di Carlotta Girola 15 Gennaio 2016
masterchef 5

Alla fine, a grande richiesta, rieccoci con la twittercronaca di MasterChef5.

Non che, nel frattempo, non avessimo seguito la trasmissione, sia chiaro. E per la precisione abbiamo già individuato chi sì e chi no, cosa ci piace da impazzire e cosa bocciamo senza remore.

Ma la cronaca è imparziale, si fa per dire.

La puntata inizia con un pippone di terapia di gruppo dei giudici che si dichiarano preoccupati:non vedono la luce. E come si fa senza luce?

Manca a detta loro il fuoco sacro della cucina, il sorriso, la gioia del cucinare.

Ricapitolando: libertà e gioia. Quindi, perché no, rabarbaro e cicerchie. E altro.

Uh, che bello, regna la positività, evviva evviva si cucina in (relativa) libertà. Sembra tutto liscio, insomma, ma Barbieri riporta tutti alla realtà.

Non so se avete capito, eh, ma…

Tutti in estasi: tutti che si professano grandi spiriti liberi. Tutti a dire che “oggi spacco tutto”, “stavolta faccio il piatto della vita”, ma tanto vince uno solo, così per dire. Felicità a profusione, mai visto nessuno come i concorrenti di MasterChef gioire intimamente per degli ingredienti, manco semplici tra l’altro.

Libertà è libertà: quindi, per scatenare le incondizionate facoltà creative dei geni rimasti in gara, si può persino sostituire a piacimento un ingrediente.

In tutto questo c’è qualcosa che mi sfugge: Maradona ha un’aria mesta che neanche quando i francesi vinsero il mondiale. Che ha il ragazzo? Dario sostituisce le cicerchie con il San Pietro: con la grazia che lo contraddistingue e se lo piglia dalla dispensa, così come un pescatore esibisce il suo trofeo.

Intravvedo il pericolo: i pistacchi, per la crosta dell’agnello. E via con la solita, noiosa ricetta che avrebbe pensato anche un bambino di 8 anni.

Nel frattempo, Lucia rinuncia alla carne e si da alle capesante, in segno di ribellione verso il marito macellaio. Come qual è Lucia? Lei!

Delizioso siparietto tra sciura con la sporta e macellaio: Lorenzo e Cracco in versione inedita.

E poi arriva lui, Giovanni, il filosofo: quello che elucubra talmente tanto sui piatti che non puoi capire. Stavolta abbiamo nel piatto Fontana, Schopenhauer, il velo di maia e un ovetto. Sono cose importanti.

Dalla prova delle mezze libertà, comunque, escono tre piatti promossi dai giudici: Lucia coi suoi gnocchi impiattati un po’ alla carlona, il velo filosofico supercazzola di Giovanni e l’agnello in crosta di pistacchi di Alida, che oggi ha promesso di non fare piagnistei, ma non mi fido per niente.

Gli scappellamenti a destra di Giovanni arrivano al top quando ammette con fierezza che nel suo piatto ci sta l’essenza dell’universo. Gulp.

Vince Alida, che dal magone passa a degli ululati in stile “rosicate!”

Momento di suspence: riparte la musica epica da Indiana Jones e si passa alla libertà più assoluta. In pratica: anarchia gastronomica a MasterChef. Tutti possono fare tutto, liberi tutti, ora sono cavoli amari.

E, sorpresa delle sorprese, Cracco cucinerà vicino alla vincitrice. Anche lui libero da condizionamenti. Commozione in vista per Alida in 3,2,1…

Nel frattempo Maradona, tesoro de mamma, non sta bene, porello.

Asciughiamo i lacrimoni e andiamo a fare la spesa in dispensa: Alida segue Cracco come un cagnolino scodinzolante. Tutte le concorrenti, per loro stessa ammissione, rosicano un pochetto.

Si sa che Cracco piace sempre.

Fermi tutti, abbiamo avuto un’illuminazione a proposito di Lucia.

Cracco, per una volta, è dall’altra parte della staccionata. Pare un concorrente, ma lui non corre come un’oca impazzita, e soprattutto lui sceglie cose come le nespole.

Ognuno, intanto, parte per la propria tangente: come Giovanni che spippola pensieri sulle sinfonie di Beethoven e ravioli che diventano note.


Mattia spacca, vuole spaccare, spaccherà, spaccava, non si capisce,intendo stende pasta fresca come fosse superman.


Davide si butta su un risotto al Mojito, Marzia fa un dolce e si distingue per creatività e ordine mentale.


Maradona sembra aver pescato a caso dalla dispensa, c’è persino una banana tra le sue scelte, insieme ad una orata. Perplessità cosmica.


