Pause pranzo d’Italia

Ebbene sì, anche io, per circa 5 minuti, sono riuscita ad avere un lavoro per così dire, normale. Mi alzavo la mattina, mi vestivo (mai in modo adeguato) e mi recavo al quinto piano di un bel palazzo del centro per accomodarmi dietro una scrivania di legno, legata alla sedia con i fili del mouse e con gli occhi costretti al monitor in stile arancia meccanica. Prima di essere licenziata in tronco ho avuto l’occasione di apprezzare la pausa per il pranzo, che oltre ad essere necessaria per fini nutrizionali era anche il momento più eccitante della giornata lavorativa.

Una delle cose che più mi piaceva era osservare nel dettaglio le abitudini alimentari dei miei colleghi: donne spesso munite di tupperware con riso e insalate, bar-ristoranti sotto l’ufficio per i signori uomini e le temibili mense aziendali che mettevano d’accordo tutti in termini di (dis)gusto. Sono passati diversi anni e oggi voglio fare un piccolo sondaggio, un tuffo nel passato, per vedere a che punto siamo. Per farlo ho interpellato un gruppetto assortito di amici professionisti con tanto di pseudonimo.

Torino, Bionda (donna, organizzatrice eventi enologici, 25 anni). In ufficio.
Al mattino mi preparo l’insalata da mangiare direttamente qui in ufficio insieme alla mia collega, mi riunisco con lei e ci mangiamo un bel pasto salutare. Oggi il pranzo prevede radicchio rosso con carote, zucca e funghi trifolati. Radicchio e zucca provengono direttamente dall’orto del mio babbo. L’insalata condita con olio, sale e pepe. Il tutto accompagnato da cracker al sesamo e rosmarino e si beve acqua. Finito il “ricco” pranzo scendo al bar sotto l’ufficio, prendo il caffé e mangio il dolcino che non deve mai mancare: barretta ai cereali.

Bologna. Sfiammato (uomo, senior software architect, 36 anni). Risto/Paninoteca.
La mia pausa pranzo e’ un po’ sfigata dato che la uso per fare sport ed è anche molto facilmente prevedibile.
Oggi, così come domani, alle 11:30 mi nutrirò con un panino integrale farcito con una bella cotoletta, zucchine fritte e mozzarella acquistato nel risto/paninoteca vicino all’ufficio, specializzato in pause pranzo.

Venezia, Micia (donna, redattrice radiofonica, 36 anni). Mensa aziendale.
Io a pranzo non ho alternative: mensa aziendale. Passato il tornello e timbrato il cartellino sono ostaggio dell’azienda. La mensa propone tutti i giorni le stesse cose, oggi ho mangiato quindi la solita cosa: pollo e verdure. Dico verdure perché ho smesso di informarmi, tanto lì alla mensa hanno tutte lo stesso aspetto e sapore. Il caffè del bar aziendale però è una botta di vita!

Firenze, Wolf (uomo, regista e new media manager, 37 anni). Trattoria.
Di solito vado in un bar con servizio mensa a pranzo: cucina espressa, materie prime di qualità, ambiente familiare così come la gestione. I gestori sono due fratelli: uno è un despota, comanda e di solito sta alla cassa, l’altro obbedisce e di solito serve ai tavoli. Si mangiano piatti tipici della cucina fiorentina: notevoli sono la ribollita, la pappa col pomodoro, le pappardelle alla lepre, il peposo alla fornacina, i fagioli all’uccelletto con la salsiccia. Insomma tutta robetta leggera. Oggi ho mangiato la pasta condita col cinghiale, solo la mi mamma la fa meglio. Da bere rigorosamente acqua, altrimenti il pomeriggio lavorativo va a farsi f****e. Il pranzo si chiude con un caffè, il tutto per 8 euro circa.

Milano, Lalei (donna, 37 anni, web editor). Buffet self service.
Qui nel quartiere va molto di moda il buffet self service. Il sistema piace ai milanesi perché è veloce, costa meno e dà l’illusione della scelta. In realtà ogni giorno si finisce per mangiare le stesse cose… a volte con i colleghi ci ribelliamo e sperimentiamo nuovi posti, ma poi finiamo sempre per tornare mestamente al nostro buffet quotidiano. Ma non senza variazioni sul tema. Proprio oggi abbiamo inaugurato la “gragnuola di cotolette”. Una pioggia di fettine panate hanno fatto da antipasto, primo e secondo. Perché? Era l’unica cosa commestibile del buffet…

