di Giorgia Cannarella 18 Novembre 2011

Il porridge, zuppa d’avena in italiano, fa schifo. Ho sempre avuto quest’idea in testa. Forse è colpa delle letture d’infanzia – da bambina tutti i miei libri preferiti erano di scrittori inglesi, e in ognuno il protagonista, di età compresa tra gli otto e i dodici anni, doveva finire stoicamente il porridge che una madre insensibile gli rifilava ogni mattina a colazione – o forse dei racconti di qualche amico reduce da una disastrosa vacanza in Gran Bretagna, disastrosa dal punto di vista culinario. Comunque sia, la mia mente ha sempre associato il porridge a una pappetta molliccia e insapore.

Poco tempo fa, per vie strane e traverse che sarebbe troppo lungo raccontare, ho avuto la fortuna di assaggiare il porridge vincitore del World Porridge Making Championship (sì, esiste davvero, e sì, vincerlo è un po’ il sogno di ogni massaia scozzese): ho così scoperto che toh (1), non è un pappone pronto da schiaffare nel piatto di ignari turisti, non solo almeno, ma una preparazione lunga e lenta che, tanto per dirne una, richiede perfino un bastone apposito (la lista degli attrezzi da avere in cucina non finisce mai), e soprattutto che, toh (2), mi piace ignominiosamente.

La prima ciotola di porridge è stata una folgorazione – e mi ha fatto riflettere su quanti pregiudizi culinari si acquattano vergognosamente nelle nostre coscienze. Quel piatto che, ne siamo assolutamente sicuri, non ci piacerebbe mai e poi mai, vuoi per giudizi negativi altrui, vuoi per associazioni mentali deviate, vuoi per [inserire pregiudizio a caso tanto si basano tutti su, cito: “opinioni precostituite e stati d’animo irrazionali”]; ecco, quel piatto, quando poi ci ritroviamo (forzatamente) ad assaggiarlo, lo scopriamo buonissimo, il contrario di ciò che pensavamo.

Quindi, gastrofanatici dalla mente e dal palato aperto, giù la maschera! Diteci i pregiudizi che nel tempo avete demolito (insomma qual è stato il vostro porridge), e viceversa, quelli che ancora vi portate dietro.

[Crediti | Wikipedia, Golden Spurtle. Immagine: Flickr/Roy Colin Brown]