di Massimo Bernardi 8 Luglio 2011

Fortunata combinazione: la scrittrice Camilla Baresani, vista di recente nelle sbracciate vesti di giudice a La notte degli chef, intervista l’incazzoso chef britannico Gordon Ramsay per Sette, l’inserto del Corriere. Contemporaneamente, il Guardian compila un ricco elenco di sbroccamenti televisivi dell’eroe di “Hell’s Kitchen”. Rimescolare le due cose può aiutarmi a capire se è vero, come sospetto, che tra i lettori di Dissapore si annida l’italian fan club del campione mondiale di F Word.

«Negli show televisivi è una sorta di Sgarbi della cucina. Senz’altro è un fuoriclasse dei fornelli, senz’altro è pieno di idee, senz’altro è comunicativo e irriverente. Ma il gusto di esibire il proprio cattivo carattere a volte gli prende la mano, e insulta, e s’imbizzarrisce – di fatto facendo spettacolo. Così è diventato il divo dei ragazzini e degli sprovveduti in materia culinaria, che da lui tendono ad apprendere non tanto le raffinate tecniche di cucina quanto le più scenografiche modalità di insulto. Parliamo dell’eccellente chef inglese Gordon Ramsay. I suoi reality/talent show televisivi, trasmessi in tutto il mondo (Hell’s Kitchen, Kitchen Nightmares, The F Word) lo hanno reso talmente celebre anche presso persone abituate a mangiare cibi scadenti o raffazzonati, che conta un affollatissimo “italian fan club”, come fosse un cantante o un calciatore. Tuttavia questi suoi show mostrano meglio di tanti altri programmi sugli chef in quale razza di guaio si infili chi pensa di aprire un ristorante (o di lavorarci) come fosse un piacevole diversivo, rispetto ad altri lavori di peggior fama. Disciplina, velocità, arguzia, propensione al sacrificio e una formazione che non ha nulla da invidiare a quelle dei film girati nelle accademie militari americane: questa è la vita di un aspirante chef che abbia delle ambizioni, e questa è stata anche la vita di Ramsay, oggi detentore di 9 stelle Michelin, profuse tra i suoi ristoranti sparpagliati in tutto il mondo. Declinazioni della casa madre, cioè del Gordon Ramsay Restaurant di Londra dove ha ottenuto tre stelle Michelin quando era solo trentaquattrenne. Insomma, questo Gordon Ramsay concentra in sé l’esclusività creativa e qualitativa dell’alta cucina, il pop televisivo britannico declinato all’americana, una strepitosa attitudine imprenditoriale e una buona solidità famigliare (si è sposato una sola volta, nel ’96, e ha quattro figli tutti con la moglie, cosa che per una celebrity come lui è alquanto bizzarra).

Un impavido cliente vuole più zucca nel suo risotto.

I maialini cresciuti dai bambini di Ramsay vengono folgorati, incatenati per le zampe posteriori e issati al soffitto per essere sgozzati.

Ramsay uccide una renna a bruciapelo e la scuoia. A Natale, naturalmente.

[Crediti | Link: Guardian, articolo di Camilla Baresani per Sette, Immagine: Tv.com]