di Massimo Bernardi 17 Agosto 2010

In Aprile ormoniamo al solo pensiero di estinguere con un colpetto di lingua spigole e Chablis. O una succosa fetta di anguria. Adesso è agosto, ci siamo tolti la voglia di grigliare pesci e carni, il pomodoro fresco sembra ormai una banalità rivoltante. Per farla breve: più l’estate avanza più il cibo associato al caldo ci annoia. Ma è ancora troppo agosto per pensare all’autunno. Come ricatturare allora la nostra joie de vivre gastrofanatica? (Perché questi son pensieri gastrofanatici, sia chiaro, ‘che i problemi sarebbero altri).

Finisce così che riscopri cose che prima schifavi (le uova di Parisi) e sfoci nell’adorazione dei pecorini di D.O.L. – Vincenzo Mancino iz de niu Esperya – del pane di Gabriele Bonci e di tante pietre miliari che gli amici in vacanza chiamati per avere lumi con la scusa di Ferragosto, consigliano di provare ma che hai snobbato perchè i polli del Feudo di Monica Maggio erano molto risolutivi. Poi però non ce la fai, scorri l’Internez alla ricerca della Rivelazione. Sei pronto a lasciare le birre allo stato puro del Birrificio Menaresta su un mobiletto a fare la polvere, in attesa che qualcosa dalla fighezza superiore, un po’ tipo gli agrumi delle Galline Felici, ti prenda e non ti molli più almeno per i prossimi 3 mesi.

Da questo sentimento dovrebbe nascere una nuova ondata che prende dai caposcuola che furono. Da quali nuovi Spigaroli dovrei approvvigionarmi per riaccendere la joie de vivre gastrofantica? (Meglio ancora se l’acquisto si potesse fare con un clic). Oppure, a chi dovrebbero rivolgersi le mangiatoie di ogni ordine e grado interessate a clienti come me per evitare la banalità del solito ordine da Longino & Cardenal? Pasta, formaggi, salumi, carne, conserve, dolci, va bene tutto. Ferragosto è passato, stiamo cambiando i vestiti e forse un po’ anche noi.

[Immagine: Maurizio Camagna]