di Martina Liverani 9 Marzo 2012

C’è solo una cosa più esasperante di un uomo che non sa cucinare: un uomo che non sa cucinare ma ha un barbecue. E quel che è peggio, se ne definisce uno “specialista”. Da qualche parte ho letto che “un uomo deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.” Nella lista non è specificato il modo in cui cucinare il maiale macellato per ricavarne un pasto gustoso; ma tra le righe, milioni di uomini in tutto il mondo vi leggono una parola sola: barbecue.

Che la primavera sia alle porte l’ho capito lo scorso weekend, quando sabato pomeriggio i miei vicini di casa hanno iniziato ad armeggiare al barbecue. Alcuni hanno tolto la copertura al mezzo dopo l’inverno, altri lo hanno acceso, sistemato attrezzi e tagliato l’erba attorno, come dire: si ricomincia.

Vestiti (e spettinati) come Jamie Olivier, hanno così dato avvio a momenti di trascurabile gastrofelicità, bruciacchiare carne e verdure, e renderle perfettamente monosapore: affumicate. Sto parlando di uomini naturalmente, mai vista una donna al bbq in vita mia. Le donne all’ascolto sanno di cosa sto parlando (se il vostro uomo ha un barbecue, non vi è concesso avvicinarvi e neanche toccarlo). Essendo cosa da uomini, ne deduco che quel je ne sais quoi che li spinge a:

a) trasformarsi in paleo-maschi a contatto con il ferro e con il fuoco, come se avessero cacciato a mani nude la carne che stanno cucinando (in realtà procurata dalla paleo-femmina al supermercato);

b) millantare di essere i shazam delle carni (senza invece saper distinguere un pezzo di manzo da uno di maiale, e concependo la carne solo a forma di salsiccia e le verdure come figlie del diavolo)

ecco dicevo, quel qualcosa che trasforma, in certi sabati primaverili, uomini completamente inutili in cucina durante tutto l’anno in sedicenti Gordon Ramsay, potrebbe essere la voglia di gastrosedurci.

Non dico sia figlia di un dio minore, no questo no, ma se pensate davvero di volerci sedurre con la cucina al barbecue o fare colpo su di noi (perché questo è il motivo, dai, ammettetelo), non crediate di riuscirci sudati, affumicati, armati di bucasalsiccie, e occultatori di peperoni sempre troppo bruciati.

Lo chiedo alle donne, ma anche agli uomini, il barbecue è gastrosexual?

[Crediti | Martina Liverani è l’autrice del blog Curvy Foodie Hungry. ]