Vita segreta di una foodblogger qualunque

Ci sono quelle celebri (le solite note), quelle che ne hanno fatto un vero e proprio mestiere (poche), e ci sono quelle più o meno anonime (tantissime), sporadiche meteore del web o semplicemente troppo indaffarate a fare altro (il loro lavoro, ad esempio) per trasformare la passione in qualcosa di redditizio. Si perché, ahinoi, non si vive di solo foodblogging… e le moderne bohèmienne della cucina sacrificano tempo, affetti, soldi, cibo e ore di sonno per passione e qualche minuto di celebrità, o poco di più.

Voi non le vedete, ma sono dappertutto: nascoste dietro l’impiegata delle poste, la professoressa di educazione fisica, la vigilessa integerrima, l’architetto pentito. Dall’ingegnere civile all’avvocato, dalla consulente di marketing alla commessa. Ma anche disoccupate, cassaintegrate o mantenute. La foodblogger può essere chiunque: la vostra vicina di casa, per esempio. Non sperate di individuarla da dettagli didascalici: una cucina professionale e sconfinata, produttori certificati che portano la spesa a domicilio, profumini di cibi appena sfornati che escono dalla porta a qualsiasi ora del giorno, tutti i giorni, un orto e un piccolo pollaio da terrazzo, bambini e marito felici e leggermente sovrappeso, skillatissima in web strategy, dotata di reflex e parecchio tempo libero. No, niente di tutto ciò: la foodblogger qualunque è un’abile dissimulatrice, e ha una vita segreta che si guarda bene dal rivelare sul suo blog ma che affida a un più vintage e sicuro diario con lucchetto, dove di nascosto scrive cose come:

  • Il motivo per cui non posto tutto quello che mangio è perché, a volte, non è necessariamente cibo.
  • Il problema non è cucinare, il problema sono le foto: impiego di più a farne una decente che a cuocere un brasato.
  • Bevo moltissima Coca-Cola Light, e non è poi così male.
  • Anche Cuochi e Fiamme, non è così male.
  • Non ho mai provato a cucinare nella lavatrice, e non credo che mai lo farò. Però mi sto industriando per cuocere i brownies nei cartoni delle uova.
  • Cucino solo nel weekend, le mie cene infrasettimanali sono generalmente avanzi, vado da mia madre, ordino una pizza e nel blog faccio copiaincolla.
  • Non è vero che tra noi blogger non c’è invidia, né competizione: ci ho messo un mese per scegliere il nome del mio blog, e quella stronza me lo ha copiato. Eppoi sono stanca di tutto questo buonismo: se io commento te, tu poi commenti me, tanto lo so che tu commenti me, solo per mettere il link al tuo blog. Ed è tutto un commenta-commenta generale…
  • Il segreto è imparare l’arte della sostituzione: basta sostituire un solo ingrediente e la ricetta è già diversa.
  • C’è stata solo una volta che mi sono svegliata alle quattro del mattino per infornare un cosciotto di maiale per dimostrare al mondo, e a me stessa, di avere davvero qualcosa da raccontare. Non succederà mai più.
  • Non ho ben chiara la differenza tra food styling, food blogger, food writer, food photographer, home economist, food consultant, ma so di non essere nessuna di queste cose. In ogni caso, nel profilo Facebook le scrivo tutte…che non si sa mai.
  • I miei figli considerano “festa” il giorno in cui possono andare da Mc Donald, fanno colazione con le merendine e bevono bevande gassate. E io non gli do tutti i torti.
  • Non so cosa sia Google Analitycs e non ha la minima idea di quante persone (oltre mia sorella, la mia stagista ed io stessa) frequentino il mio blog.
  • Sto dilapidando il mio patrimonio in attrezzi, libri di cucina e prodotti di nicchia: questo blog mi costa più che un figlio all’Università.
  • Se rinasco, faccio la fashion blogger, almeno mi regalano i vestiti: le aziende del food al massimo ti passano qualche fornitura, e mi tocca mangiare amarene, pesce surgelato e spaghetti per il resto della vita.
  • Vorrei accoppiarmi con un altro blogger e diventare come Garance Dorè e Scott Schuman.
  • Chissà se esistono altre foodblogger qualunque come me che condividono questi miei pensieri, quasi quasi apro un blog, così ne parlo con loro…
  • Nessuno è perfetto, neanche i foodblogger che sembrano esserlo. Eppoi, vale sempre il detto: meglio non prendersi troppo sul serio.

