di Cinzia Alfè 15 Settembre 2017

In collaborazione con Tipiak.

Chi non gradisce un bel piatto di couscous?

Gustoso, nutriente e appetitoso, il cous cous è oggi uno dei piatti più apprezzati e graditi in tutto il mondo, e la sua rapida diffusione, soprattutto negli ultimi dieci anni, lo ha trasformato da piatto semisconosciuto – al di fuori della propria terra d’origine – e destinato a pochi iniziati, a preparazione popolare e diffusa, ovunque apprezzata nelle sue innumerevoli versioni e condimenti.

Da secoli alimento principale delle popolazioni del nord Africa, dove le antiche popolazioni berbere lo preparavano con i cereali a loro disposizione quali frumento, miglio o sorgo, ai giorni nostri la versione di cous cous cui siamo abituati è principalmente quella costituita da un impasto a base di semola di grano duro (Triticum durum), lavorato fino ad ottenere dei piccoli chicchi.

In realtà, però, il “vero” cous cous, quello originario e non prodotto con moderne tecnologie, è frutto di una lavorazione lenta e accurata, che un tempo era fatta in prevalenza dalle donne, che maneggiavano a lungo un impasto di acqua e semola, o comunque di cereali, esclusivamente a mano, pazientemente, fino a ricavare dei minuscoli granelli di impasto poi cotti a vapore in un apposito recipiente di terracotta. I granelli così cotti venivano poi conditi con carne, in genere di montone o agnello, verdure o pesce.

Per venire incontro alle abitudini di noi, indaffarati e pasciuti occidentali, oggi il cous cous maggiormente consumato nei Paesi industrializzati è in massima parte quello precotto, disponibile in tutti i supermercati e che si prepara velocemente senza necessitare altre lavorazioni se non quella di ricoprirlo con acqua bollente.

Proprio come quello prodotto da Tipiak, azienda francese leader nella lavorazione di prodotti a base di cereali come il cous cous, mix di cereali e legumi e quinoa. Tipiak, che proprio in queste settimane offre il suo cous cous precotto a prezzi scontati, aquistandolo online a questo indirizzo.

Con il cous cous precotto Tipiak si possono ottenere ottimi piatti senza doversi sobbarcare l’onere di impastare e “incocciare”, ovvero formare i piccoli granelli di semola, e lasciando più spazio ed energie alla fantasia e alla creatività, sperimentando sempre nuove ricette.

Come questo cous cous mediterraneo: fresco, veloce e colorato.

COUS COUS MEDITERRANEO

INGREDIENTI

  • 200 g di cous cous Tipiak semola oro
  • 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
  • 1 zucchina
  • 1 peperone rosso medio
  • 1 peperone giallo medio
  • 1 melanzana tonda piccola
  • bocconcini di mozzarella
  • 250 ml di acqua
  • sale
  • origano
  • basilico fresco

ESECUZIONE

Preparare il cous cous. Per 200 grammi di cous cous mettere a scaldare in un pentolino 250 ml di acqua con 1 cucchiaio di olio e un pizzico di sale. Portare ad ebollizione l’acqua, togliere dal fuoco e versare il cous cous mescolando delicatamente con un cucchiaio. Lasciare gonfiare per 4 minuti. Aggiungere un altro cucchiaio di olio e mescolare.

Preparare le verdure. Tagliare a rondelle le zucchine, a listarelle i peperoni e a fette le melanzane. Su una piastra grigliate le melanzane girandole a metà cottura. In una padella scaldare un cucchiaio di olio, versare le altre verdure e aggiungere un paio di cucchiai di acqua. Fate cuocere mescolando di tanto in tanto e aggiungete al termine della cottura l’origano essiccato.

Unire le melanzane alle altre verdure, tagliandole in quattro parti. Mescolare e aggiungere olio e sale a piacere. Versate le verdure sul cous cous e infine unire i bocconcini di mozzarella e il basilico fresco.

Servite tiepido.

IL COUS COUS DEGLI ALTRI

Ma se il couscous di semola di grano duro, nella sua moderna versione di pratico alimento precotto, è entrato prepotentemente nelle nostre abitudini alimentari, da servirsi caldo o freddo, con verdure, carne o con il pesce, come avviene in Sicilia – dove ogni anno si tiene anche il Cous cous Fest – è anche altrettanto vero che ben poco sappiamo dei suoi “cugini”, ovvero di quegli impasti a base di farina di cereali che, pur diffusissimi nei loro luoghi di origine, ad oggi non hanno ancora preso piede alle nostre latitudini.

Stiamo parlando ad esempio del Wassa wassa, tipico dell’Africa occidentale e prodotto con farina di patate dolci, o batate. O anche dell’Attiéké, consumato in Costa d’Avorio e prodotto con farina di manioca, o cassava, una grossa radice tuberosa ricca di amido e da cui si ricava una farina, la tapioca. In Brasile, poi, è consumato un cous cous a base di farina di mais, il Cuscuz Marroquino, servito freddo oppure, nella versione “de galinha”, con pollo e spezie e cotto a vapore; in Grecia e in Turchia viene invece consumato il Kouskousaki, un piatto a base di couscous arricchito di formaggio e noci.

Anche in Israele viene preparata una sorta di cous cous a base di grano tostato, il Ptitim, molto più fine di quello ordinario e più simile a un caffè d’orzo, mentre in Libano, Giordania e Palestina è molto consumato il Maftoul, o Moghrabieg, con grani più grossi.

FREGOLA: “COUS COUS NAZIONALE”

Ma anche in Italia possiamo vantare il nostro bel cous cous, o comunque qualcosa di molto simile, sia come sapore che come preparazione.

Come la fregola sarda, ad esempio.

Detta anche gregula o freula, è una sorta di sfarinato di semola di grano duro, tipico della Sardegna. L’impasto, una volta formato, viene ridotto a mano in granelli, di dimensioni maggiori di quelle di un normale cous cous, grazie ad una particolare tecnica di lavorazione “per rotolamento” eseguita scrupolosamente a mano. I grani vengono poi tostati in forno, dove acquisteranno il classico colore ambrato.

Diffusissima in Sardegna, la fregola è stata anche riconosciuta come prodotto PAT (prodotto agroalimentare tradizionale) e può vantare radici che risalgono al X secolo d. C., epoca in cui già veniva non solo prodotta ma anche esportata.

Purtroppo poco diffusa al di fuori della terra d’origine, la fregola in Sardegna è ancora preparata a mano nelle famiglie, ed è tradizionalmente servita con le arselle. Un piatto semplice ma gustoso e saporito.

Proprio come il cous cous, che oggi possiamo gustare comodamente – e rapidamente – a casa nostra dando libero sfogo alla fantasia.

E senza faticose “incocciature”.