Cos’è l’Oìa Pistada, necessità che si è fatta liturgia

Schiacciare l'oliva e farne una merenda, oggi un aperitivo. L'oia pistata (oliva pestata) è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale sardo semplicissimo, quanto caratteristico. Com'è, come si caratterizza, dove trovarla e come usarla in cucina.

Cos’è l’Oìa Pistada, necessità che si è fatta liturgia
In collaborazione con: Le Isole del Gusto

La storia delle conserve di olive ha radici antichissime, quasi quanto la storia della civiltà mediterranea. Greci e Fenici diffusero la coltivazione dell’olivo nel Mediterraneo, i Romani perfezionarono le tecniche di conservazione della drupa, su tutte la salamoia. In tutto il sud Italia, le olive “ammaccate” o schiacciate hanno rappresentato un cibo di sostentamento per pastori e contadini.

L’oìa pistada sarda racconta una storia antica insomma. Si tratta di una conserva a base di olive verdi pestate, tipica della gastronomia dell’Isola. Riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), è una preparazione semplice ma estremamente versatile, perfetta per aperitivi, antipasti e come condimento in molte preparazioni della cucina sarda.

Quando si raccoglie e come si prepara

orro oia pistada

Le olive vengono raccolte verdi, utilizzando per lo più varietà autoctone come la Tonda di Cagliari o altre cultivar locali, in fase di invaiatura, quando la polpa è ancora soda ma inizia a maturare, generalmente tra fine estate e le prime settimane di autunno. In questo stadio vegetativo le sostanze polifenoliche iniziano a diminuire, la drupa risulterà quindi un po’ meno amara e piccante, e anche la polpa avrà una consistenza più adatta e una migliore resa in conserva.

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Le olive vengono letteralmente pestate -da qui il nome- con un martello o un batticarne per ammorbidire la polpa e favorire l’assorbimento degli aromi. Successivamente sono denocciolate, condite e conservate in olio extravergine d’oliva, aglio e finocchietto selvatico, e a volte arricchite con peperoncino nella versione piccante. Nell’Oristanese, in particolare a Tramatza, la produzione artigianale di questa tipicità ha saputo ritagliarsi faticosamente uno spazio, grazie alla tenacia della Famiglia Orro e di altri produttori locali, in un mercato spesso monopolizzato di olive greche e spagnole, lavorando su un prodotto a lunga conservazione, senza chimica aggiunta.

Profilo sensoriale

oia pistada

Carnosa, con la buccia quasi croccante e la pasta morbida, a colpire di questa oliva è la texture. Al naso i sentori vegetali dell’oliva verde sono bilanciati dal contributo del finocchietto e dall’aglio, presenti ma non invadenti.

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Il sapore è delicato, l’amaro è praticamente assente, il morso si caratterizza invece più per la tenue dolcezza e la freschezza della drupa. Conservata in olio extravergine, in luogo fresco e al riparo dalla luce, mantiene qualità e aromi per mesi, diventando una presenza fissa nella dispensa sarda.

Utilizzi in cucina

framento, pizza con oia pistadaLa pizza con l’Olia di Framento, Cagliari

È sicuramente parte della liturgia che accompagna l’aperitivo sardo. L’oìa pistada si consuma in purezza, ed è perfetta da sgranocchiare prima di sedersi a tavola. Spesso viene servita con pane casereccio o pane carasau, o accompagnata da formaggi freschi e pecorino. In cucina può diventare un ottimo contorno per le carni, in particolare capocollo di bovino o maiale, ma può arricchire anche piatti di pesce, e ovviamente insalate di pasta e riso.

Aggiungere movimento alla masticazione e carattere in molte ricette sarde, dove la si trova sbriciolata sulla superficie di torte salate o impasti di verdure. L’abbiamo assaggiata da Framento a Cagliari, tra i locali più interessanti per proposta in città: pizza sarda con oìa pistada, salsiccia fresca e pecorino a latte crudo. Un boccone intenso, grasso e sapido, ingentilito dalla succulenza e freschezza della polpa di questa oliva soda e delicatamente aromatica.

Fonte: Immagini di Studio Nodo
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