di Lorenza Fumelli 10 Dicembre 2010

Ebbene sì, anche io, per circa 5 minuti, sono riuscita ad avere un lavoro per così dire, normale. Mi alzavo la mattina, mi vestivo (mai in modo adeguato) e mi recavo al quinto piano di un bel palazzo del centro per accomodarmi dietro una scrivania di legno, legata alla sedia con i fili del mouse e con gli occhi costretti al monitor in stile arancia meccanica. Prima di essere licenziata in tronco ho avuto l’occasione di apprezzare la pausa per il pranzo, che oltre ad essere necessaria per fini nutrizionali era anche il momento più eccitante della giornata lavorativa.

Una delle cose che più mi piaceva era osservare nel dettaglio le abitudini alimentari dei miei colleghi: donne spesso munite di tupperware con riso e insalate, bar-ristoranti sotto l’ufficio per i signori uomini e le temibili mense aziendali che mettevano d’accordo tutti in termini di (dis)gusto. Sono passati diversi anni e oggi voglio fare un piccolo sondaggio, un tuffo nel passato, per vedere a che punto siamo. Per farlo ho interpellato un gruppetto assortito di amici professionisti con tanto di pseudonimo.

Torino, Bionda (donna, organizzatrice eventi enologici, 25 anni). In ufficio.
Al mattino mi preparo l’insalata da mangiare direttamente qui in ufficio insieme alla mia collega, mi riunisco con lei e ci mangiamo un bel pasto salutare. Oggi il pranzo prevede radicchio rosso con carote, zucca e funghi trifolati. Radicchio e zucca provengono direttamente dall’orto del mio babbo. L’insalata condita con olio, sale e pepe. Il tutto accompagnato da cracker al sesamo e rosmarino e si beve acqua. Finito il “ricco” pranzo scendo al bar sotto l’ufficio, prendo il caffé e mangio il dolcino che non deve mai mancare: barretta ai cereali.

Bologna. Sfiammato (uomo, senior software architect, 36 anni). Risto/Paninoteca.
La mia pausa pranzo e’ un po’ sfigata dato che la uso per fare sport ed è anche molto facilmente prevedibile.
Oggi, così come domani, alle 11:30 mi nutrirò con un panino integrale farcito con una bella cotoletta, zucchine fritte e mozzarella acquistato nel risto/paninoteca vicino all’ufficio, specializzato in pause pranzo.

Venezia, Micia (donna, redattrice radiofonica, 36 anni). Mensa aziendale.
Io a pranzo non ho alternative: mensa aziendale. Passato il tornello e timbrato il cartellino sono ostaggio dell’azienda. La mensa propone tutti i giorni le stesse cose, oggi ho mangiato quindi la solita cosa: pollo e verdure. Dico verdure perché ho smesso di informarmi, tanto lì alla mensa hanno tutte lo stesso aspetto e sapore. Il caffè del bar aziendale però è una botta di vita!

Firenze, Wolf (uomo, regista e new media manager, 37 anni). Trattoria.
Di solito vado in un bar con servizio mensa a pranzo: cucina espressa, materie prime di qualità, ambiente familiare così come la gestione. I gestori sono due fratelli: uno è un despota, comanda e di solito sta alla cassa, l’altro obbedisce e di solito serve ai tavoli. Si mangiano piatti tipici della cucina fiorentina: notevoli sono la ribollita, la pappa col pomodoro, le pappardelle alla lepre, il peposo alla fornacina, i fagioli all’uccelletto con la salsiccia. Insomma tutta robetta leggera. Oggi ho mangiato la pasta condita col cinghiale, solo la mi mamma la fa meglio. Da bere rigorosamente acqua, altrimenti il pomeriggio lavorativo va a farsi f****e. Il pranzo si chiude con un caffè, il tutto per 8 euro circa.

Milano, Lalei (donna, 37 anni, web editor). Buffet self service.
Qui nel quartiere va molto di moda il buffet self service. Il sistema piace ai milanesi perché è veloce, costa meno e dà l’illusione della scelta. In realtà ogni giorno si finisce per mangiare le stesse cose… a volte con i colleghi ci ribelliamo e sperimentiamo nuovi posti, ma poi finiamo sempre per tornare mestamente al nostro buffet quotidiano. Ma non senza variazioni sul tema. Proprio oggi abbiamo inaugurato la “gragnuola di cotolette”. Una pioggia di fettine panate hanno fatto da antipasto, primo e secondo. Perché? Era l’unica cosa commestibile del buffet…

Pescara, Come Nanni (uomo, ricercatore, 36 anni). Mensa.
L’ambiente che dedico al mio tempo di pascolo è una mensa, dove oggi, come ieri, come domani, l’atmosfera dominante non può chiamarsi solo monotonia ma è un vero e proprio fermarsi del tempo. Centinaia di persone si incontrano a microclan tutti i giorni, tutti i giorni sedendo gli uni vicino agli altri, e che per tutta la vita, fino all’agognato-spaventevole pensionamento non si diranno mai neanche ciao. Dal menù di oggi ho scelto: gnocchi al ragù (qualche santa tradizione si salva!), carne di maiale, patate (lesse, non sbucciate), carote, mandarino. Il tutto bagnato da acqua liscia e concluso con necessario caffè anti-abbiocco postprandiale

Bari, Bisou (donna, segreteria di direzione, 43 anni). In ufficio.
Scelgo sempre un pranzo dietetico a base di verdure lesse, magari insaporite con capperi, olive oppure semi vari. Vicino ci metto una fetta di pane integrale comprato in un forno al mare dove ho la casa, un frutto e qualche volta un po’ di tonno al vapore o simili, come ho fatto oggi. L’unica controindicazione è che mi devo svegliare presto o preparare il tutto la sera prima ma il lavoro ci ha guadagnato in concentrazione e la cellulite è andata via!

Cagliari, Arkham (uomo, ingegnere, 36 anni). Mensa.
Solitamente mangio alla mensa del mio ufficio, oggi per esempio: riso in bianco olio e parmigiano, filetto di persico alla piastra condito con olio e sale, insalata mista con carote grattugiate e per dessert uno yogurt. Da bere solo acqua naturale, praticamente un pasto da degente. In genere opto per un pasto completo ma piuttosto leggero sia per motivi di concentrazione sia per non rischiare la salute!

Ad occhio la situazione mi sembra invariata: si mangiano sempre le stesse cose e si hanno davvero poche alternative. Ed è qui che i nostri lettori e indefessi adoratori di cibo possono intervenire: come ve la cavate durante la pausa pranzo? Avete qualche consiglio da dare per rompere la monotonia?

[Immagini: Al femminile]