di Cinzia Alfè 14 Maggio 2016
robot da cucina

Planetarie: alzi la mano chi ce l’ha. Anzi, facciamo prima a farla alzare a chi NON ce l’ha. Perché ormai, la planetaria, ce l’hanno praticamente tutti.

La planetaria si è ormai consacrata come la scoperta del secolo, e il nome – infingardo – ci rimanda a notturni scrutamenti di cieli stellati e firmamenti di pianeti lontani e misteriosi.

Niente di tutto questo: la planetaria è una impastatrice. Sì, una banale impastatrice.

Eppure, da quando Montersino – sant’uomo – anni fa iniziò ad impazzare in rete manipolando il misterioso strumento, legioni di umanità varia hanno cominciato a sbavare per questa impastatrice.

Ma alla fine, poesia e firmamenti a parte, ci siamo mai chiesti se questo miracolo della tecnica sia poi veramente così indispensabile, così imprescindibile nelle nostre vite e nei nostri impasti?

Davvero ha relegato nello spazio di nano-secondo tutti gli elettrodomestici che avevamo usato nella categoria dei vecchiumi obsoleti da museo o di indegno ciarpame?

Chi scrive, cioè io, ha utilizzato gloriosamente per quasi tre decenni quello che veniva semplicemente chiamato “robot da cucina”, ora promosso a “food processor”, con cui ha impastato infinite frolle per crostate e vagonate di impasti per pizza, montato carriole di panna e mescolato centinaia di impasti della serie “una torta in due minuti“ buttando tutti gli ingredienti nella tazza del frullatore senza nessun ordine o ritegno, ed ottenendo sempre dei risultati più che apprezzabili.

Davvero avevo bisogno della potentissima planetaria di cui anche io, ebbene sì, mi sono dotata, come tutto il mondo food addict?

Intimamente angustiata da questo dubbio, ho cercato quindi di trovare delle risposte più o meno oggettive, comparando i due elettrodomestici per capire se davvero la planetaria sia così imprescindibile per impastare, come crediamo, o se invece il vecchio e caro robot da cucina sia stato ingiustamente spedito in soffitta.

E quindi, ho eseguito un mio personalissimo test che condivido volentieri, per chiarire le idee a chi, come me, avesse ancora qualche dubbio sull’effettiva utilità di una planetaria per uso domestico/familiare.

Inizio il mio test proprio con la prova di impasto di lievitati, proseguendo poi con gli altri due tipi principali di impasti, vale a dire impasti per frolle e impasti detti “masse montate”, tipo cioè pan di Spagna o plum – cakes, impasti cioè che prevedano una montata o di uova e zucchero oppure di burro e zucchero.

Proseguo poi con altre caratteristiche che non hanno a che vedere con l’impastamento (quali funzioni, accessori, estetica o prezzo), ma che comunque hanno il loro peso nella determinazione dell’utilità, della praticità e dell’accessibilità dei nostri aiutanti in cucina.

Iniziamo.

1) Impasti per lievitati

impasti per lievitati

Pizze, focacce, piadine e anche grandi lievitati dolci come pandori, panettoni e colombe. Qui la planetaria si gioca la sua fama di indispensabile, qui il gioco si fa duro, qui si giustifica la sua stessa esistenza!

Bene, allora, sappiate che per fare “ incordare”, cioè trasformare in un impasto degno di questo nome i vostri due o tre etti di farina, mangerete circa quaranta minuti della vostra esistenza: tanto ci mette la pappetta di acqua e farina a “sviluppare la maglia glutinica”, cioè a trasformarsi in un impasto degno di questo nome e che rappresenti qualcosa di edibile.

Quaranta.

Oltretutto, in questi quaranta minuti di vita non pensate di farvi tranquillamente gli affaracci vostri lasciando la macchina lì a girare, figurati: dovrete ribaltare l’impasto almeno due o tre volte, staccare le parti attorcigliate al gancio, variare la velocità quando necessario (vale a dire aumentarla di brutto quando starete per perdere ogni speranza di ottenere una parvenza di impasto), e tenere tutto sotto controllo in continuazione.

Sicuri di voler proprio impegnare così quaranta minuti della vostra vita quando invece, impastando a mano, avreste lo stesso risultato in meno di dieci minuti?

E soprattutto, come se la cava il caro e vecchio robot?

Beh, nel robot, in una manciata di minuti, anzi, di secondi, così come riportato nel libretto di istruzioni e come confermato da pratica ultradecennale sul campo, avrete la vostra bella e liscia palla di impasto.

E non voglio neanche sentire i più puristi tra voi che dicono che comunque l’impasto da planetaria risulterebbe mille volte meglio: in una prova alla cieca, forse solo il palato assoluto di Mr. Massari e quello di Bonci distinguerebbero i due tipi di impasto.

VERDETTO: Quindi, questo punto, che vale due perché è il più importante per una planetaria, se lo aggiudica il robot: due punti al robot!

2) Impasti per paste frolle

Mettendo tutti gli ingredienti nel robot alla cz, ooops, alla rinfusa, in poco più di un minuto si ottiene una frolla perfetta, che in cottura risulterà fragrante e croccante, senza rischio alcuno di ritrovarsi ad addentare una suola da scarpe dura e gnecca come solo le crostate, quelle infingarde, possono essere.

Nella planetaria ci metterete, con il gancio a scudo, o a kappa, o a foglia o come cavolo lo volete chiamare, almeno un paio di minuti in più, ma poca roba.

VERDETTO: Diciamo che questo round si conclude con un bel pari (anche se il robot ci mette meno)

3) Impasti per masse montate (pan di Spagna, plum –cake)

planetaria, impasto

Qui diciamo che forse la planetaria ci mette qualche minuto in meno, in virtù della sua mega frusta professionale che ingloba non solo aria ma interi tornadi.

