di Elena Mancioppi 27 Settembre 2016

Immaginatevi una discussione con Oscar Farinetti.

Bene.

Metteteci anche Sergio Capaldo e Franco Boeri.

Perfetto.

Aggiungete ora Joe Bastianich.

Nessun castello in aria: al Dissapore Café li abbiamo avuti tutti con noi. Insieme.

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Uno di quegli incontri alla “Intervention”, scritta rossa su cartellone bianco, per nulla rassicurante, di How I Met Your Mother.

Oscar Farinetti, l’apologeta del Made in Italy, il paladino dello storytelling, quello che “Io faccio tanto il figo ma di cibo ci capisco poco” (sì, lo ha detto veramente) ha scritto un +3 vicino al suo nome inserito nella lista degli invitati.

Il suo primo accompagnatore, o, vista la durata della loro relazione, sarebbe forse più opportuno chiamarlo compagno, è Sergio Capaldo. Magari Oscar è il tipo da “Perché dobbiamo classificarci se stiamo così bene insieme?

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Capaldo nasce veterinario.

È diventato poi il fondatore di La Granda, associazione nata nel 1996 e formata, in gran parte, da produttori del Consorzio di Tutela della Razza Bovina Piemontese. Un progetto che ha reso possibile il riconoscimento della Razza Piemontese Fassona come primo Presidio Slow Food.

Per voi che da Eataly ci bazzicate, è quello dei “Giotto”.

Responsabile della selezione delle razze bovine, worldwide e in Italia, è sostenitore del “simbiotico” che prevede tre accorgimenti: un miglioramento della fertilità del suolo a partire dalle tecniche agronomiche (che influiscono naturalmente anche sulla carne), un prodotto differente che possa vantare valori nutrizionali peculiari, la salvaguardia dei batteri.

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“A noi il cibo serve a trasportare gli elementi del terreno al nostro secondo cervello. La Monsanto e gli altri hanno giocato a rubamazzetto, allora noi dobbiamo prenderci il microbioma della terra.”

Il secondo accompagnatore è Franco Boeri dell’oleificio Roi, che dal 1980 spreme le olive dell’entroterra ligure e produce un olio extravergine d’oliva diventato poi quello ufficiale di Eataly.

L’azienda ha mostrato presto una forte propensione per il mercato estero (oggi il 92% del fatturato è all’estero, ed esporta in 18 nazioni diverse) e dalla Germania, primo traguardo, è arrivato anche a Dubai.

La relazione con Oscar Farinetti nasce nel 2004 e già ai suoi albori innesca una crescita, lenta e graduale, del business.

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Più che un fidanzamento, una tresca. La moglie di Boeri, ammette lui, non condivide in toto la scelta di vendere tramite la GDO, preferendo le piccole botteghe specializzate. Un affaire adulto e consapevole di cui tutte le parti, con tacito accordo, godono.

Un Vicky Cristina Barcelona in cui Farinetti, nel sensuale ruolo di Cristina, si fa sale e contrappeso nel rapporto tra Juan Antonio e Maria Elena.

E poi, Joe Bastianich.

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Il giovane, complice e sferzante, con le idee.

E i mezzi.

Verso la fine degli anni ’70, con le prime importazioni di prodotti oltreoceano, la cucina italiana in America era fasulla e stereotipata. (Conosciamo bene gli spaghetti scotti conditi col ketchup, quindi non ci indugeremo un minuto di più.)

Ma Joe, che alle sue origini italiche ci tiene, ha deciso di lavare col sangue quest’immagine turpe e riprovevole e lo ha fatto a colpi di pasta al dente ed eccellenze regionali “Con una ristorazione che è l’anteprima di Eataly”.

Innamoratosi del negozio originario di Torino, si è messo in affari con chi è riuscito a concretizzare quello che lui stesso definisce “Il lavoro di tutta la mia vita”.

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“Eataly ha cambiato il cibo nel mondo e ha cambiato, dopo la sua apertura, anche New York. Ha avuto la potenza di rivoluzionare le abitudini di vita di un popolo, ha creato una democrazia civica che prima non c’era.

I newyorkesi erano molto rigidi nei posti che frequentavano, per quanto riguarda la provenienza sociale: non si mescolavano mai. Eataly, invece, è diventata la piazza di tutti e per tutti.”

Dopo un discorso in un italiano perfetto, Bastianich ci ha svelato il suo segreto: “Quando mi mancano le parole le invento, come mi ha insegnato mia nonna.”

Perché, scusa la petulanza Joe: se una cosa fa ridere, fa ridere.

Vuoi che muoro? cit.