di Massimo Bernardi 23 Giugno 2010

Se non lo sapevate, nello sfaccettato universo degli chef ce n’è perfino uno, Matteo Scibilia, che è consigliere di Sandro Bondi, ministro di Beni Culturali. Oggi questo Scibilia, fregandosene di tutto l’ormonare intorno ai nomi di Massimo Bottura et similia, ha preso a randellate i Cavalieri della Cucina Italiana, alleanza tra 11 supercuochi nostrani che ancora nessuno ha capito a vantaggio di cosa sia stata fatta e perché.

Tranne riconoscere tutti che la vera imperdonabilità dell’idea sta nel nome, i Cavalieri…? – un avanzo de Il Signore degli anelli invecchiato male – che è indubbiamente il peggiore di sempre.

Un nome che evocava funesti presagi. Detto, fatto. Scrive oggi Scibilia in una lettera aperta al sito Italia a Tavola:

Quello che mi meraviglia è l’ennesimo tentativo dei nostri grandi cuochi di creare una sorta di club stellato della ristorazione italiana, lodevole intenzione, ma non ci sono già Le Soste e i Jre (Jeunes Restaurateurs D’Europe)? Sembra quasi che ci sia un desiderio di voler dimostrare che in fondo sono i migliori; sembra quasi che abbiano il desiderio di fare qualcosa al di fuori della grande famiglia della ristorazione; sembra quasi che non abbiano la volontà di confrontarsi e dialogare con gli altri.

Uh? E questo cosa vi sembra, buon senso o livida invidia per il tagliafuori? Voleva istituirlo lui il Cavalierato, solo che Bondi più che istituire, taglia. Ma aspettate, c’è altro.

Noi comuni ristoratori e cuochi che non andiamo sui palchi o in televisione a fare la star, noi comuni ristoratori che paghiamo nei congressi per assistere ai loro show, noi comuni ristoratori che compriamo i loro libri per scopiazzare le loro ricette, noi comuni cuochi che non firmiamo libri, cibi, bevande, patatine, ravioli, scatolette, noi comuni ristoratori che fatichiamo a fare solo i cuochi e ristoratori…

Livida invidia eh? Adesso, il gran finale:

In Italia la nostra categoria si è sempre contraddistinta per l’isolazionismo atavico, ma qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Piuttosto che nuove sigle, non era il caso che proprio i grandi tirassero le file dell’associazionismo esistente, che problema c’è a rappresentare, il Buon Ricordo, l’Orpi (Ordine ristoratori professionisti italiani), la Uir (Unione italiana ristoratori), i vari Consorzi nati da tempo, come quello delle Marche o quello recente Lombardo, o i gruppi spontanei dell’Emilia Romagna, o addirittura misurarsi per il rilancio di sigle storiche come la Fic (Federazione italiana cuochi) o l’Apci (Associazione professionale cuochi italiani).

Lo so, che per non farmi liquidare con luogocomunismi quali: “ecco il solito qualunquista”, questa cosa non dovrei scriverla ma what’s Orpi, Uir, Fic, Apci? E se invece, in un impeto di Tremontismo, queste sigle le azzerassimo tutte, Cavalieri per primi?