Pescara, Come Nanni (uomo, ricercatore, 36 anni). Mensa.
L’ambiente che dedico al mio tempo di pascolo è una mensa, dove oggi, come ieri, come domani, l’atmosfera dominante non può chiamarsi solo monotonia ma è un vero e proprio fermarsi del tempo. Centinaia di persone si incontrano a microclan tutti i giorni, tutti i giorni sedendo gli uni vicino agli altri, e che per tutta la vita, fino all’agognato-spaventevole pensionamento non si diranno mai neanche ciao. Dal menù di oggi ho scelto: gnocchi al ragù (qualche santa tradizione si salva!), carne di maiale, patate (lesse, non sbucciate), carote, mandarino. Il tutto bagnato da acqua liscia e concluso con necessario caffè anti-abbiocco postprandiale

Bari, Bisou (donna, segreteria di direzione, 43 anni). In ufficio.
Scelgo sempre un pranzo dietetico a base di verdure lesse, magari insaporite con capperi, olive oppure semi vari. Vicino ci metto una fetta di pane integrale comprato in un forno al mare dove ho la casa, un frutto e qualche volta un po’ di tonno al vapore o simili, come ho fatto oggi. L’unica controindicazione è che mi devo svegliare presto o preparare il tutto la sera prima ma il lavoro ci ha guadagnato in concentrazione e la cellulite è andata via!

Cagliari, Arkham (uomo, ingegnere, 36 anni). Mensa.
Solitamente mangio alla mensa del mio ufficio, oggi per esempio: riso in bianco olio e parmigiano, filetto di persico alla piastra condito con olio e sale, insalata mista con carote grattugiate e per dessert uno yogurt. Da bere solo acqua naturale, praticamente un pasto da degente. In genere opto per un pasto completo ma piuttosto leggero sia per motivi di concentrazione sia per non rischiare la salute!

Ad occhio la situazione mi sembra invariata: si mangiano sempre le stesse cose e si hanno davvero poche alternative. Ed è qui che i nostri lettori e indefessi adoratori di cibo possono intervenire: come ve la cavate durante la pausa pranzo? Avete qualche consiglio da dare per rompere la monotonia?

[Immagini: Al femminile]

Lorenza Fumelli

10 dicembre 2010

commenti (52)

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  1. schatten ha detto:

    Un po’ fuori tema (non abito piu’ in Italia) vi dico pero’ cosa mangio io a Monaco: a parte l’opzione Butterpretzel, cioe’ un Pretzel aperto e farcito di burro che qui di solito prendiamo come devastante stuzzichino a meta’ mattina, ci sono i panini farciti da comprare nella stessa panetteria, dove pure si trovano uova gia’ sode. Oppure si va al Gaumenspiel, un negozio di te’ e molte delikatessen dove vengono servite 2 zuppe diverse ogni giorno, 7 diversi tipi di insalate, torte salate e dolci. E per finire, un macaron direttamente da Parigi.Economico e buono. C’e’ poi il Gewurzladen, gestito da una signora eritrea che parla anche italiano e che fa ottima cucina eritrea, oppure il bar che a mezzogiorno fa cucina laotiana e tailandese, una delizia, o anche l’angolo del sushi a Karstadt (un grande magazzino) gestito da due signori buthanesi, oppure, per restare in Baviera, l’Osterwaldgarten con buoni piatti tradizionali bavaresi. Ma li’ le porzioni sono davvero giganti, un po’ troppo per la pausa pranzo!

  2. Per quello che è la mia esperienza, mancano le pizzerie a taglio, impraticabili tra le 13 e le 14, i ristoranti cinesi e le piadinerie. Normalmente, questi luoghi sono tutti “tarati” sul prezzo medio del ticket restaurant (buono pasto) che le aziende della zona danno ai loro dipendenti. Purtroppo, spesso è più quello che decide cosa si mangia intorno al posto di lavoro, che altri ragionamenti…

  3. odio la mensa e la rifiuto da anni ormai, una barretta di muesli e una/due mele sono piu’ che sufficienti

    maschio, 14 anni

    1. gianluca ha detto:

      mauro ma tu hai 14 anni ????

  4. Lo spartiacque lo fa la presenza o meno di un microonde in ufficio.

    Se si.
    Si cucina sempre in più a casa, belle scatoline di plastica e freezer. Facile, veloce ed economico a patto di avere un freezer capiente.

    Se no.
    Quando la stagione è calda, insalate a gogo, di verdure ma anche di riso e cereali freddi. Quando è freddo panini e torte salate ma magari qualche minestra/zuppa buona anche freddda/tiepida.

    1. Lorenza Fumelli ha detto:

      poverino… beh per farci partecipare alla tua sofferenza, dopo aver mangiato vieni a farci un report. Ti saremo vicini 😉

    2. Lorenza Fumelli ha detto:

      tra i lavori possibili per un foodwriter, nel post su spigoloso, come ho potuto non aggiungere questo?? Lavoro (anche di segreteria o assistente) per una scuola di alta cucina. Geniale. Assumete?

