono stati capaci di costruire una storia (raccontata in un docufilm del 2024), una sagra famosa e si è riusciti a dare alla varietà una serie di caratteristiche organolettiche proprie, grazie al radicamento sul territorio. Il violetto infatti è una varietà molto diffusa in Italia, e molti carciofi pregiate appartengono a questa varietà, come il carciofo di Albenga in Liguria, o il carciofo veneziano coltivato nell’Isola di Sant’Erasmo; e viene coltivato abbondantemente anche in Sicilia e in Puglia. In ogni zona ovviamente assume dei tratti caratteristici dovuti all’habitat particolare in cui cresce.
La promozione del carciofo violetto di Samassi

Ci sono alcuni amministratori locali che hanno creduto fortemente in questa coltivazione del violetto e sono addirittura riusciti a trovare gli agricoltori che negli anni Sessanta hanno incominciato ad introdurre la coltivazione nel Campidano. In occasione della realizzazione di un docufilm dedicato a questa varietà, Vincenzo Sanna (94 anni) e tziu Gildu Mancosu (102 anni) hanno ricostruito l’avvio di questo percorso: dal viaggio in Provenza per procurarsi il materiale vegetale fino alla diffusione nei campi samassesi.
Parte del marketing di questa varietà si deve alla celebre sagra del carciofo di Samassi, la cui prima edizione risale al 1986 ed è da sempre accompagnata dalla Fiera Agroalimentare del Medio Campidano, dedicata ai prodotti agricoli locali. Nel corso degli anni, la sagra ha ottenuto il riconoscimento di “Sagra di Qualità” da parte dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, a testimonianza della sua rilevanza culturale e promozionale.
In occasione della sagra si svolge ogni anno anche la Marcialonga del Carciofo, giunta alla 44ª edizione nel 2025: una gara podistica di circa 9–10 km che attraversa la campagna intorno al paese, toccando i campi coltivati a carciofi.
Coltivazione e territorio

Una delle caratteristiche agronomiche più importanti del violetto è la capacità di produrre 7–8 ovuli per ceppo (le parti vegetative che si trapiantano per ottenere nuove piante), contro numeri inferiori dello spinoso: questo lo rende facile da riprodurre e più economico da trapiantare, abbattendo i costi di coltivazione.
Storicamente Samassi è stato uno dei cuori produttivi della carcioficoltura sarda, con campi coltivati anche nei comuni limitrofi di Sanluri, Serrenti, Serramanna e Villacidro. L’area complessiva di riferimento ha raggiunto in passato 1.500–2.000 ettari coltivati a violetto, ma negli ultimi anni la superficie si è ridotta a poche centinaia di ettari rispetto al picco storico, la conversione è avvenuta a favore del romanesco.
Come comprare il violetto di Samassi
Poche aziende agricole locali, in modo del tutto artigianale, realizzano trasformati di carciofo, soprattutto sott’olio. tra le aziende del territorio sicuramente Cooperativa agricola La Collettiva di Samassi, che riunisce oltre 100 soci produttori e che realizza trasformati e che produce carciofi freschi che distribuisce in molte catene GDO (presente quelle scatole con quattro carciofi già puliti e incellophanati?).
In alternativa, se vi è possibile, il carciofo si trova presso Centro Agroalimentare Roma (C.A.R.) a Giudonia, in vendita presso parecchi grossisti. A Samassi, c’è un’azienda che produce il violetto e lo spedisce (soprattutto ai grossisti) ed è quella dei Fratelli Piras. Non esiste tuttavia un metodo di acquisto online già consolidato, ma occorre contattare personalmente l’azienda e accordarsi per il proprio bisogno, che ovviamente deve riguardare una quantità abbastanza importante.
Il violetto di Samassi ha un sapore delicato, dolce-amarognolo leggero, una polpa tenera e poco fibrosa: per questo è ideale anche crudo o alla piastra, o ancora sbollentato in acqua e aceto e messo sott’olio.