di Dissapore Dissapore 8 Maggio 2012

“Aprire il frigo e pubblicarlo richiede più intimità che mostrare l’album di quando si è adolescenti (cioè al culmine della bruttezza)”, scrive l’editor di Dissapore Cristina Scateni. In effetti, il vecchio adagio dei nativi americani andrebbe modificato: “Non giudicare il tuo vicino finché non avrai sbirciato per due lune nel suo frigo”.

Chi avrebbe mai detto che l’impermanenza delle cose terrene nel frigidaire di Lorenza Fumelli vale per tutto tranne per il guanciale? O che Sara Porro si dà al sushi a domicilio? O che Fiorenzo Sartore beve rosso freddo di frigo? Voyeristicamente vostri, gli editor di Dissapore Media aprono le porte dei loro frigoriferi. Domani la seconda parte.

Lorenza Fumelli, Dissapore.

Il cuoco riesce a creare con poco. Il genio ci riesce persino con quello che ho io nel frigo. A dominare impavido, nel ripiano più alto, c’è lui: il Guanciale di Amatrice. L’impermanenza delle cose terrene vale per tutti i fenomeni tranne per la presenza del guanciale nel mio frigo.

Al suo fianco giace desolato un salame, incerto se ammuffire entro la giornata o concederci un’altra possibilità. Qualche alice da dissalare, un paio di affettati incartati male, del salmone affumicato.

Gli avanzi nel secondo ripiano si riducono ad piatto di patate lesse e un panino. Ah, c’è anche del lievito di birra.

Nel terzo, trionfano le confetture. Di fichi, di visciole, di cipolle. C’è della bottarga, del curry verde, un barattolo di Marmitte e le olive di Kalamata. Poi formaggi, burro, yogurt e simili, in ordine sparso sul ripiano più in basso. Nascosti nel cassetto delle verdure: mezzo broccolo, mezzo cetriolo, mezzo finocchio.

Sullo sportello, i classici: vino, latte, salse, un pomodoro e mezzo limone. Se volete arranco con qualche giustificazione del tipo: “ma io a casa non mangio mai, lavoro fuori tutto il giorno, il mio fidanzato torna all’una di notte” e cose così, ma so che non servirebbe, perciò taccio.

Fabio Cagnetti, Dissapore – Intravino.

Scattata la sera del 1 maggio in modo da usufruire delle attenuanti generiche (reduce da un ponte, giorno festivo, and the likes).

Che a casa mia si beva meglio di come si mangi è ovvio, oltre che prevedibile.

E sì, lo so e me lo dico da solo, devo trovarmi una ragazza. Possibilmente una a cui piacciano la birra e i formaggi… cosa tutto sommato non così difficile.

Sara Porro, Dissapore.

“Che cosa c’è nel frigo?” sembra una delle prime lezioni di un corso in cui si impara una lingua nuova.

Nel mio, tutto l’occorrente per preparare i pasti pronti in 15 minuti: asparagi e uova (mettere tutto insieme in pentola a pressione, far cuocere 5′, sbriciolare le uova sugli asparagi. Ammesso e non concesso che le uova non si siano già sbriciolate nella pentola a pressione), agretti saltati con aglio e acciughe, pasta con il tonno e così via.

In momenti di particolare pigrizia, mi do al sushi a domicilio (wasabi, salsa di soia e zenzero supplementare sul lato destro). Fragole e banane danno un’impressione di salute e sono perfette tagliate a fettine e immerse nel cioccolato fuso. Comparse: i tributi offerti al settimanale Comprato&Mangiato. Se pensate che dovrei bere di meno, mia madre è d’accordo con voi. Infine, ora siete al corrente del mio problema con le uova di aringa salate dell’Ikea.

Cristina Scateni, Dissapore.

Attico: tutta la mia perversione per la birra.

Piano 3 l’incapacità di seguire una dieta e l’acquisto smodato di latticini 0, 00, 000, 0%, meno grassi, meno soddisfazioni, meno. Di fianco, nel contenitore un pecorino sardo stagionato per ricordarmi che sapore ha il formaggio che mi piace.

