di Antonio Tomacelli 31 Marzo 2009

sofia_loren11La Pizza napoletana sta morendo e gli assassini siamo noi. Noi che l’amiamo alla follia e che vorremmo mangiarla a qualunque ora. È una passione contagiosa, febbre d’amore che abbatte i confini. È pizza in Corea, in America, perfino in Iran, dove ha subito l’affronto del cambio di nome, “pane estensibile”: Pizza era troppo occidentale. Amiamo la Pizza, la vogliamo sempre accanto ma, come amanti orgogliosi, vorremmo fosse Lei a venire da noi. Come pigri amanti la cerchiamo a volte finta, triste bambola gonfiabile ordinata al telefono, arrivata in scatola anonima, e fredda come la plastica.

La sera, quando il desiderio ci assale, cerchiamo la Pizza di strada, rapida, veloce e senza storia: “Let’s Pizza, bello!”, confondendo il sesso con l’amore.

Come mariti sospettosi, perquisiamo il banco frigo dell’iper di turno, convinti di aver scelto quella giusta. Illusi che siamo: il calore del microonde non ridarà vita a poveri lieviti stremati dal freddo.

Gli Americani addirittura, la ordinano dal Tv del salotto, e tra porn e foodporn non c’è più differenza.

Questo non è amore, è finzione.

Non abbiamo ancora capito che l’unica vera pizza è lì, in una calda pizzeria del centro, bollente di passione e pronta a soddisfare ogni nostro desiderio. Basterebbe poco, due passi e l’amore si compie.

Sentite i versi del Poeta Camillo Langone: “A me la Napoli risulta già spiacevolmente tiepidina quando in pizzeria il cameriere cammina piano e mi sono sempre domandato a quale temperatura arrivi in tavola una pizza sfornata dall’altro capo della città”.

Questa è passione. That’s amore! In pizzeria dunque, dove l’amata ci attende e dove noi consumeremo impazienti l’atto su di un tavolo unto, tra sbuffi di farina e mugolii di godimento! Pagheremo si, ma non sarà marchetta.

[Wuz, Il pizzaiolo, Altroconsumo, Casemovies]