In collaborazione con Molino Vigevano.
Tra tutti i lievitati, il panettone (e il pandoro) è quello che contiene meno farina in percentuale rispetto agli altri ingredienti. Eppure, nonostante questo – o forse proprio per questo – i grandi lievitati da ricorrenza sono quelli in cui il peso della farina, dal punto di vista qualitativo e non quantitativo, è maggiore: per fare il panettone perfetto ci vuole una grande farina. Quella che solo un grande mulino può dare.
Ma quali sono le caratteristiche delle farine in generale, e soprattutto di quelle adatte ai grandi lievitati? Di solito si dice che per il panettone ci vuole la farina manitoba, o la farina 0, e così si fa un po’ di confusione tra i vari aspetti. Vediamo di capirci qualcosa in più.
Che cosa deve fare una farina per panettone
![]()
Mentre nel pane la farina costituisce la parte principale di ciò che si mangia, anzi l’unica (perché di certo non ci nutriamo di acqua, mentre il lievito e il sale sono in percentuali minime, e hanno altre funzioni), nel panettone la farina costituisce un supporto per altri ingredienti, di maggiore personalità e sapore: burro, uova, zucchero, e tutte le varie farciture.
Pensate che in un pane a media idratazione la farina rappresenta quasi i 2/3 dell’impasto, mentre in un panettone appena 1/4 del totale, un misero 25% circa. E da sola, deve sostenere la lievitazione di un impasto pieno di grassi e zuccheri, tirarlo su, e dargli struttura. Ecco cosa deve fare una farina per panettone. Ecco perché serve il meglio.
Tipo di farina per panettone
![]()
Un primo aspetto che riguarda le caratteristiche della farina è il tipo di macinazione, tecnicamente il grado di abburattamento: cioè il livello di raffinatezza del prodotto finale. I tipi di farina corrispondono a una classificazione legale, e sono: integrale, tipo 2, tipo 1, 0 e 00. In quella integrale il chicco di grano viene macinato tutto, e tutto finisce nella farina, compresa la crusca. Le altre tipologie indicano livelli sempre minori di residuo, ovvero di impurità presenti nella farina. Normalmente la tipo 1 e la tipo 2, impropriamente definite a volte “semintegrali”, non contengono la crusca ma hanno il germe; la 0 e la 00 sono ricavate in totalità dal cosiddetto endosperma, la parte principale del chicco di frumento, che contiene amidi, proteine e altre sostanze. Ma ci sono delle eccezioni, come vedremo.
Ora, per il pane bianco, ma soprattutto per la pasticceria e a maggior ragione per i grandi lievitati, quello che chiediamo alla farina non è il colore, il sapore o le variazioni del profilo aromatico: perciò per il panettone non servono farine integrali e semintegrali, anzi possono danneggiare la struttura dell’impasto. Quindi la farina da panettone è 0 o 00: ma non basta.
La forza della farina e il W
![]()
C’è un’altra classificazione, che riguarda la forza della farina, spesso espressa con un numero accanto alla lettera W. Questa è una classificazione tecnica e non legale, e riguarda la maggiore o minore capacità di sviluppare il glutine. La maglia glutinica, che è quella che appunto trattiene i gas prodotti dalla lievitazione e permette all’impasto di rimanere “gonfio”, è formata da due proteine presenti nel grano: infatti quando sul pacco non è indicato il W, come spesso accade per le farine nei supermercati, si può con una certa approssimazione far riferimento alla percentuale di proteine che è obbligatorio riportare in etichetta.
Inoltre più alto è il W, più la farina ha capacità di assorbire acqua (e altri liquidi) in fase di impastamento. La forza quindi non dipende dalla macinazione e dall’intervento del mulino, ma dal tipo di grano che viene usato, dalla natura. Certo poi sta al mulino selezionare i grani migliori e creare delle farine adatte per ogni tipo di esigenza. Con un W fino a 160 le farine vengono definite deboli e sono adatte a biscotti, torte, creme; attorno ai 200 sono le farine medie che vanno bene per pani a bassa idratazione e lievitazioni brevi; sopra i 300 vengono dette farine forti, e poi fortissime, o speciali (essendo una classificazione commerciale e non legale, ognuno le chiama come vuole). Le farine per panettoni e grandi lievitati sono queste ultime.
E la Manitoba? Con questo nome si indica un tipo di frumento tenero coltivato nell’omonima regione del Canada, che dà luogo a farine molto forti. La parola è perciò diventata sinonimo di farina forte, però non è che una delle tante possibilità, anche se di solito è vero che per avere W molto elevate c’è bisogno di ricorrere a grani esteri. Una giusta farina forte non solo permette di sviluppare la maglia glutinica, ma anche di mantenerla a lungo per tutta la durata della lievitazione: i dolci da ricorrenza come panettone e pandoro richiedono infatti lievitazioni lunghe, che possono arrivare fino a tre giorni, con una molteplicità di impasti.
Farina PS Molino Vigevano
La farina PS del molino Vigevano è una tipo 0 ottenuta da grano tenero di forza e germe di grano vitale: caratteristica, quest’ultima, unica delle farine Molino Vigevano. La farina PS, grazie ai grani pregiati e alla sua formulazione è il prodotto della gamma più indicato per realizzare grandi lievitati da ricorrenza che hanno bisogno di farine stabili, adatte alle lunghe lievitazioni e maturazioni, è ideale quindi per realizzare dolci come il panettone, il pandoro e il babà. Ma anche per preparare lievito naturale e i rinfreschi di lievito madre.