Negli 8 Paesi dove si mangia meglio al mondo l’Italia non c’è

Da questo pulpito, al grido di “basta stranieri che si appropriano della nostra pizza e del nostro cappuccino”, rivendichiamo un po’ di sano sovranismo alimentare.

No, non siamo in preda ai postumi di una bevuta eccessiva di amaretto e –qualunque cosa significhi– il sovranismo alimentare come lo rivendica La Verità metterebbe alla prova la capacità di resistenza di qualunque lettore.

Ma ci girano le scatole. Perché il sito di Lonely Planet ha appena messo in fila gli 8 Paesi al mondo dove si mangia e si beve meglio. E l’Italia non c’è.

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Per un popolo gastronomicamente NON svantaggiato come il nostro, che ama inoltre riempirsi la bocca parlando di cibo, l’affronto è intollerabile.

Ma la lista della guida che mettiamo (mettevamo?) in valigia prima di ogni vacanza vale comunque la pena di essere riassunta. Poi non dite che facciamo apologia del sovranismo alimentare.

Plzeň, Repubblica Ceca | Birra

Scritto così, Plzeň, di sicuro vi ricorderà poco. Ma se invece del misterioso Plzeň provate a dire Pilsen, subito vi verrà in mente la birra.

Proprio qui, a Plzeň, città della Repubblica ceca, nel 1842 è nata la prima “lager”, birra prodotta a bassa temperatura di fermentazione, circa 10°C rispetto ai 20°C della Ale. Sempre a Plzeň, il birrificio Pilsner Urquell funge da richiamo per ogni appassionato.

Dopo la capitale Praga, Plzeň è la seconda città della Boemia come dimensioni, e nel 2015 è stata capitale europea della cultura.

Champagne, Francia | Vino e Champagne

Tra le mete in cui si beve meglio non poteva certo mancare la Francia, in particolare la zona della Champagne.

A parte i grandi marchi conosciuti nel mondo e prodotti nelle zone di Reims e di Épernay, nella zona sono attivi numerosi vigneron che producono i loro champagne in piccole aziende immerse nel verde: visitandoli, coglierete l’occasione per fare un giro nella campagna di una delle più belle regioni di Francia.

Copenaghen, Danimarca | Nuova cucina nordica e altro

La Danimarca è una delle migliori mete gastronomiche europee secondo la Lonely Planet, in particolare la capitale, Copenhagen, che può contare sul maggior numero di stelle Michelin del Paese.

Se per bere birra, Carlsberg è la scelta più ovvia, in Danimarca sono presenti numerosi piccoli birrifici come Mikkeller, Amager Bryghus e Bryghuset Møn che faranno la felicità degli appassionati.

Chi ama i dolci gradirà la kanelsnegle, “lumaca alla cannella”, una brioche alla cannella a forma di chiocciola variegata al cioccolato. Alla brioche potrete accompagnare il koldskål, mix di uova, zucchero, latticello e yogurt alla vaniglia da bere freddo, in genere con biscotti tipo i classici kammerjunkere.

Da non perdere i cibi che s’inseriscono nel filone “New nordic”, ispirati da prodotti locali tradizionali, vedi la carne di maiale mangalitsa, ma rivisti in modo creativo da ristoranti come Noma, Kadeau o Geranium.

L’aringa, sild in danese, è un altro classico in ogni modo la si cucini: stagionata, fritta, in salamoia, magari gustata con il tipico distillato di patate al cumino, l’akvavit.

Non si possono dimenticare gli smørrebrød, simbolo gastronomico della Danimarca nel mondo. Sono golosi tramezzini al pane di segale o frumento farciti con gli ingredienti più disparati: con uova, gamberetti o tartare di manzo.

Giappone | La cucina locale

Inutile ricordare precisione e creatività essenziale che distinguono la cucina nipponica, unica al mondo.

A cominciare dall’okonomiyaki, una frittata di cavolo cotta su piastra, da accompagnare con un sorso di sakè, bevanda tipica locale ottenuta dal riso fermentato.

Potete deliziarvi mangiando fettine di manzo cotte in brodo e accompagnate da salsine varie, lo shabu-shabu, oppure assaporare cotolette di maiale impanate, o tonkatsu, servite con una salsa ad hoc. Squisita poi l’anguilla, unagi, che in Giappone è un piatto pregiato, o gli spiedini di pollo con verdure alla griglia, yakitori.

Malaysia | Street Food

Atmosfere esotiche e natura lussureggiante per un Paese le cui tradizioni si riflettono anche nella cucina.

In Malaysia la scelta migliore è affidarsi al cibo delle bancarelle, dei locali più semplici o magari dei carretti che propongono street-food.

Da assaggiare la cucina nonya, caratterizza dalla mescolanza di spezie ed erbe del sudest asiatico con i tipici ingredienti della cucina cinese, ma potete anche rifugiarvi nella rassicurante cucina occidentale.

San Sebastián, Spagna | Alta cucina in miniatura

Il regno degli assaggini e degli snack. Non per niente a San Sebastian gli stuzzichini vengono chiamati “alta cucina in miniatura”.

