misticanza quali erbe usare

Ebbene sì, l’insalata può essere una base molto divertente da comporre, non per forza interessante solo per i condimenti che si usano o gli alimenti con cui la si arricchisce. Oggi si parla di misticanza: quali erbe mettere in insalata!

Dicesi misticanza un insieme di erbe spontanee e selvatiche, più o meno colorate, che costituisce un contorno completo e fresco, tra l’altro tipico laziale. Oltre alle erbe, costituiscono la misticanza anche le insalate. Facciamo un bell’elenchino, così che possiate sbizzarrirvi la prossima volta che vi sentirete attanagliati dalla noia mistica.

Rucola

Forse scontata ma spesso sottovalutata, la rucola è in grado di cambiare completamente un contorno grazie al suo inconfondibile retrogusto amaro e pungente. Anche la più banale tra le insalate, con un pochino di rucola vola con una marcia in più.

Cicoria

Si riconosce la cicoria per i meravigliosi e peculiari fiori azzurri a petali lunghi e sottili. Si tratta di una delle erbe più antiche che l’uomo conosce, tant’è che non si riesce a determinarne un’etimologia certa tra il greco antico e l’arabo. Anche questa tende ad avere un sapire amarognolo che si accentua se cotto. A crudo, è croccantissima.

Finocchietto selvatico

Il finocchietto selvatico è tra le erbe più aromatiche che ci siano, usata sia fresca che essiccata. A crudo è tenero e soffice, rinfresca il palato e si presta anche ad essere trasformato in una buonissima emulsione se lasciato in olio e limone.

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Valeriana o valerianella

Foglie tonde e molto verdi, belle carnose, strepitosa anche senza condimento alcuno: la valeriana si presenta a mazzetti e nella misticanza non può mancare sia per il suo sapore delicato che per conferire una consistenza più piacevole nell’insieme. Se la acquistate fresca, dovrete dedicare parecchio tempo a pulirla dato che racchiude parecchia terra.

Grattalingua

Il suo nome generico è Reichardia, la cui etimologia racchiude probabilmente la radice di un termiche che indica sapore aspro e amarognolo. La si riconosce anche per i suoi fiori gialli tondeggianti e dai petali molto sottili, inoltre è conosciuta con molto nomi: caccialepre, latticino, paparastello, lattughino, ginestrello, caccialebbra… da voi come si chiama? Io la conosco grazie a mia nonna paterna, che era farmacista e appassionata di botanica, e aveva le piastrelle del bagno ognuna con un’erba officinale o spontanea. Se lessa, ha un retrogusto di olive nere molto particolare.

Tarassaco

Conosciuto anche col nome di dente di leone e soffione, il tarassaco è un fiore spontaneo le cui foglie si presentano oblunghe e lanceolate con estremità arrotondata e più larga rispetto alla base. Di questa pianta si usa tutto, fusto, fiori sia cott’olio che sott’aceto, foglie sia crude che cotte (usate moltissimo nell’omeopatia). Il sapore? Lievemente speziato.

Anice comune o anice verde o pimpinella

L’anice comune è facilmente riconoscibile dai piccolissimi e fitti fiorellini bianchi posti ad ombrello sullo stelo, e non è da confondere con l’aice stellato invece tipico dell’estremo Oriente. Usati a crudo, fiori e foglie conferiscono un aroma inconfondibile e fresco e balsamico.

Camomilla

I fiori di camomilla, simili alle marghrite, se essiccati e sbriciolati possono impreziosire molto un contorno: profumano e rendolo l’insieme peculiare. Provare per credere.

Quanta gioia ci regala la natura!

commenti (1)

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  1. Avatar Pelekao ha detto:

    Indivia, rucola, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, tarassaco (pisciacane in dialetto), erba stella, porcacchia, raperonzoli, crespigni, la minutina, la papala (papavero), la barba di frate, il cerfoglio, l’orecchio d’asino…. Questa è una vera misticanza