Piano 2 la fiera dei vasetti: confetture home made, amarene Fabbri per i momenti difficili, tripudio di senape, cren, carciofini sott’olio, cetriolini, tubetti e salse. In basso, poca e sistemata per l’occasione, la verdura,: carote, insalata, porri, prezzemolo, nel mezzo qualche lime. Di fianco, oscurati dalla mia incapacità di fare foto, i pomodori della nonna. In curva tubetti antichi, le onnipresenti uova, una bottiglia di Campari semivuota che non butto per affezione.

Aprire il frigo e pubblicarlo richiede più intimità che mostrare l’album di quando si è adolescenti (cioè al culmine della bruttezza).

Emanuele Giannone, Intravino.

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale. Diciamo: un frigo d’alto rango, minimale, che trascendesse l’umile evidenza dei generi di prima sussistenza.

Il mio sogno era d’essere speciale: un po’ dosage zero, un po’ caviale, un frigo da docente di Pollenza epitome di gusto ed eminenza.

Altro sono, ho famiglia: salariati scarsi per tempo ed euri, razionati e razionali nella spesa. Il Kimbo nella latta dell’Illy, e per il bimbo frutta verdura pesce, il fresco e il sano. Si consolan gli adulti con le fave di Noro e un salame sebino d’artigiano.

Lo so, lo so: l’immagine vi tedia: ma son l’effige della classe media.

Fiorenzo Sartore, Intravino.

Beveraggi disponibili: Bianco del Genovesato 2011 Pino Gino, debitamente chiuso col vacuvin, e Rosso Colli di Parma Monte delle Vigne, che bevo freddo di frigo (perversione).

Tortellini Novella, pane nero, Burro Soresina, ragù homemade, uova no logo (boh), traggici dadi da brodo e majonese Calvè, olive in salamoia giganti e snocciolate uso aperitivo, piadine uso figlio, cospicuo vasetto di prosciutto piccante spalmabile (altra perversione), petto di pollo uso dieta mogliesca (evabbè), Grana Padano. Insalate, latte fresco.

Martina Liverani, Dissapore.

Vasetti di ogni tipo, compresi due con lievito madre e uno di cui ignoro il contenuto, ma ormai mi tiene compagnia da un sacco di tempo. Asparagi un po’ stanchini. E una ciotola di ignari fiori di acacia, ritratti appena prima di diventare frittelle. E poi birre, sciroppo di menta e di amarena.

La colatura di alici si tiene in frigo? Probabile che tra sei mesi ci saranno ancora le stesse cose. Nella vita le certezze non sono mai troppe…

Alessandro Morichetti, Intravino.

Vita da scapolo che non si fa mancare nulla agli Asili di Barbaresco: in tutti i sensi.

Seitan, parmigiano, birra e Gatorade come se piovesse, Ubuntu Cola bbbona da paura, banane Altromercato, culatello Conad col 50% di sconto e paccottiglie preriscaldate varie.

Barolo e Barbaresco in quantità sono lontani da sguardi indiscreti e testosteronici.

Francesca Ciancio, Dissapore, Intravino.

“E’ il tipico frigo di chi è spesso in viaggio.

Quando torni hai sempre qualcosa da buttare e mentre lo fai ripeti tutte le volte a te stessa che non comprerai più prodotti facilmente deperibili.

Il vano portabottiglie è quello che me lo ha fatto scegliere tra tanti; il cassetto no frost è tristemente vuoto e i formaggi non vanno tenuti così, lo so.

Per la cronaca, questo è il primo frigorifero da persona adulta.

Nel senso che l’ho comprato io. E lì ho avuto la percezione forte della mia autonomia”.

RicBrig, Dissapore.

Foto scattata in occasione del 5o compleanno dei nostri due Cani Fred e George la torta e’ opera di una Nostra amica io non c entro.