Prodotto identitario e simbolo di Venezia, la frittella non è più solo un’icona gastronomica: grazie ad un progetto realizzato dal corso di laurea magistrale in Tourism Management and Sustainability, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e ad una serie di attività promosse dall’Agrifood Management and Innovation Lab che afferisce all’ateneo lagunare, la frittella è stata inserita all’interno di un programma di cooperazione transfrontaliera co-finanziato dall’Unione Europea – “Testeat” – dedicato alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico.
Il progetto ha visto la collaborazione tra gli studenti veneziani e i loro omologhi dell’Università Juraj Dobrila di Pola e sta conducendo a risultati decisamente interessanti dal punto di vista culturale. Per capirne di più, abbiamo intervistato Francesca Checchinato, PhD, Direttrice del Master in Luxury, Client Advisor and store management e Professoressa Associata in Marketing alla Venice School of Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
“Il progetto è partito due anni fa, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio gastronomico locale – nello specifico sia quello veneto, per quanto ci riguarda, sia quello croato, per quanto riguarda i nostri colleghi. Uno degli obiettivi è quello di riuscire a valorizzare un prodotto tradizionale coinvolgendo vari soggetti del territorio, rendendo così il prodotto stesso più noto all’esterno, cioè oltre la cornice geografica di riferimento.
Abbiamo infatti ritenuto che si possa valorizzare il patrimonio gastronomico solo se c’è un insieme di attori locali che lavora congiuntamente: abbiamo quindi scelto un singolo prodotto molto identitario e caratterizzato, nella prospettiva di dare vita ad un insieme di persone che lavora, sviluppa e protegge i prodotti tradizionali, facendo rete comune. Dal punto di vista operativo, abbiamo dato vita ad un tavolo di lavoro unendo persone diverse che a vari livelli e con diverse professionalità lavorano nel territorio (ristoratori, chef, guide turistiche, giornalisti) per sviluppare insieme una visione comune di promozione e valorizzazione. La scelta è caduta sulla frittella perché è un prodotto molto identitario, essendo legata al Carnevale, ed essendo il Carnevale un evento vetrina e simbolo della città”.
La frittella e la sua percezione

Quello della frittella è diventato quindi un vero caso di studio per capire non solo quale sia l’immagine di un prodotto tradizionale all’interno del territorio veneziano, ma anche come venga percepito all’estero: “culture diverse hanno una diversa percezione dei nostri prodotti, in alcuni casi si nota una certa fatica a percepirli: l’obiettivo è allora proprio quello di capire come cambia la percezione e quali sono le leve da muovere per riuscire a far comprendere correttamente un prodotto che è veramente tipico, autentico del territorio.
Il concorso che si svolgerà il 13 febbraio, per esempio, e nel quale gli studenti saranno coinvolti come “osservatori”, sarà un’occasione preziosa per capire come operano le giurie (quella dei professionisti e quella popolare) e se e come background professionali e culturali diversi possano impattare proprio sulla riconoscibilità e sull’immagine di un prodotto, cercando di comprendere quali attori tra i professionisti del settore, possano farsi brand ambassador della frittella” .
Il concorso è di fatto parte di progetto più ampio che vedrà la frittella trasformarsi nell’oggetto di una tesi di laurea: alcuni degli studenti del corso lavoreranno ad una serie di tesi volte a far capire il prodotto, ad inserirlo all’interno di un sistema gastronomico e a trovare possibili analogie con cucine e culture diverse. “La frittella è un prodotto che a Venezia è sentito fortemente ma altrove non è così: gli studenti croati, per esempio, hanno un prodotto simile ma slegato dal consumo festivo”.
L’idea, insomma è quella di capire come un prodotto possa farsi veicolo di gusto e cultura: “tantissimi studi dimostrano che la piacevolezza del prodotto che si assaggia non è derivante solo dagli ingredienti in sé, ma anche dalla narrazione. Per questo nella scheda di partecipazione al concorso abbiamo chiesto ai professionisti partecipanti di raccontare il loro prodotto, unendo così la dimensione sensoriale a quella valoriale”. Le tesi saranno corredate da un lavoro sul campo che prevederà una serie di interviste a soggetti diversi, tutti trasversalmente legati alla dimensione gastronomica: l’obiettivo è quello di arrivare alla pubblicazione dei lavori tra un anno circa. “Questo lavoro non deve essere limitato all’ambito universitario ma vuole essere un progetto corale coinvolge più professionalità. Solo così si riesce a promuovere un territorio nel modo migliore”.
