di Cinzia Alfè 21 Maggio 2016
pausa caffè

Se i distributori automatici di snack e caffè sono diventati così futuristici da riconoscere il volto degli avventori, spiattellando nel frattempo fino a 114 (!) combinazioni di bevande, possiamo dire altrettanto dei fruitori per eccellenza, i coatti del caffè espresso, gli sgranocchiatori seriali di cracker, i forzati della  bevanda al gusto di tè, alias gli impiegati?

Anche loro sono cambiati o il tempo non li ha scalfiti?

Quali sono oggi comportamenti e riti di socialità giornaliera dinnanzi alla sempre più tecnologica macchinetta del caffè?

Vediamoli, ruolo per ruolo.

IL DIRIGENTE

Ovviamente iniziamo dall’alto, dal livello massimo. Peccato che lui, il dirigente, quasi mai vada alla macchinetta del caffè, ove potrebbe incontrare la massa, no. Lui, se ci va, è solo per accompagnare qualche ospite gradito o il più delle volte sgradito (vedi Guardia di Finanza, tra l’altro tutti bei tipi, palestrati come una volta lo erano i manovali prima che assomigliassero a dei finanzieri old style) ).

O se veramente sente la necessità di un caffè si alza in solitaria, prende la sua parca consumazione e mestamente se la porta in ufficio, dove la consumerà da solo e in santa pace, magari coi biscotti portati da casa. Indifferente alle sirene della novità e della tecnologia, gode della privacy che gli offre l’ufficio riservato, lasciando agli altri peones i semplici piaceri dei sensi alla macchinetta del caffè. Noblesse oblige.

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Il FUNZIONARIO

Il funzionario è già un animale più sociale, per quanto sempre selettivo. Lui alla macchinetta del caffè ci va, e ci va anche in compagnia, ma solo dei pari suoi, cioè altri funzionari, rigorosamente senior. A ristretti gruppetti di due, tre persone al massimo, i funzionari si recano alle macchine del caffè parlando quasi esclusivamente di lavoro e non facendo troppo caso a ciò che consumano, in genere semplice  caffè o tè.

Per loro, i 114 gusti diversi di bevande offerti dai distributori più recenti sono inutili. Abituati a ragionare efficientemente e per schemi, non cambiano con facilità il loro assetto mentale, anche se devono solo decidere se cambiare il caffè espresso con quello lungo. Snack non pervenuti: in fondo, siamo in attesa della dirigenza, no?

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Il QUADRO INTERMEDIO

Qui iniziamo a divertirci. Il quadro intermedio al caffè ci va eccome, spesso e allegramente, e si diletta in compagnia non solo di bevande, ma di “argomenti” più corposi . Per lui il riconoscimento facciale della macchinetta sarebbe un po’ un problema, hai visto mai che l’infingarda macchinetta, invece di tenersi la sua bella foto per se stessa, la girasse al suo capo, magari insieme a un infausto conteggio delle visite?

Ad ogni modo il quadro intermedio a differenza di dirigenti e funzionari non disdegna di servirsi di snack solidi, corposi, di patatine salate così come del trancetto di crostata. Tuttavia le sue consumazioni restano prevalentemente di tipo liquido e da bere in compagnia nell’area break, area che si gode allegramente molto più di quei malmostosi di funzionari e dirigenti. E’ un suo diritto, e lui lo sa. E ne fruisce giustamente.

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GLI ALTRI

Per delicatezza non definiamo chi sono “gli altri”, ma abbiamo tutti già capito: chi non è ne dirigente, né funzionario, né quadro.

Essi, arrivano a mandrie.

A legioni.

Compatti e omogenei come un sol uomo.

Mai mai, mai, mai soli, se non per soddisfare una sete improvvisa o un attacco di fame repentino.

Beccarseli davanti alla macchinetta del caffè è una vera iattura, perché prima che si siano serviti tutti, al tempo di circa un minuto a erogazione, fai in tempo ad andare in pensione coi nuovi limiti del governo Renzi.

E come se non bastasse, parlano, vociano, ridono, dei fatti loro, dei pargoli, delle notti insonni, della vicina, del tempo, delle vacanze, di tutto lo scibile umano.

Si servono avidamente di tutto ciò che le moderne macchinette possono offrire, dal cappuccino d’orzo, il massimo dell’esotismo ancora per molte macchinette aziendali, al panino con frittata, il gran classico dell’autostrada che va forte anche in azienda. Dalla focaccia con toma e speck al tramezzino classico con prosciutto e formaggio, non meglio definito.

Vanno sul classico, sulla sostanza, così come sul lavoro –che si smazzano in gran parte loro– lasciando snack dolci o croccanti o fighettame vario ai funzionari, che svolgono la frazione corrispondente di lavoro.

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GLI OUTSIDER, ovvero i  TRASVERSALI

E poi ci sono gli outsider, i trasversali, quelli che fan gruppo a sé, un po’ come i 5 stelle, dei quali condividono il rigore talebano e la supponenza. Possono appartenere a qualsiasi gruppo di quelli sopracitati, ma se ne distinguono in modo radicale. Spesso sono donne, e in genere sono rompiballe: accoppiata letale.

