Perché quando siamo troppo vecchi per il rock diventiamo gastrofanatici?

E viene il giorno in cui, finito il giro sul malfamato marciapiede del rock cambia l’oggetto della nostra ossessione.

Non le abitudini — ai trentenni far casino piace ancora — ma commentare un vino non ci intimidisce più, dei ristoranti diciamo cose tipo “l’esperienza più formativa dell’ultimo anno” e gli altri non ridono di noi; cicaliamo di lussuose vivande senza sentirci evidentemente indegni.

E pur se gli anni del salvagente colle paperelle son passati da un po’, non è che i nostri eroi agiscano diversamente : Bob Dylan fa il vino, Sting l’olio, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand si mette a scrivere libri di ricette.

Così, mentre Moby compra un ristorante vegetariano, Mick Hucknall dei Simply Red un altro pezzo di terra, e mentre noi pensiamo: “permettete che vi dica una cosa dei ricchi: io sarei un ricco migliore” (‘che ormai certe cose le conosciamo meglio di loro), senza rendercene conto vino&cucina ci hanno preso nella rete. Quando ormonare per la musica non è più così divertente, cambiamo gusti culinari e attacchiamo con il cibo.

Invariabilmente.

Alla fine del pistolotto, ammirato Michael Stipe dei Rem con Joe Bastianich e Mario Bataly di Etaly, o Adam Horovitz, l”Ad-Rock” dei The Beastie Boys nel programma di Martha Stewart, ditemi, quanti di voi lettori di Dissapore trenta-quarantenni si riconoscono in questo profilo?

[Fonti: SoundsBlog, Moby.com, immagini: Rolling Stone.com]