Invito a cena: come difendersi quando l’amico non sa cucinare

Una serie di frasi per togliervi dall'imbarazzo quando i piatti cucinati dagli amici che vi hanno invitato a cena a casa loro non sono all'altezza

Invito a cena: come difendersi quando l’amico non sa cucinare

Un incontro fortuito tra amici che non si vedono da un po’ e inaspettato scatta l’invito a cena. Segue telefonata il giorno dopo per conferma data, ora e luogo, ovvero casa sua, degli amici che non vedevi da un po’.

Puoi sempre declinare l’invito, ma ti fa piacere passare qualche ora in buona compagnia: il problema è che gli amici non sono proprio ferrati sulla gastronomia (forse per quello non li vedevi da un po’). Una tipica situazione in cui tutti, prima o poi, si sono trovati invischiati.

C’è chi in cucina se la cava e chi no: una volta hai ingurgitato uno sformato di carne facendo complimenti fintissimi, un’altra un minestrone così ignobile che speravi restasse bollente per l’eternità pur di non doverlo mangiare. 

Soprattutto, a mettere in difficoltà la simpatica spontaneità che ti sei imposto è il momento del giudizio. Un danno. Una disgrazia. Una sventura inevitabile. Sei chiamato a esprimerti continuamente, e per quanto cerchi di sviare parlando di politica, cinema e finanza, perfino delle tue malattie, a ogni portata deve corrispondere un parere.

Nel tempo hai escogitato una serie di frasi per dissimulare l’imbarazzo e rinfrancare il padrone di casa, anche quando ti malediresti per aver accettato l’invito.

Spaghetti alla carbonara.

Quando ti offrono gli spaghetti alla carbonara e capite che la salsa è pronta dall’avviso tintinnante del microonde, potete sempre dire:

Scusate, mi sono dimenticata di dirvi che sono allergica alla pancetta (certi amici mica usano il guanciale). Mi sono detta che non avresti mai preparato qualcosa con la pancetta, che stupida”.

Insalata di riso.

“Com’era l’insalata di riso? Ti è piaciuta?”

Sì, buona. Io preferisco la pasta, ma non era male. Davvero, ne ho mangiate di peggiori”.

Fritto di pesce.

Nel caso il fritto di pesce al primo assaggio risultasse una specie di gomma da masticare, te la puoi sempre cavare in questo modo:

Scusate, ma mi sono venute in mente le immagini della mazzancolla gigante che ho visto oggi in televisione…

Vino.

Davanti ad un’etichetta di vino imbarazzante con indicazioni geografiche indeterminate:

No, grazie. Non bevo più rosso dopo una sbronza di Barbra quando avevo 18 anni”.

La torta.

Al cospetto di una padrona di casa che ha preparato un dolce a base di pasta sfoglia con le sue manine, dal sapore pericolosamente simile a una saponetta:

Grazie, per me basta. Sai oggi in pausa pranzo ho mangiato anche il salame al cioccolato del mio collega, mi dispiaceva che lo buttasse”.

Nocino: il gran finale.

“Ecco il gran finale: il nocino che faccio io in casa”. La risposta giusta, visto che 8 volte su 10 il nocino fatto in casa dai tuoi conoscenti risulta orribile, è una sola:

Basta così, devo guidare e sotto casa c’è sempre il posto di blocco. Proprio non posso”.

Cucina vegana.

Come rifiutare gli spaghetti di zucchine con ragù bianco di seitan della padrona di casa vegana?

Grazie, io salto. Una volta in un all you can eat sono stata male. Non che sia stata colpa del seitan, ma lo avevo mangiato e mi é rimasto questo brutto ricordo. Sai, non ce la faccio”.

Cucina carnivora.

Se poi ti offrono un tentativo di capocollo auto-stagionato ma ancora rosa in modo preoccupante questa è la risposta:

Sto cercando di diventare vegetariana, é durissima, ma ci devo riuscire”.

Negare l’evidenza.

Quando assaggi qualcosa che non fa per te e assumi un’espressione poco dissimulabile, nega l’evidenza:

Conversazione piacevole e ottimo cibo, anzi incredibile, non ci crederai ma era un secolo che non lo mangiavo. Figurati che mi ero persino dimenticata il sapore!”.

Come far capire che qualcosa è andato storto.

Anche questa cena, siano ringraziati gli dei, ce la siamo levata. Se sei legato ai tuoi amici negati in cucina, o se capisci che il rapporto potrebbe avere un futuro, applica con il contagocce la difficile arte di far capire che qualcosa non è andato come doveva:

“La prossima volta vieni tu da me: ti faccio lo stesso piatto ma con la ricetta di mia nonna. Quella buona, ehm buonanima, cioè”.