Alcune meravigliose paste italiane

La pasta è la prova provata che l’inesauribile genio italico esiste, lo sanno anche in Lapponia. Anche voi fanatici? Dovete avere il poderoso “La Pasta” di Oretta Zanini De Vita, in inglese: “Encyclopedia of Pasta”. Questo può darsi che in Lapponia non lo sappiano. Perdonàti, figurati. Perfino noi ignoriamo i tipi di pasta che si fanno in Italia. Un numero pazzesco. Gli zumari, una pasta lunga pugliese, i corzetti liguri, gli gnocchi ricci di Amatrice. I pi fasacc lombardi. Poi? … … … [immagine: New York Times]

commenti (15)

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  1. Avatar Nad Renrel ha detto:

    Alla fin fine anche nella pasta c’è una tendenza al bipolarismo, da un lato la pasta lunga, dall’altro la pasta corta.
    Una sola certezza: prima o poi bisogna scolarla…

  2. Avatar nicola a. ha detto:

    Da fonte autorevole, ricordo di aver letto, che i formati della pasta in Italia sono oltre i 1600.
    – Sublime la pappardella che quando si muove con la forchetta suona.

  3. Per la pasta siamo un po’ come il caffè al bar, le varianti italiane sono infinite.

    A parte dire che la pasta che troviamo localmente è quella che, alla fine di una lunga selezione, meglio si abbina ai condimenti del luogo, poi però scattano le preferenze personali.

    Forse per questo ho comunque imparato ad assaggiare la pasta sempre da sola, con un po’ di olio a crudo e basta. Il metodo non ha la pretesa di essere assoluto, anche perché l’olio è un condimento anch’esso, però è una base comune di valutazione al mio personale gusto. Anzi, spesso mi piace proprio prepararla così per me, quando la pasta merita, e non mi faccio problemi di formato, pasta corta o pasta lunga mi piace lo stesso.

    A livello artigianale si trova poi di tutto, vicino a Piazza di Pietra qui a Roma, poi, c’era un negozio di roba più o meno sexy che aveva proprio la pasta fatta a forma di ciò che pensate ed anche oltre. Mai assaggiata, spero che mai mi capiti perché quantomeno sarà lì da anni, e perché non credo ci impieghino proprio il miglior triticum…

    Piuttosto, notavo tempo fa la scomparsa dagli scaffali di certe paste che da piccolo vedevo spesso, tipo Le Ruote della Barilla. Non so se è una cosa locale, ma mi ci sono messo un pochino di punta a farci caso e non le ho trovate, neanche di altri marchi. Eppure, a livello di formato non erano una cattiva idea, per raccogliere sughi andavano bene, boh. Ripeto, forse mi sbaglio io, però a pensarci bene non le ho mai viste neanche servite al ristorante. Se uno chef fa un piatto, vedo che poi sceglie sempre alcuni formati fissi, cioè i classici spaghetti di varia tipologia o paccheri, conchiglioni o maniche di varia specie.

    A proposito di pasta. In un impeto di rompicoglionaggine, sono riuscito a scrivere proprio alla Barilla perché mi urtava i nervi sentire la voce di Mina per il loro spot (a parte veramente maltrattata, sembra una vecchia doppiatrice al termine delle sue ore di vita), ripetere un testo per me sbagliato: “Bavette AL pesto alla genovese Barilla”, quando in italiano per me è più corretto dire: “Bavette CON pesto alla genovese Barilla”.
    Non mi hanno risposto. Mi chiedo ancora perché.
    Se mi rispondono, gli chiederò anche delle Ruote.

    1. Avatar The Winepusher ha detto:

      Le ruote le fa ancora la Delverde di Fara San Martino. Le chiamano “Rotelle”, è il formato nr° 47.
      Sono divertenti e piacciono ai bambini, ma è molto difficile arrivare a un punto di cottura accettabile.

    2. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

      Le rotelle le uso ancora, non ricordo, a dire il vero, il produttore, probabilmente Barilla, ma mi sembra che siano anche in pacchi trasparenti, non in scatole. Vero che è formato che cominci a usare coi bambini, ma poi resta: è piacevole con semplice olio, oppure col pesto, a me piace la diversa consistenza dei “raggi” rispetto alla “ruota” che cuoce un po’ di più, ma che non deve rompersi, ovviamente. Mi piace mangiarle impilandole sulla forchetta. Perversioni.
      Quindi è Mina quella voce. Non avevo letto nulla, l’ho sospettato, ma un eccesso di cantilena mi “stonava”: è un fatto che quando mi capita di imbattermi in quella pubblicità resto lì affascinato e inebetito. Mina, tanti ricordi, riccioli biondi e gambe smisurate, la sua voce. Torcibudella.

    3. Avatar Kapakkio ha detto:

      Sicuramente le rotelle le fa anche Antonio Amato.

  4. Avatar Kapakkio ha detto:

    Per me due formati legati ai miei ricordi sono i fusilli arricciati della domenica mattina fatti col ferro da calza da mia nonna da abbinare rigidamente al ragù napoletano e poi le lagane di mia madre che rendono la pasta e ceci qualcosa di incredibilmente buono. Sono paste povere, solo farina e acqua niente uova come nell’opulenta Emilia.
    Oggi c’è un ritorno verso formati classici sopratutto nell’alta ristorazione: candele, paccheri, ziti etc. Dei formati originali amo i radiatori di Garofalo per la loro capacità di prendere il sugo.

  5. Avatar gualtiero guadagno ha detto:

    le ruote credo le faccia ancora anche la De Cecco, a casa mia condite con sugo alla pizzaiola (in alternativa alle linguine)

  6. Mi ricordo di aver incontrato Oretta quando scriveva il libro, e io non avevo nemmeno ancora il blog, e di averle parlato della pasta fresca che si fa in Sardegna, però non ho mai letto il suo libro.
    Mi piacerebbe leggere se ne aveva parlato.