di Stefano Caffarri 12 Maggio 2010

Abbiamo assaggiato le penne mezzani rigate del Pastificio dei Campi. Perchè abbiamo visto farne uso Gennaro Esposito e Cristina Bowerman, due chef che ci piacciono. Perchè amiamo la pasta e adoriamo la pasta che arriva da Gragnano. Ma anche perchè l’immagine che l’azienda ha costruito è curata, addirittura troppo curata: packaging straordinario, nuovo riferimento rispetto alle soberrime confezioni di carta grezza, vedi Setaro o Gerardo di Nola. Marchio, colori e logo escono da un progetto, altro che le vecchie insegne di Cavalieri e di Verrigni.

E il sito? Una meraviglia che sta veramente altrove rispetto agli esperimenti a volte anche un po’ goffi degli altri pastifici.

Ma: c’è un ma.

Questa pasta costa, costa tantissimo. Non in valore assoluto, perchè la pasta di per sè è un bene economico. Ma relativamente: dai tre-quattr’euri delle paste più amate, qui veleggiamo verso i 10 al chilo. E poi certo, la pasta è buona, anche se non facilmente e agevolmente così tanto più buona.

Dunque, è vera gloria?