Per fare lāimpasto della pizza si parte dallāacqua o dalla farina? E perchĆ©? Chiudiamo definitivamente la questione con lāaiuto di Giovanni Tesauro, ingegnere e consulente alimentare nel settore della panificazione.
Ah la scienza e il progresso tecnologico, codesti sconosciuti. In qualsiasi lavoro, dal meccanico allāingegnere, dallāidraulico allāelettricista, lo sviluppo di competenze e lāapprodo di strumenti più avanzati ha da sempre permesso di migliorare i processi, le attitudini e quindi il prodotto/servizio offerto al cliente, più standardizzato, sicuro e certificato rispetto a un tempo.
Tutto ciò avviene ovunque ed ĆØ oggettivamente innegabile. Eppure, solo nella cucina, e in particolar modo nel campo della pizza, ancora si fatica ad accettare gli aspetti positivi del progresso. Quante volte avete sentito la frase āera meglio come si faceva anni faā? O ancora āmia nonna con mestolo e mattarello dava la paga a tutti sti chef stellatiā?
Nel mondo pizza poi, si attraversa ancora una situazione surreale. Pratiche centenarie, come lāutilizzo del forno a legna, lāimpasto a mano e la gestione a temperatura ambiente vengono ancora viste come migliori in modo assoluto, solo perchĆ© provenienti dalla tradizioni. E tra tali pratiche, ve ne ĆØ una ancor più illogica di tutte: lāusanza, nellāimpastare, di partire e di basarsi sullāacqua anzichĆ© sulla farina.

Bene, direi che ĆØ il caso di snocciolare la questione in via definitiva, con lāaiuto diĀ Giovanni Tesauro, consulente alimentare nel settore della panificazione che abbiamo giù avuto modo di intervistare per smentire bufale come lāinfluenza dellāumiditĆ nellāaria sugli impasti e la pizza a morbillo.
Ingegnere Aerospaziale con Master in Sviluppo Umano e Ambiente, Meteorologo, da 15 anni consulente e project manager per aziende e municipalitĆ , e da 5 anni consulente alimentare nel settore della panificazione, specializzato nelle varie tipologie di pizza e focaccia.
Terminate le usuali presentazioni, partiamo con il botta e risposta, non prima di aver fatto il solito ma doveroso disclaimer:Ā non serve un ingegnere per fare una pizza fatta bene, lungi da noi sostenerlo, il punto ĆØ cheĀ la veritĆ Ā non può essere soggettiva. Lāunica veritĆ ammissibile ĆØ quella data dalla scienza.
La questione dellāacqua
ā Ciao Giovanni, come sempre iniziamo dal dare qualche definizione, facendo luce sulla questione. Cosa si intende per āpartire dallāacqua per un impasto e non dalla farinaā?
āMolto semplicemente, nella scuola napoletana si impasta versando lāacqua nel recipiente (che sia esso una ciotola o la vasca dellāimpastatrice), per poi aggiungere la farina e il resto degli ingredienti.
Tutte le dosi di una ricetta vengono quindi rapportate allāacqua stessa: per ogni litro di acqua si calcolano, per esempio, 1.6 kg di farina, 50 gr di sale e 1 gr di lievito di birra. Una pratica oggi decisamente errata e assolutamente insensata.ā
Le usanze storiche, le tradizioni e la scuola napoletana
ā Da dove deriva tale usanza?
āNon ĆØ un segreto che la scuola napoletana sia quella più antica, più tradizionale, quella che ha radici nella notte dei tempi. Parliamo di 100-150 anni fa, quando si utilizzava lāunico forno che cāera (a legna), si gestiva il tutto a temperatura ambiente e soprattutto si impastava a mano.
Ebbene, chiunque abbia un poā di dimestichezza con la materia sa benissimo quanto sia più semplice impastare a mano partendo dallāacqua e non dalla farina, perchĆ© banalmente ĆØ più facile asciugare una pastella che via via diviene sempre più solida rispetto a inumidire una massa grezza.

