Abbiamo assaggiato le penne mezzani rigate del Pastificio dei Campi. Perchè abbiamo visto farne uso Gennaro Esposito e Cristina Bowerman, due chef che ci piacciono. Perchè amiamo la pasta e adoriamo la pasta che arriva da Gragnano. Ma anche perchè l’immagine che l’azienda ha costruito è curata, addirittura troppo curata: packaging straordinario, nuovo riferimento rispetto alle soberrime confezioni di carta grezza, vedi Setaro o Gerardo di Nola. Marchio, colori e logo escono da un progetto, altro che le vecchie insegne di Cavalieri e di Verrigni.

E il sito? Una meraviglia che sta veramente altrove rispetto agli esperimenti a volte anche un po’ goffi degli altri pastifici.

Ma: c’è un ma.

Questa pasta costa, costa tantissimo. Non in valore assoluto, perchè la pasta di per sè è un bene economico. Ma relativamente: dai tre-quattr’euri delle paste più amate, qui veleggiamo verso i 10 al chilo. E poi certo, la pasta è buona, anche se non facilmente e agevolmente così tanto più buona.

Dunque, è vera gloria?

commenti (111)

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  1. Avatar Damon ha detto:

    mi sembra assurdo un costo del genere, esistono tante paste di qualità a quasi la metà.. E poi quel peccccaging è davvero out.. ma non glielo ha detto nessuno che essere avanti è imballaggio zero e non opulenza?

    1. grande questa affermazione : è vero l’imballaggio si butta,e quindi va nelle discariche(lo spero) di questi tempi bisognerebbe ridurre al massimo gli imballaggi……..

  2. L’asticella della convenienza arriva fino a 6 Euro al Kg.
    Mai di più. A mio giudizio non ne vale più la pena.
    Peraltro la differenza tra alcune artigianali e alcune ottime paste industriali si è nel tempo andata assai assottigliando.
    Per dirla tutta, uno spaghetto Garofalo è a mio giudizio assai buono, per quanto industriale. E siamo a meno di 3 Euro al KG.
    Meditate gente meditate.

    Ad Majora

  3. Avatar jade ha detto:

    alla faccia dell’ecologico e del sostenibile….
    la plastichetta/finestrella è noiosissima da staccare, quindi diventa alibi dei non-riciclatori pigri
    costa 10 euro perché devono recuperare i soldi spesi in cartotecnica (avran fatto fustella apposita) e nella super-grammatura del cartoncino patinato opaco?
    misure del pacco?

    1. Avatar jade ha detto:

      perdonate la svista che può passare per grossier. intendevansi ovviamente misure della suddetta confezione.

  4. mio nonno l’anno scorso ha venduto il proprio grano a 12 euro AL QUINTALE. credo di non dover aggiungere altro

    1. Avatar Roberto Gallina ha detto:

      Sara
      Sono stato il mese scorso a trovare il pastaio Mancini che mi ha dichiarato che uno dei motivi per cui ha creato il suo pastificio è stato quello di valorizzare il grano di suo nonno a 30/40 euro il quintale avendo piene le tasche di doverlo vendere a 10/15 come tuo nonno.La pasta è buona ma lei pure veleggia intorno ai 10 euri il kg.Siamo di fronte al solito problema di filiera?A quando il fusillo sara b?
      Roberto

    2. eheheh, ne parlerò col nonno, che alla tenera età di 86 anni potrebbe reinventarsi imprenditore e pastaio 🙂

  5. Avatar alessandro bocchetti ha detto:

    dieci anni fa circa, in quel di Gragnano, di ritorno dal cilento il vecchio commendator Faella, a cui mi legava un solido rapporto di clientela, mi disse “Dottò ma questi so pazzi, avete visto i prezzi della pasta negli ultimi tempi? ma la pasta è il cibo della povera gente, quando io la vendo al mio prezzo mi sono rifatto ampiamente il mio margine di guadagno, di più è un delitto”, ci penso spesso ultimamente… In questo tardo mondo ellenistico, in questa fioritura di trafile di metallo prezioso e pagaging di lusso 😉
    Mah!
    Ciao A

