di Massimo Bernardi 11 Agosto 2010

Ieri, per la prima volta dacché frequento il supermercato sottocasa ho realizzato la sventura del mangiare single. Ho detto del mangiare single non dell’essere single, che anzi, loro a volte mi capita di invidiarli. Lo sanno anche i bambini che un motivo innescante del mangiare è mandare segnali all’altro sesso, un po’ come per i vestiti. Mangiare sano è come dire “hey, sono attraente, mi prendo cura di me”. Ma la spesa dei single, ossignore, cos’è di triste la spesa dei single. Lo scatolame, le pizzerie a domicilio, le piadelle del Mulino Bianco, le Viennette consolatorie. Segnali questi single non ne mandano più, è chiaro. E non parliamo di costi o di quando il single deve cucinare, ditemi, esistono forse ricette per single?

Prometto: da oggi scruterò meno ossessivamente le spese altrui al supermercato, farò finta di non vedere le insalate monoporzione, le tavolette di cioccolata, la bottiglia di Levissima scompagnata, così il problema del mangiare single non me lo pongo più. Ma non credo che ce la farò. Più facile che ne intercetti uno davanti allo scaffale delle pizze congelate. “Dai, sbarazzati della Bella Napoli, compriamo 5 kili di sgombro, 6 bocce di Verdicchio, e via così per 15 giorni filati, un giorno cucini tu l’altro io, dopo, casa tua non sarà più la stessa.

Duro mangiare single, eh!

[Fonte: Repubblica, Immagine: Io speriamo che me la cavo]