di Giorgia Cannarella 11 Aprile 2012

“Le parole sono importanti!” tuonava il Nanni Moretti pallavolista pallanuotista nella celebre scena di Palombella Rossa, assestando un paio di schiaffi alla giornalista che lo intervistava. Mai frase fu più vera, mai schiaffo più meritato. Ci entrano le parole nella vita senza che nessuno le abbia invitate, e non riusciamo più a farle sloggiare. Specie se straniere. Specie se dotate di magnetico appeal. Ops!

Ci gonfiamo le conversazioni più disparate, infiorettiamo ogni frase automaticamente, quasi senza riflettere sul reale significato. Particolarmente implacabili quando parliamo di stili di vita e subculture: ora non si riesce a concludere una frase senza dire scattanti come tagliole “hipster”, “indie”, e soprattutto “radical chic”. L’origine è sempre: Radical Chic-Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto, opera di Tom Wolfe (edizione italiana Castelvecchi), che parla di ricche signore animate solo se a cena sono invitati estremisti rossi.

Anche su Dissapore l’espressione salta fuori come un dolente ricamo a punto croce. Il solo “radicalscicchismo” su cui tutti sembrano concordare riguarda Slow Food, su altri i commenti non concordano: per esempio, il mercato del contadino è radical chic per alcuni, l’opposto per altri.

Che ci sia un legame inscindibile tra radical chic e cibo, me lo conferma Wikipedia, dove apprendo gli equivalenti europei.

— In Francia si dice gauche caviar, e vabbè, dalle nostre parti sinistra caviale si è già sentito.
— In Inghilterra si stigmatizza lo champagne socialist.
— In Finlandia a essere criticato è il socialiste vin rouge.
— In Svezia il gauchiste vin rouge (e qui bisognerebbe riflettere su come appare la Francia nell’immaginario scandinavo).

Cambiando continente, gli australiani dicono Chardonnay socialist – mi appello a menti più edotte in materia enologica per capire come mai venga tacciato di snobismo sinistroide proprio lo Chardonnay. Lo smoked salmon socialist usato in Irlanda è decisamente il mio preferito.

Pertanto, facciamo chiarezza una volta per tutte, e possibilmente con cristallina trasversalità. Cos’è davvero radical chic in ambito gastronomico? Vale tutto: cibi, vini, ristoranti, associazioni, abitudini alimentari…

[Crediti | Immagine: iStockphoto]