  6. Avatar palladilardo ha detto:

    Un tentativo di posizionarsi sopra gli altri pastifici artigianali partendo dalla confezione e quindi dalla comunicazione. E’ chiaro che più comunicazione c’è dietro e più ricarichi ci sono. Quando le paste artigianali sono livellate e di ottima qualità, provi ad elevarti in altri modi…

    A me sinceramente la confezione non piace, capisco il ragionamento che c’è dietro, creare uno specie di scrigno per aumentare la preziosità e renderla un regalo di pregio, una pasta “gioiello”. Però non mi dice che è artigianale, anzi, mi porta nel mondo delle industriali “riserva speciale”… non so se mi sono spiegato.

    1. Avatar Andrea Sponzilli ha detto:

      sono assolutamente d’accordo con la tua posizione, del resto, nella formulazione di una strategia di marketing operativo (in questo caso nella decisione del packaging) non si può prescindere dall’analisi dei target ai quali è destinato il prodotto: secondo me è molto più evocativa la “cartaccia” di Setaro nella comunicazione di un prodotto artigianale ad una platea “gourmet”, che questo packaging “rock” e patinato che ben si presta a stare su uno scaffale di una lussuosa gastronomia o nelle inserzioni pubblicitarie di giornali patinati (leggasi Vogue) i cui destinatari della comunicazione sono evidentemente altri…

      Sul prezzo… se il prodotto vende, hanno ragione loro (l’etica la metto da parte)!

    2. Avatar palladilardo ha detto:

      Esatto.

      Aggiungo che se ci deve essere una sana concorrenza, il plus di vendita di queste paste dovrebbe essere che la mia “è la più artigianale di tutte”. Questa confezione non me lo dice. Anzi, mi porta fuori strada. Ma credo che sia un posizionamento preciso nel mondo del “regalo”. Mi spiego meglio:
      Al di là di quanto costa ecc… per la confezione che ha, nei meccanismi mentali che mi si formano in testa, io non comprerei mai una confezione di pasta così da mangiare a casa mia, mentre mi risulta più facile portarla come regalo ad un mio amico. E’ la pasta di qualità che regali agli altri ma non regali a te stesso.
      La cosa può funzionare molto bene, ma allo stesso tempo è un pò rischiosa.

  7. Avatar Carlo ha detto:

    Sono d’accordo con voi…il prezzo è oggettivamente alto e di sicuro non posso comprarla tutti i giorni…considerando che se non mangio la pasta almeno una volta al giorno vado in astinenza, se comprassi sempre questa di sicuro non morirei di fare ma non potrei fare altro 🙂
    Questo è evidentemente un Prodotto di alta ristorazione e a cinque/dieci euri, con una ricetta fatta come si deve il ristorante me lo posso fare in casa…e sul sito del pastificio di ricette ne ho viste veramente tante!!!
    Sulle confezioni ho letto considerazioni simili anche altrove ma, siceramente, la carta è riciclabile ma la confezione diventa anche un preziosissimo portaoggetti!

  8. Avatar Betulla ha detto:

    E’ vera fuffa, altro che vera gloria.

    10 € al kg per la pasta è una bestemmia.

  9. Avatar Puccio ha detto:

    Ero tentato di fare un liesing a squisito per prenderne mezzo chilo ma alla fine ho optato per 5 confezioni dell’ottima latini allo stesso prezzo… 10 euri al chilo sono veramente un non senso…

  10. Avatar Luca P ha detto:

    sicuramente la pasta è cara ma è meno cara delle gomme da masticare (circa 40 euro al Kg) o delle sigarette (180 euro al Kg). Ovvio che per un consumo quotidiano è un pochino esosa ma per un ristorante che ti fa pagare 80g di pasta 20 euro?