VERDETTO: E questo round lo assegniamo alla planetria, perché siam buoni e anche obiettivi, poche storie.

4) Peso

A meno che non abbiate una cucina hollywoodiana o una modello mensa aziendale, non avrete certo lo spazio per tenere sempre a portata di mano e in bella mostra su un tavolo tutti i vostri strumenti di lavoro pronti per l’uso eventuale, ma li tirerete fuori da un ripostiglio o da uno scaffale ogni volta, alla bisogna.

In questo caso, vi sposterete in media circa nove chili minimo per una planetaria contro i cinque e mezzo medi del robot.

E non è che sia sempre così agevole spostare questi due pesi piuma, anzi, molte volte al solo pensiero di spostare l’attrezzo, vi deciderete, per i miseri tre etti di farina che vi servono per la vostra pizzottella casalinga, a impastare a mano.

VERDETTO: In ogni caso, sempre meglio spostare cinque chili e e mezzo piuttosto che nove: punto al robot. Oltretutto mi ha dato anche la possibilità di usare l’espressione “piuttosto che” in modo corretto, e questo gli fa guadagnare la mia riconoscenza e gratitudine sempiterna.

5) Potenza

robot da cucina, potenza

Sì, le planetarie son potenti, ma quanto? Per essere affidabili non devono scendere assolutamente sotto i 1000 watt, per arrivare, nei modelli più tosti, fino ai 1500/1800 Watt. Un robot medio, si aggira sugli stessi valori. Uguale potenza quindi? No, affatto.

Se escludiamo alcuni modelli di planetarie che hanno il motore “ a presa diretta”, cioè posto direttamente sulla testa del braccio impastatore (cioè le Kitchen Aid della Artisan e la Kmix della Kenwood), le altre planetarie hanno praticamente tutte il motore nel corpo macchina, cioè distante dal braccio.

L’energia motoria è trasmessa da giunti e cinghie di trasmissione che fanno perdere molta dell’energia nominale: per una potenza di 1000 watt nel corpo motore, quella effettiva che arriva al braccio è circa la metà.

Quindi, una planetaria comune, con motore nel blocco macchina e con nominali 1000 watt di potenza, in realtà ci erogherà una potenza effettiva di 500 watt (diverso il discorso per le planetarie a presa diretta, in cui i watt nominali corrispondono a quelli effettivi erogati, ma sono la minoranza, per quanto riguarda il mercato italiano).

I robot, invece, sono tutti a presa diretta, quindi i 1000 watt nominali sono effettivamente quelli erogati.

Conclusione: i robot sono molto più sinceri ed hanno una capacità di lavoro praticamente doppia rispetto ad una comune planetaria a parità di Watt.

VERDETTO: Punto al robot, indiscutibilmente.

6) Funzioni e accessori

Entrambe le macchine hanno il classico fottìo di funzioni, se adeguatamente accessoriate, e quindi se con una potremo tirare la sfoglia, con l’altra potremo grattugiare fior di parmigiani e pecorini. Ormai tutte fanno praticamente tutto.

VERDETTO: Quindi, anche questo round si conclude alla pari.

7) Estetica

robot da cucina, estetica

Ecco, come estetica, i miei occhi, per quanto non particolarmente di mondo, hanno di sicuro potuto ammirare di meglio che planetarie e robot da cucina, e quindi direi che nelle versioni standard i due nostri amici se la giocano alla pari e si rivelano per quello che sono: elettrodomestici.

Potenti, curati, con una certa linea che vuole essere a volte aggressiva, a volte retrò ma ecco, direi che siamo ancora distanti da Michelangelo o dal Canova.

Fanno eccezione comunque alcuni modelli di planetaria della Artisan o la linea Kmix della Kenwood, che nelle loro belle laccature colorate fanno la loro porca figura anche in sala da pranzo. Beh, magari in sala da pranzo no, ma in cucina sì, dai.

Ad ogni modo non mi sento di regalare la vittoria alla planetaria solo perché alcune linee sono laccate e colorate: elettrodomestici sono e elettrodomestici rimangono, su!

VERDETTO: Punteggio pari.

(8) Prezzo

E qui sono lacrime amare. Se infatti con 200 euro vi portate a casa già un bel robot e con 400 avrete un “Signor” robot, con gli stessi euro, cioè 400, riuscirete invece a portarvi a casa solo una planetaria di livello medio basso, inaffidabile o comunque di un modello ormai “vecchio”, mentre per una buona planetaria dovrete superare tranquillamente i 700 euro.

E non sono pochi.

VERDETTO: Punto netto al robot.

(9) Qualità, materiali e compagnia bella.

robot da cucina, qualità

Non saprei come giudicare: ho rotto personalmente e indefessamente pezzi e componenti sia di planetarie che di robot, dopo comunque prolungati usi ossessivo-compulsivi, soprattutto del robot. Direi che qui, oltre all’affidabilità del produttore, c’è una gran componente di c…o, alias di buona o mala sorte.

VERDETTO: Pareggio, sperando sempre nella buona stella e di non esserci portati a casa l’unica macchina difettosa della partita (cosa che puntualmente accade).

(10) Acc… mi manca il decimo.

Facciamo così, assegniamolo al robot e non se ne parli più.

CONCLUSIONI

robot da cucina dall'alto

Vabbè, ormai però la planetaria l’ho comprata, i soldi li ho spesi e quindi ho deciso che vince la planetaria, test o non test!

E basta.

Tutti d’accordo oppure la smania da planetaria si è impossessata anche di voi?