Resterete affascianti dalle tapas basche, dai pinxtos, composti da fette di pane tipo baguette sormontati da una montagna di gusto. Tutto in ambienti allegri e informali.

Turchia | Kebab e Baklava

Per la popolazione turca, lo stare insieme trova la massima espressione nel rito del cibo.

Ci si può sbizzarrire assaggiando le colazioni con verdure fresche dell’orto degli hotel locali, condite con olio d’oliva della costa egea, o con i piccanti kebab locali bevendo çay, tè servito in un bicchierino a forma di tulipano, e finire con una baklava, il dolce tipico noto nel mondo da cui derivano anche vari tipi di strudel.

Vietnam | Bao

Una cucina all’insegna della natura e della freschezza. Nei mercati gli chef fanno a gara per assicurarsi verdure appena colte o pesce appena pescato, da combinare in piatti raffinati, dalle zuppe ai fritti fino alle insalate.

Tra le delizie locali gli gnocchi di rosa bianca di Hoi An, pezzetti di gamberi e carne di maiale cotti a vapore ed avvolti in un involucro fatto con la farina di riso, o i banh bao, panini cotti al vapore che racchiudono un ripieno a base di carne suina e funghi. O ancora il canh chua, zuppa di pesce con verdure del delta del Mekong e la tipica zuppa locale, il pho.

[Crediti | Lonely Planet]

Anna Silveri

9 ottobre 2018

commenti (16)

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  1. Ahahahahahah! Salvo solo il Giappone (ma non l’okonomiyaki, pancake con uova, pesce o carne e scaglie di bonito da cui deriva una strana accozzaglia di sapori), la Malaysia e il Vietnam. Di cui i bahn sono una piccola rappresentazione di derivazione colonialista (baguette) in un panorama culinario assai più ampio, fresco e saporito. Buone le arighe danesi, ma reperibili in tutti i paesi nordici e mitteleuropei, e lo champagne francese. Dopo un mese a girare in Turchia, attacchi di disperazione gastronomica (sempre le stesse ricette!). E finiamola con ‘sti salumi spagnoli, dal prosciutto al salame: sopravvalutati. .

    1. Anche secondo me i salumi spagnoli sono sopravvalutati. In generale non reggono il confronto con i nostri.

    2. Lo jamon 100% de bellota é eccellente, non diciamo fesserie. Anche una paleta dello stesso animale. Per il resto invece generalmente non reggono minimamente il confronto con le nostre eccellenze artigianali.

  2. Vabbe’, mi pare evidente che sia una lista piuttosto inattendibile. Non bisogna prendersela, bensì compatire l’ignoranza di chi l’ha stilata. Del resto, cosa si può pretendere dagli autraliani?

  3. Le classifiche lasciano il tempo che trovano, per quello che mi riguarda qui da noi si mangia(va) bene ancora oggi.

  4. Ah ah ah ah.
    L’ennesima classifica ridicola scritta per scatenare polemiche.

  5. Contenti loro. Comunque classifica insulsa e ci vuole poco a deriderla:
    – Plzen: birra industriale, bevibile ma un appassionato di birra sa benissimo che ce ne sono ennemila di migliori. E sul cibo lasciamo perdere.
    – Copenaghen: si, se piace la cucina di Redzepi e soprattutto se si hanno i soldi per andare in quel tipo di ristorante ogni volta, forse. Altrimenti per i comuni mortali è parecchio triste mangiare a quelle latitudini.
    – Malesia e Vietnam: si, se chiudiamo tutti gli occhi sull’aspetto igienico medio, può darsi. Io non li chiudo però.
    – Turchia: kebab e baklava…tutto qui? si sono sforzati vedo….
    Tutto da ridere 😀

  6. AHAHAHHA! Va bene dai, era uno scherzo. Il fatto stesso che ci sia la Repubblica Ceca (in realtà, una birreria….) e non l’Italia dà la misura del valore della classifica. Ma grazie per il momento di ilarità pomeridiana.

  7. Francia, Spagna e Giappone, ci siamo, tre grandi paesi per la loro cucina, hanno poi aggiunto paesi in via di sviluppo, per le solite ragioni, quelle ragioni ad esempio per cui premiano gli ottimi Sauvignon neozelandesi come i migliori al mondo, anche quando non lo sono.
    Nella lista manca anche il Messico, ma è giusto dare un po di spazio anche ai meno fortunati ogni tanto

    1. A mio giudizio non va nemmeno commentato l’articolo.

    2. In Spagna poco si salva ( a parte il jamon de bellota, Orval, ti credo sulla parola). Ci vado da anni, ci sono ottime materie prime e nessuno – tranne poche eccezioni – che le sappia cucinare. Hai ragione per quanto riguarda il Messico. Alcuni piatti sia di carne che di pesce sono alta cucina.

  8. Preoccupante.
    E siccome non penso che siano degli ingenui stupiditi, chiedo perché possono esser giunti a una conclusione del genere…..

  9. Signori stiamo parlando della Lonly planet, una guida per tipi amanti del low cost e dal palato di amianto. Mi stupirei del contrario

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