    3. gianluca ha detto:

      non è che vi serve anche un sistemista IT?
      🙂

    4. Lorenza Fumelli ha detto:

      Si?? ok, mi candido. dov’è questa scuola?

    5. Mr. R ha detto:

      Se vabbè, ma che c’è la compravendita come alla camera??!

    6. aggiungi due posti…è una vera tragedia…può essere sopportata solo condividendola con il maggior numero possibile di persone…:D

  5. Laura ha detto:

    Io mangio nella mensa del Convento di suore per cui lavoro…e alla sera trovo sempre degli avanzi da portare a casa, così non devo neanche cucinare!
    Son fortunata…lo so!

  6. Rik ha detto:

    allora…

    io a mensa ci vado solo per le riunioni sindacali.
    per il resto sella settimana, nel quartiere dove lavoro, posso scegliere tra:

    Lunedì, se bello, pizza da asporto, bibita e caffè a 7 euro, mangiata all’aperto al giardino pubblico sui tavoli.

    Martedì di solito panino col lampredotto in piazza al mercato oppure piatto con lingua, nervetti, lapredotto all’uccelletto ecc.

    mercoledì e giovedi prendo qualcosa ai vari forni/gastronomie nei dintorni e poi torno in ufficio (pappa al pomodoro, tonno e fagioli, ceci, spinaci saltati ecc)

    venerdì, di rito, pranzo in osteria per assaggiare i piatti tipici fiorentini, con un bicchiere di buon vino. tanto la settimana è finita e anche se sonnecchio un po’ in ufficio non casca il mondo 😉

    ogni tanto visita anche alla rosticceria indiana… ma molto di rado. Dopo divento estremamente narcolessico

  7. lespaul ha detto:

    Da tempo ho deciso: a pranzo non mangio niente. Basta panini, o ristoorrendi, pizze toste a taglio. Colazione buona, e cena. Mi dicono tutti che sbaglio. Eppure è dal 2003 che pratico stà follia di dieta. E sto benissimo. Magari domani schiatto. Ma per oggi, anche per oggi,va cosi.

    1. Rik ha detto:

      però di solito chi salta il pranzo poi la sera si mangia un bue. E’ li lo sbaglio infatti. Strafogarsi la sera in preda alla fame. se riesci a mangiare normale non penso sia poi così sbagliata.

    2. sono con lespaul, basta poco per chiudere il buco, una mela o roba cosi’ … portarmi la roba da casa mi uccide psicologicamente, andare al panozzo bar peggio, la mensa e’ deprimente … ca!!eggiare su dissapore invece e’ bello ! quindi perche’ mangiare ?

    3. LucaP ha detto:

      Condivido…mi sono depresso per anni portandomi il cibo da casa, il panozzo è fuori discussione (mi concedo una piadina se sono in zona Romagna), da qualche tempo ormai, mi sveglio un po prima, faccio una colazione con dolce e salato e per pranzo un poco di frutta e un panino ai cereali comprati nella panetteria sotto casa…minima spesa massima resa (per me).

  8. gianluca ha detto:

    io pizza o focaccia da asporto, altrimenti riso freddo o caponata da casa, ogni tanto al self-service, ogni tanto al ristorante, ogni tanto qualche takeaway caldo da ristorante/rosticceria

  9. Mensa. 🙁
    50gr di pasta in bianco, condita con mezzo cucchiaio d’olio e curry in polvere.
    Arrosto magro di maiale, petto di pollo o bresaola.
    Verdura lessa.
    1/2 rosetta, 1/2 acqua, 1 frutto e 1 tentato suicidio come dessert. 😎

    1. ma non è meglio niente? Io, quando sono fuori per lavoro, se il cibo non è buono salto il pranzo…e a cena riesco a non mangiare come un bue…

    2. gianluca ha detto:

      io se salto il pranzo non arrivo vivo a sera

    3. gianluca ha detto:

      no guarda, collasso prima. ho già provato, non per volontà, ma per necessità. arrivo al massimo alle 15, poi se non ho cibo addento qualcuno.
      credo sia una questione di metabolismo. conosco gente che fa lavori manuali anche molto pesanti che salta il pranzo, io non ci riesco proprio. ho un metabolismo veloce ogni 2-3 ore devo mangiare qualcosa, già se mi togli gli spuntini rischio la crisi 🙂

    4. La cosa più divertente di quando anche io utilizzavo la mensa Telecom era quella di parlare con il giusto tono di voce con un collega / compare, mettendo in giro delle voci allucinanti e vedere quanto tempo ci mettevano a fare il giro dell’azienda.

      Provaci Ricca’, è forse l’unica cosa buona che ci puoi trovare….

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