di Cinzia Alfè 8 Luglio 2016
tagliatelle alla bolognese

“Bologna è la casa degli spaghetti alla bolognese, come si fa a non amarla?”

Queste le eretiche parole scritte du Twitter da Ryanair, che per promuovere il suo scalo nel capoluogo emiliano tira in ballo con fare piacione i famosissimi  “spaghetti alla bolognese”.

Peccato che l’aria rarefatta delle grandi altezze debba avere confuso le idee alla nota compagnia aerea, che ha confuso ragù e tagliatelle alla bolognese con i più comuni e popolari spaghetti, che di bolognese ben poco hanno.

Ma se nell’alto dei cieli si farnetica sui fantomatici spaghetti, ci pensa subito l’aeroporto bolognese Marconi a riportare con i piedi per terra la compagnia aerea, con un tweet che con irrefrenabile istinto patriota recita: “Grazie, Ryanair, ma Bologna è la casa dei tortellini, tagliatelle, mortadella ecc. ma non abbiamo spaghetti!”.

Capito? Niente spaghetti, e poche storie!

D’altronde, ne è convinta pure la BBC ed il suo giornalista Michel Portillo che, in una delle puntate del documentario “Great Continental Railway Journeys” si è addentrato per il quadrilatero bolognese domandando ai perplessi passanti dove avrebbe potuto gustare i famosi spaghetti alla bolognese.

Non ricevendo alcuna risposta sensata, è poi capitato in un pastificio dove, a suon di tagliatelle e ragù lo hanno definitivamente convinto che no, gli “spaghetti” alla bolognese non esistono, che sono solo un grossolano strafalcione dovuto all’ignoranza di chi bolognese non è.

Equivoco definitivamente chiarito, quindi?

Macchè! Per nulla. Anzi, è arrivata fresca fresca la nuova puntata della telenovela in salsa – anzi, in ragù – bolognese.

Infatti, pare che un avvocato di Bologna, tal Gianluigi Mazzoni, uno cioè che per definizione o per contratto i piedi dovrebbe averli ben piantati a terra e la testa lontana dalle nuvole e dai cieli solcati da Ryanair, abbia trovato, insieme allo chef Stefano Boselli di  San Giorgio di Piano, la ricetta dei “veri” spaghetti alla bolognese.

Un piccolo tesoro scoperto non rispolverando antichi ricettari polverosi o raggiunto dopo estenuanti ricerche nelle biblioteche comunali ma basandosi invece sui …”ricordi”. Ricordi di mamme, nonne, zie, trisavole e tutta quella bella congrega lì, appartenenti va da sé a famiglie di sicura e comprovata stirpe bolognese, alla voce “cucina del recupero”.

“Un piatto povero” –si sente pure in dover di spiegare Mazzoni– “che veniva consumato nei giorni feriali usando un po’ di ragù, magari rimasto dal piatto principe della domenica, tagliatelle, lasagne e tortelloni.

Il condimento si faceva partendo con sedano, carota, cipolla, pancetta e salsiccia.

Poi iniziava la preparazione sui fornelli e si aggiungeva il ragù e una verdura, solitamente piselli. La ricetta prevedeva un po’ di concentrato di pomodoro.

Il tutto da amalgamare a fuoco basso e, infine, condire agli spaghetti.

Gli spaghetti alla bolognese esistono e noi volevamo svelare questo mistero nato all’estero”.

Cioè, fatemi capire.

Praticamente, avete preso “un po’ di ragù”, ovviamente bolognese, avanzato dal pranzo della domenica, lo avete poi rinfrescato con un po’ di soffritto, due piselli e un po’ di concentrato di pomodoro, avete preso due spaghetti –perché le tagliatelle (bolognesi) ve le siete sbafate tutte la domenica precedente–  avete rimescolato tutto e questa sarebbe trionfalmente annunciata all’universo mondo come  “la ricetta dei veri spaghetti alla bolognese”?

E si avrebbe pure l’ardire di voler “svelare questo mistero nato all’estero”?

La grande scoperta sarebbe quindi una versione riveduta e corretta della “cucina degli avanzi e del riciclo”, applicabile al ragù bolognese così come al gulasch ungherese o al  cacciucco alla livornese?

[Crediti | Link: Repubblica Bologna]