di Francesca Frida 29 Ottobre 2010

Mamma-tipo: “Allora dimmi, tesoro della mamma, cosa vuoi fare da grande?” Figlio-atipico: “ Voglio fare il food personal shopper!” Oggi il figlio atipico può. Può andare a Bologna o a Roma, spendere 1500 euro per 10 giornate nella formula weekend e seguire i corsi tenuti da questi docenti:
Alessandra Lepri (giornalista di moda, storica del costume e organizzatrice di sfilate ed eventi di moda)
Giancarlo Roversi ( giornalista e scrittore, esperto di storia dell’alimentazione)
Nicola Santini (giornalista televisivo, guru dell’etichetta)
Stefano Baldi (personal shopper e consulente d’immagine)
Tamara Nocco (cool hunter, buyer e titolare del punto vendita di ricerca I Love Shopping
).

A organizzare il corso è la Kronos Consulting, una società di servizi di consulenza e formazione aziendale che, tra le altre cose, si occupa della vita dei neo divorziati con “Divorce Planning”, e prepara aspiranti Grandi Fratelli con il corso “Mondo Reality”. Il personal food-shopper è solo l’evoluzione del personal-shopper in chiave enogastronomica. Una figura, la seconda, che abbiamo imparato a conoscere in concomitanza di eventi glamour tipo assegnazione degli Oscar o in servizi di “costume” del tg di Studio Aperto. Prendi una riccona, prosciuga i soldi suoi o quelli del marito facendole credere che ha il gusto estetico di una monaca di clausura, catapultala nei negozi GrandiFirme e poi fatti pagare per la tua consulenza: dai 300 ai 500 euro al giorno

Proviamo a declinare questo format in chiave cibo-vino.  Scegliamo un oligarca russo, uno di quegli ex comunisti che ha messo su una fabbrichetta e che, grazie alla criminalità economico-finanziaria degli anni post sovietici, ha fatto gran fortuna. Abbiamo una missione: fargli capire che non è obbligato a bere solo Sassicaia per sentirsi potente e che la bevanda del marchese Incisa non va mischiata alla Coca Cola. Che può godersela pure con una bella ricciola e che non sempre i nostri ristoratori c’hanno il caviale beluga. Bene, fissati dei paletti, iniziamo il lavoro e trasformiamo il nostro Ramon Abramovich in un gourmet raffinato e  in un fine degustatore di vini. Inizio io.

  1. In Langa lo porterei da Flavio Roddolo per assaggiare – e a comprare – nebbiolo e barbera. Il nostro milionario avrebbe di fronte un personaggio riservato e schivo. La morale è che non servono chiacchiere per fare il vino buono.
  2. In Val Bormida a comprare i formaggi affinati da Giandomenico Negro nella sua azienda Arbiora. Scorta di “formaggette” obbligatoria: la sua robiola di Roccaverano  è pura poesia.
  3. A Milano giro da Faravelli, macelleria, gastronomia, enoteca. Selezione di formaggi e salumi da applauso. Bella la selezione settimanale dei vini in offerta. Non è Peck. E se ne accorge anche il portafoglio.
  4. Nel bosco di fiabe a due passi dal castello Thun per conoscere Andrea Paternoster, il papà di milioni di api e dei mieli Thun. Tarassaco, erica e rosmarino sono per me in cima alla lista.
  5. Gelato al castagnaccio di Carapina, gelateria di Firenze. Ma anche lo zabajone, la crema al VinSanto, il gusto IGrandiFormaggiItaliani, la crema di marroni
  6. A Napoli da Timpani e Tempura per fare rifornimento di caciocavallo podolico, di provolone del Monaco e di salame Napoli. La pizza si mangia da Sorbillo in via Tribunali. Non me ne voglia Enzo Coccia con la sua La Notizia, ma è troppo di moda per i miei gusti, al momento. Mozzarella di Bufala da Il Regno Bianco, caseificio di Quarto. Lì vicino c’è Sud, il ristorante della brava Marianna Vitale.
  7. Le granite – 24 – a Bam Bar di Taormina. Che poi significa anche 24 briosche.

E voi che cliente-tipo vorreste portare in giro e dove?

[Fonti: troppe, immagine: Arts4Ads]