di Antonio Tomacelli 24 Aprile 2009

129L’intervento a gamba tesa sulla cucina molecolare del cuoco Rocco Jannone, sta scatenando le proteste degli chef italiani. Per Dissapore ho intervistato Ciccio Sultano, e credetemi, è stato come trattenere un fiume in piena a forza di braccia. Sentite qua: “Basta con questi moralisti della materia prima! Non faccio cucina molecolare ma la materia prima io la devo penetrare se voglio farci all’amore!” e ancora “Non uso additivi ma non posso scrivere sul menù tutti gli ingredienti: se vogliono arrestarmi facciano pure! Che minchia gli dò ai clienti da leggere , un menù di 300 pagine?” Sul servizio di  Striscia la notizia Ciccio Sultano è, se possibile, ancora più chiaro: “Servirà solo a muovere i Nas, manco fossimo degli avvelenatori: telecamere e carabinieri nei ristoranti per scoprire due buste di gelatina”

Quando finalmente si calma e le parolacce si diradano, tira fuori tutta  l’amarezza verso questa storia: “Io sono un cuoco, conosco la tecnica e la metto al servizio della materia prima. Se voglio avvicinare i giovani, però, non posso dimenticare l’aspetto ludico nell’accostamento degli ingredienti e nella presentazione dei piatti: mica la gente viene da me per mangiare un’alice cruda. Quella la mangia direttamente in pescheria. Io sono uno chef!”.

Ciccio Sultano è stato chiaro e pieno di buon senso: e i colleghi? Cosa aspettano ad intervenire? Vogliono veramente lasciare la palla tra i piedi di Jannone e di Striscia? Forza, allora, chè il gioco si fa duro…

foto: Francesca Moscheni