Quando con lāavvento del progresso tecnologico sono arrivate le prime impastatrici, con poche competenze e consapevolezza si ĆØ semplicemente replicato quel che giĆ si faceva.ā
ā Quindi tutto ciò veniva fatto in epoche profondamente differenti da quella attuale, corretto?
āEsattamente, ma ĆØ bene sottolineare che quel che si fa in una determinata epoca storica non ĆØ per forza di cose la migliore soluzione percorribile, ma semplicemente lāunica realizzabile con i mezzi a disposizione.
Riferirsi a quel che si faceva 100-150 anni fa ĆØ ridicolo, ed ĆØ una convinzione che ormai esiste solo nella pizza, mentre in tutti gli altri campi siamo andati avanti.
Immaginate se a un produttore di vini andaste a dire che era meglio quando le uve si schiacciavano con i piedi, o se durante una discussione con un pasticciere affermaste che il pan di spagna veniva meglio con i forni indiretti a gas anzichƩ con i moderni a convezione.
Tutto ciò veniva fatto quando esigenze tecniche non cāerano, quando non si avevano competenze e soprattutto quando non si ricercava nemmeno chissĆ quale prodotto, ma si mangiava solo per riempirsi la pancia.
Vien da sĆ© che non lavorando per definire una determinata struttura dellāimpasto, idratando al 50%, avendo ogni giorno poche farine e sempre diverse, si amalgamava alla buona cercando il famoso punto di pasta.ā
Il punto di pasta
ā Ecco, siamo arrivati a un punto focale. Ha davvero senso ancora oggi parlare di āpunto di pastaā?
āNo, nella maniera più assoluta. Ć ridicolo come ancora oggi si possa pensare che un pizzaiolo qualsiasi debba mettersi lƬ quotidianamente a scoprire quanta farina buttare nellāacqua in base a clima, condizioni esterne o comportamento della farina. Oggi, con la standardizzazione di farine sempre più qualitative, il loro comportamento lo vedete la prima volta che ne utilizzate una nuova, dopodichĆ© le dosi possono considerarsi invariate e il processo non cambia.

CāĆØ poi da considerare che la maggior parte dei militanti nella vecchia guardia ĆØ ancora gelosa dei proprio metodi, come se dietro ci fosse chissĆ quale segreto.
Il non affidarsi alla scienza, alle cose oggettive, alla razionalitĆ del progresso tecnologico consente di mantenere unāaura quasi mistica dellāartigiano, come se la bontĆ del prodotto non dipendesse da cose oggettivabili da chiunque abbia competenze ma da un suo talento misterioso, e questo gli fa sentire il potere sulle cose come se ce lāavesse solo lui.
Sono come gli arbitri di calcio che hanno rifiutato per anni di avere moviola e telecamera sulla linea della porta; se introduci un oggetto che ti dice inequivocabilmente se la palla ĆØ dentro ĆØ fuori ti toglie un poā di potere, del giudizio insindacabile.
Purtroppo la gelosia rispetto a un proprio metodo o ricetta rende il professionista una persona poco raccomandabile.ā
Limiti tecnici e professionali
ā Quali sono i limiti tecnici nellāapplicare ancora questa usanza retrograda?
āAnzitutto bisogna sempre tenere conto che ĆØ la farina che assorbe lāacqua, non il contrario.
Bisogna ragionare su quanta acqua assorbe la farina, non su quanta farina sia necessario buttare nellāacqua. Secondariamente, si consideri che oggi il mercato italiano ĆØ uno dei più variegati al mondo nella produzione di farine di qualsiasi tipo, che hanno permesso lāentrata in auge di prodotti molto più idratati, anche nella stessa pizza napoletana.
Ecco, provate quindi a realizzare una teglia romana allā80% di idratazione partendo dallāacqua, poi mi dite che succede. Lāassorbimento di acqua nella farina non ĆØ cosƬ semplice, non avviene in maniera strettamente lineare. Mescolare e impastare non sono la stessa cosa.ā
ā Quali implicazioni può portare il confronto tra due metodi di ragionamento completamente differenti?
āOggi la pizza ĆØ e deve essere considerata un lavoro come un altro. Ć un campo in cui dobbiamo apprendere competenze completamente diverse da prima per riuscire a sfondare, ad avere successo.
E come si può pensare di andare avanti se si continua a ragionare come 100-150 anni fa?
Tale questione risulterebbe anomala e insensata in qualsiasi altro lavoro, perchƩ nella pizza dovrebbe essere diverso?

Oggi la pizza, il pane e la focaccia sono mondi di confronto, dove ĆØ importante dialogare con altri professionisti e capire al volo come ragiona la persona con cui stiamo parlando, come lavora, che prodotto realizza e quindi come ĆØ possibile rapportarlo al proprio per migliorarlo.
Tale discorso ĆØ inattuabile se tutto il mondo lavora in maniera completamente diversa, con altre unitĆ di misura. Ć come se due ingegneri dialogassero su una questione tecnica, e uno ragionasse in Kilogrammi mentre lāaltro in Libbre. CāĆØ chi dice che si fa tanto fumo per niente, perchĆ© basta che le proporzioni siano corrette e la ricetta sia giusta. Niente di più sbagliato: la ricetta non conta nulla, contano il processo e le competenze per apprenderlo rapidamente.ā
Perfetto, ora siete pronti per rispondere adeguatamente quando qualcuno vi lascia una sua fantomatica ricetta segreta usando gli ingredienti rapportati allāacqua.