di Nunzia Clemente 18 Settembre 2016

C’era una volta l’oliva taggiasca.

Aromatica, pregiata, tra le varietà più adatte alla produzione di olio extra vergine, insomma un vanto per i liguri della Riviera di Ponente.

Sono frutti piccoli se paragonati ad altri dalle dimensioni più generose, ma capaci di sprigionare un sapore che rende speciali innumerevoli ricette, dalle classiche olive in salamoia, alla salsa di olive che accompagna pesce e carne, come per esempio il coniglio.

Difesa strenuamente dai produttori liguri, affrontati con pochi timori reverenziali e intenzioni bellicose dai vicini colleghi francesi.

Eppure, incredibilmente, le famose olive taggiasche potrebbero essere costrette a cambiare nome trasformandosi in olive giuggioline.

Come riportato dal quotidiano La Stampa, la causa sarebbe un cavillo burocratico in seno ai Regolamenti dell’Unione Europea: La normativa comunitaria impedisce di ottenere il riconoscimento delle Dop dell’oliva taggiasca perché nella denominazione è inserito il nome di una varietà vegetale.

Come si fa, quindi? Le chiameremo ‘olive’ e basta, pur di ottenere un riconoscimento e la salvaguardia dell’Unione Europea, con buona pace dei produttori liguri costretti a rinunciare causa burocrazia a una denominazione secolare?

La soluzione proposta da Bruxelles è un’altra: sostituire la denominazione “taggiasche” con una che non contenga termini botanici. Ed ecco allora le ‘giuggioline’, da inserire nel Registro delle Varietà e nello Schedario Ovicolo.

Soltanto in questo modo i produttori potranno ottenere il nome taggiasca alla Dop.

[Crediti | Link: La Stampa]