di Fabrizio Pagliardi 5 Dicembre 2011

Caro L, Ti scrivo per mettere un punto definitivo sulla nostra discussione di ieri, la stessa avuta in agosto e uguale a molte altre prima. In febbraio andrò a Copenaghen per alcuni giorni con G., abbiamo fatto un programma gastronomico che si concluderà con una cena al Noma, ristorante pluripremiato e piuttosto costoso. In effetti, tutta l’esperienza sarà piuttosto costosa.

Trovo estremamente sgradevole che tu non riesca ancora a capire (rispettare?) la mia passione con annessi e connessi. Parlare di morale, di etica riguardo al modo in cui ognuno di noi preferisce spendere il proprio denaro è ridicolo da quando un tizio ne prese 30 per tradire. Non capisco perché ogni volta che mi confronto con qualcuno fuori dalla cerchia degli appassionati di cibo e di vino, sono costretto a difendere il mio comportamento, giudicato addirittura immorale.

Lascia che ti ricordi un po’ di cose:

  • Hai un televisore 60 pollici Full hd; io fino a 3 anni fa ne avevo uno a tubo catodico (rotto) che usavo per reggere un bel posacenere. Poi ho comprato la TV più economica del negozio sotto casa, funziona però ha lo schermo piatto, così ho dovuto riposizionare il posacenere.
  • Una settimana dopo il mio ritorno da Copenaghen, tu partirai per le Maldive. Non mi sono mai permesso di dire che una vacanza del genere, a mio avviso, è da cerebrolesi, ma oggi, ecco, te lo vorrei comunicare.
  • Tu e la tua compagna siete proprietari di una Smart, una Toyota Prius che non usate mai, due costosissimi Scooter cambiati ogni due anni, al massimo; io e G. abbiamo un’auto molto bella e uno scooter, entrambi comprati usati e destinati a restare nostri fino a che morte (meccanico-tecnologica non) non ci separi.
  • A 41 anni ti sei comprato la x-box; io la Planetaria da cucina. Ognuno sceglie i giocattoli che lo divertono.
  • Hai avuto ogni versione dell’i-Phone; io una, ed è il quarto telefono in 15 anni.
  • A tuo dire, spendi circa mille euro a stagione in vestiti; il mio sarto indiano lo trovi al banco 32 dentro il mercato di piazza Vittorio a Roma: tutto su misura agli stessi prezzi di Bangalore

Cosa dici, è sufficiente per farti capire che ognuno di noi ha le sue priorità? Può bastare per evitare ulteriori discussioni su quanto sia immorale spendere soldi per bere e mangiare?

Della stessa serie: Il piatto è rotto: lettera aperta ai ristoratori stellati da un cliente indignato.
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