di Martina Liverani 2 Dicembre 2011

Ci sono quelle celebri (le solite note), quelle che ne hanno fatto un vero e proprio mestiere (poche), e ci sono quelle più o meno anonime (tantissime), sporadiche meteore del web o semplicemente troppo indaffarate a fare altro (il loro lavoro, ad esempio) per trasformare la passione in qualcosa di redditizio. Si perché, ahinoi, non si vive di solo foodblogging… e le moderne bohèmienne della cucina sacrificano tempo, affetti, soldi, cibo e ore di sonno per passione e qualche minuto di celebrità, o poco di più.

Voi non le vedete, ma sono dappertutto: nascoste dietro l’impiegata delle poste, la professoressa di educazione fisica, la vigilessa integerrima, l’architetto pentito. Dall’ingegnere civile all’avvocato, dalla consulente di marketing alla commessa. Ma anche disoccupate, cassaintegrate o mantenute. La foodblogger può essere chiunque: la vostra vicina di casa, per esempio. Non sperate di individuarla da dettagli didascalici: una cucina professionale e sconfinata, produttori certificati che portano la spesa a domicilio, profumini di cibi appena sfornati che escono dalla porta a qualsiasi ora del giorno, tutti i giorni, un orto e un piccolo pollaio da terrazzo, bambini e marito felici e leggermente sovrappeso, skillatissima in web strategy, dotata di reflex e parecchio tempo libero. No, niente di tutto ciò: la foodblogger qualunque è un’abile dissimulatrice, e ha una vita segreta che si guarda bene dal rivelare sul suo blog ma che affida a un più vintage e sicuro diario con lucchetto, dove di nascosto scrive cose come:

  • Il motivo per cui non posto tutto quello che mangio è perché, a volte, non è necessariamente cibo.
  • Il problema non è cucinare, il problema sono le foto: impiego di più a farne una decente che a cuocere un brasato.
  • Bevo moltissima Coca-Cola Light, e non è poi così male.
  • Anche Cuochi e Fiamme, non è così male.
  • Non ho mai provato a cucinare nella lavatrice, e non credo che mai lo farò. Però mi sto industriando per cuocere i brownies nei cartoni delle uova.
  • Cucino solo nel weekend, le mie cene infrasettimanali sono generalmente avanzi, vado da mia madre, ordino una pizza e nel blog faccio copiaincolla.
  • Non è vero che tra noi blogger non c’è invidia, né competizione: ci ho messo un mese per scegliere il nome del mio blog, e quella stronza me lo ha copiato. Eppoi sono stanca di tutto questo buonismo: se io commento te, tu poi commenti me, tanto lo so che tu commenti me, solo per mettere il link al tuo blog. Ed è tutto un commenta-commenta generale…
  • Il segreto è imparare l’arte della sostituzione: basta sostituire un solo ingrediente e la ricetta è già diversa.
  • C’è stata solo una volta che mi sono svegliata alle quattro del mattino per infornare un cosciotto di maiale per dimostrare al mondo, e a me stessa, di avere davvero qualcosa da raccontare. Non succederà mai più.
  • Non ho ben chiara la differenza tra food styling, food blogger, food writer, food photographer, home economist, food consultant, ma so di non essere nessuna di queste cose. In ogni caso, nel profilo Facebook le scrivo tutte…che non si sa mai.
  • I miei figli considerano “festa” il giorno in cui possono andare da Mc Donald, fanno colazione con le merendine e bevono bevande gassate. E io non gli do tutti i torti.
  • Non so cosa sia Google Analitycs e non ha la minima idea di quante persone (oltre mia sorella, la mia stagista ed io stessa) frequentino il mio blog.
  • Sto dilapidando il mio patrimonio in attrezzi, libri di cucina e prodotti di nicchia: questo blog mi costa più che un figlio all’Università.
  • Se rinasco, faccio la fashion blogger, almeno mi regalano i vestiti: le aziende del food al massimo ti passano qualche fornitura, e mi tocca mangiare amarene, pesce surgelato e spaghetti per il resto della vita.
  • Vorrei accoppiarmi con un altro blogger e diventare come Garance Dorè e Scott Schuman.
  • Chissà se esistono altre foodblogger qualunque come me che condividono questi miei pensieri, quasi quasi apro un blog, così ne parlo con loro…
  • Nessuno è perfetto, neanche i foodblogger che sembrano esserlo. Eppoi, vale sempre il detto: meglio non prendersi troppo sul serio.

E voi, foodblogger anonimi, che di giorno conducete vite oneste e rispettabili, ma di notte vi trasformate in licantropi dei fornelli, svelateci quali altri indicibili segreti state appuntando nel diario segreto di un foodblogger qualunque.

[Crediti | Martina Liverani è l’autrice del blog Curvy Foodie Hungry. Link: Garance Dorè. Immagini: iStockphoto]