Eccone alcuni tipi umani:

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L’IPER GASTROFIGHETTO

A lui il caffè della macchinetta fa schifo. Questo, sia chiaro.

Per non parlare della bevanda al gusto di tè, quella bieca traditrice millantatrice che il tè vero manco sa dove sta di casa. Lui, approfittando del fatto che molte macchinette odierne magari non dispongono del riconoscimento facciale (e per fortuna) ma hanno spesso una consumazione graditissima detta “acqua calda”, consuma solo ed esclusivamente quella.

Si porta il tè da casa, ovviamente l’Earl Grey e, se è particolarmente tignoso pure la tazza, dove travasa l’acqua calda appena erogata – orrore –  nel bicchiere di plastica. A lui, le macchinette non servono a nulla, né nuove né antiche.

A lui, basterebbe un bollitore elettrico personale da attaccare alla presa sotto la scrivania, cosa che più volte ha chiesto al suo capo di poter ottenere, ricevendo sempre un fermo diniego a causa delle leggi sulla sicurezza sul lavoro, quelle maledette.

Per lui, la macchinetta è solo una ruba soldi a tradimento, erogatrice di schifezze e attentatrice della sua salute.

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IL GOURMET SOLITARIO

Se qualcuno va alla macchinetta solo soletto e non è un dirigente, è di sicuro  –  se non un gourmet (data la qualità media ma non eccelsa dei beni di conforto erogati dalle nostre), – almeno una buona forchetta, un godereccio, uno che ama assaporare cibi e bevande, e non si nega questo piccolo piacere manco sul posto di lavoro.

Da solo va nell’area break dove sceglie la bevanda. Da buon intenditore è abitudinario perché ha già visto che, se il tè fa schifo, il cappuccino d’orzo è invece onesto, e non cambia. Così come non cambia il tipo di snack da inzupparci dentro.

Sa già che il trancio di crostata di marca sconosciuta è molto più buono del blasonato tegolino, e se lo gusta dolcemente: prende il suo cappuccino, si appollaia in uno dei sedili-trampoli spesso presenti nell’area break e affonda con voluttà il fragrante trancio nella calda bevanda.

Non guarda in giro, non parla, non stringe relazioni sociali, in quel momento.

Se voi capitate vicino, incauti, cercando compagnia, non aspettatevi la sua attenzione. Anzi, se volete saperlo gli date solo fastidio. Per lui la macchinetta è una cara amica che dispensa cose non eccelse come la cucina di mamma, ma comunque oneste e in grado di regalargli cinque minuti di meritata serenità.

Non disturbatelo.

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L’INSOPPORTABILE, ALIAS IL GASTROFANATICO

Lui prende solo quasi caffè, e per necessità perché se potesse mai assumerebbe quella brodazza nauseabonda che le macchinette spacciano per l’esotica bevanda.

Ma se per il caffè delle macchinette è giocoforza venire a patti, pena rimanere senza stimolante nervino del tutto – e negli uffici ce n’è bisogno come il pane – non così è per gli snack.

Quei concentrati di veleno, quegli attentati alla salute così pieni di grassi insaturi, di olii di palma, di carboidrati complessi a lento rilascio, di zuccheri semplici che fanno balzare il picco glicemico, di uova in polvere di chissà quale categoria, di latte in polvere, pure quello, proveniente dalla Cina, di prosciutto pieno di chissà quali poli-fosfati dentro o, peggio ancora, magari addirittura di glutine.

Aaahggg!!!, vero killer del  nostro tempo nella sua mente contorta (e magari il nostro non è manco celiaco, ma si sa, gluten free fa figo, come vegan).

Lui se preso dalla fame, anzi, da un leggero appetito, mangia solo i quadrotti di Parmigiano Reggiano in pacchetto! O le noci, sempre in pacchetto. Dimenticando così di ingurgitare, insieme alle noci, una bella palata di anidride solforsa come conservante. Ma lui, è contento così.

E soprattutto, può tediare con le sue lezioncine di bassa filosofia e notizie raccogliticcie i colleghi col panino al prosciutto in mano, che non vedono l’ora di addentare lontani dai suoi predicozzi salutisti.

Per lui, le macchinette sono attentatrici delle nostra salute, e andrebbero abolite. Salvo poi trovarselo nei bagni attaccato al panino di mortadella.

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QUELLI CHE NON

A questa lista dobbiamo aggiungere doverosamente quelli che al distributore automatico, per loro disgrazia, non ci vanno quasi mai: le segretarie e i neo assunti.

Le prime, per non correre il rischio di perdere qualche telefonata importante da passare al capo proprio mentre hanno la bocca piena di pane e prosciutto, gli altri per giusto timore reverenziale da neo-assunto nonché per l’immagine di efficienza che vogliono dare di sé, almeno all’inizio del rapporto di lavoro.

Avranno tempo per andarci abbondantemente una volta passati al livello successivo, quando ne faranno invece ampio utilizzo.

E voi, lavoratori impiegati in grandi o piccole imprese delle nostre città, vi riconoscete in una di queste categorie, o avete suggerimenti?

Ma soprattuto, se non siete impiegati o ricoverati in ospedale, sul serio vi servite dalle macchinette, per quanto futuristiche?.

[Crediti | Link: Wired, Dissapore, immagini: Daily Mail]