Cracco impiatta “alla Cracco” sul tagliere di legno, facendo apparire degli sfogati tutti glia otri. Ma loro il tagliere ce l’hanno? Bah. E comunque, il suo piatto passa al vaglio degli altri giudici, e Bastianich da il meglio di se sulle questioni di prezzemolo:


Nespole, agretto, prezzemolo, piccione, peperone. Il piatto di Cracco piace ai giudici. E te credo!


Uno dopo l’altro gli chef stavolta assaggiano tutto. Intervallo: Alida si è rimessa a piangere.


Se ve lo state ancora chiedendo, Maradona la banana alla fine l’ha usata in preda alle allucinazioni da febbre. Ma, si sa, Bastianich ama il rischio.

Laura, invece, fa una specie di sgorbio nel piatto a ricordo di un vecchio disegno fatato da bambina ispirato al tramonto. Nun se po’ vedè!


Ma c’è anche chi ha fatto peggio: qualcuno che mette la prugna così come se piovesse in piatti dove non c’entra nulla. Tipo Luigi. Tipo Luigi vestito da pin up arcobaleno.


Alla fine Beatrice soccombe con un piattuncolo sbiadito.


L’esterna è a Milano, anzi all’Annunziata di Abbiategrasso per un pic nc chiccoso per 60 milanesi un po’ snob vestiti di bianco. Come dire il meglio del meglio delle chicchere in salsa milanese.


Novità in vista: i supercapitani delle due squadre saranno Barbieri e Cannavacciuolo. Prevedo insulti volanti.

Barbieri è esagitato peggio che avere un ragno nelle mutande.

Cannavacciuolo, invece, dispensa pacche tra orgoglio e massacro, come ormai consuetudine.

Marzia, in tre minuti netti diventa cintura nera di domande.

Intanto si sprecano mezzi disastri, tragedie da competizione, casi umani in sbattimento cronico, agitazioni che nemmeno all’esame di maturità.

Se Barbieri mosca tze tze fa il capitano ansiogeno che fa andare tutti in tilt, Cannavacciuolo e il suo team vivono momenti più ilari:

Nel frattempo va in scena la parodia del milanese imbruttito in ansia da prestazione giudicante. Tra cappellini improponibili e gente con problemi di identità, si spazzolano tutto, indistintamente.

Alla fine, nessun eliminato.

Sono Cannavacciuolo e Barbieri che pescano dal mucchio e salvano i concorrenti. Ma c’è anche chi salverebbe tutti.


Al pressure ci vanno in 5: Marzia, Silvye, Maradona, Giovanni e Alice, ma state attenti che è complessa.

I salvi scelgono chi inizia, chi inizia sceglie il piatto di sfida e lo sfidante, Poi parte la seconda sfida e via, fino a che… ne resterà uno solo. Inizia Marzia, che sfida Maradona sulla questione spinosa del tiramisù.

Che per Maradona pare più spinosa che per Marzia.

Cioè, come dire, non sa nemmeno bene cosa ci stia dentro un tiramisù, e il risultato non pare confortante.

Ma anche Marzia ha avute le sue difficoltà.

Comunque, il liquefatto tiramigiù di Maradona viene surclassato da quello di Marzia.

Maradona di nuovo in sfida, dunque. Ora deve scegliere piatto e avversario e lui interpreta il gioco a modo suo. Non si capisce lo fa se di petto o completamente naif.

O è l’uomo più coraggioso del pianeta, o il più sprovveduto. A voi la scelta. Io velo dico, lo amo già.

Giovanni, dalla banco macelleria con furore, gioca in casa e va spedito come una lepre. Maradona annaspa e infila strane cose nel macinato di carne. Tipo la cipolla. Tipo la mollica.

Il risultato è scontato.


Maradona sfida Alice con l’insalata russa, stavolta facendosi un po’ più furbo. Ma il dramma è dietro l’angolo, visto che al momento topico della spesa in dispensa, il genio e sregolatezza si dimentica le patate.


E cosa fa? Le chiede in prestito all’avversaria. Chi spiega a Maradona che non è l’asilo Mariuccia e ci sono dei solini in palio?


Ma, attenzione, Alice sbaglia del tutto la maionese. Si gioca tutto sul filo del “meno peggio”. E, giubilo assoluto, Maradona è salvo di nuovo.

Alice VS Silvye con il fritto misto. La prima, potendo, avrebbe buttato uno scorfano intero nell’olio bollente, la seconda dimentica cose e frigge in due gocce di olio.

E’ finita. E’ finita così.

Finisce anche la Twittercronaca con Sky che gongola

Alla prossima.