E voi, foodblogger anonimi, che di giorno conducete vite oneste e rispettabili, ma di notte vi trasformate in licantropi dei fornelli, svelateci quali altri indicibili segreti state appuntando nel diario segreto di un foodblogger qualunque.

[Crediti | Martina Liverani è l’autrice del blog Curvy Foodie Hungry. Link: Garance Dorè. Immagini: iStockphoto]

Avatar Martina Liverani

2 Dicembre 2011

commenti (35)

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  1. Avatar alem ha detto:

    Io sto seriamente pensando di pagare una ghost food-blogger, che io ultimamente riesco solo a scongelare le riserve di mia madre, altro che cucinare, e poi come glielo spieghi a chi ti segue (poveriii!) che l’unico cibo che hai voglia di mangiare è insalata con surimi (si, ho detto surimi!)?

    1. Avatar martina ha detto:

      Il surimi può sembrare buono. E non fa ingrassare 😉

    1. Avatar sguida ha detto:

      vedrai (ops…pardon) che fiocheranno inviti per te di ristoranti pieni di gradini e altre insidie 😀

  2. Avatar TheSopranos ha detto:

    Io vorrei diventare foodqualcheccosa ma chi vive con me non penso riuscirebbe a cenare alle undici di sera, durante la settimana soprattutto, aspettando che siano pronti i miei piatti e le foto.

    piesse:
    Scott Schuman: un grande lui e il suo sito.

    1. Avatar ricbrig ha detto:

      Magari dico una castroneria per ignoranza del mondo foodblog, ma nel post la possibilita’ di un foodblog maschile non mi pare neanche contemplata o sbaglio?

    2. Avatar Reb ha detto:

      I maschietti ci sono, ma non sono rilevanti ai fini della discettazione perchè: – solitamente sono scanzonati e leggiadri, di quella semplicità d’animo e preparazione che le donne non avranno mai; – non sono particolarmente permeabili a lotte/corse/io ce l’ho più grande- lo stampo, per altre cose mi dicono esserci le piastrelle delle docce in palestra- o accaparramenti di varia natura; – sorridono, di noi e molto più di noi.
      E sopportano, siano sempre benedetti!

  3. continuo a considerare il blog un diario personale, scrivo quando posso, quando ho qualcosa da comunicare.

    Home economist: ne capisce di cucina
    Food stylist: può riprodurre qualunque forma di cibo senza necessariamente capire di che cosa si sta parlando

    Detto ciò siamo tutte adulte e vaccinate, il mondo dei blog non è diverso dal mondo reale: ci sono i buoni e cattivi, a volte scatta la chimica dell’incontro altre volte no.

    Rispetto le liee editoriali di ognuna: gli avanzi, i vegani, le vegetariani, le cake monumentali, solo pettegolezzo, purchè ognuno sia se stesso. Non penso di essere stata investita dalla missione di salvare il mondo, ma se qualcuno mi dice “che buona la tua ricetta” io sono contenta!

  4. eheh bellissimo post 🙂 sottolineo in particolare la verità di questa frase: “Nessuno è perfetto, neanche i foodblogger che sembrano esserlo. Eppoi, vale sempre il detto: meglio non prendersi troppo sul serio.”

    1. Avatar Ago ha detto:

      Molto ironico e sono d’accordo con te Sara, meglio non prendersi troppo sul serio 😀

    2. Avatar genny ha detto:

      e riquoto…ma un po’ di ironia non ha mai fatto male…

  5. Avatar Lia ha detto:

    Fantastico, se penso che stamattina staccavo i biscotti guarniti ieri sera col cioccolato che ho cucinato mercoledì sera….hahahaha pazza che non sono altro!

  6. semplicemente splendido e ahimè veritiero!!! ihihihih!
    sono una delle tante anonime foodblogger e quindi posso dire la mia senza dover dar conto a nessuno….
    bè io la fava tonka proprio non la sopporto, non mi ha fatto nulla di male, sia ben inteso, ma le ricette con questo ingrediente mitologico che nessuno mai ha visto ma di cui tutti parlano le escludo a priori…
    bè l’ho detto!!! 😀

  7. Il mondo dei food blogger e’ grande e variegato, ma credo che possa essere un fenomeno, per chi ama il cibo, molto piu’ interessante di quello dell’alta cucina. Occorre semplicemente sdoganarsi, come movimento, da una serie di atteggiamenti e scelte che permettano poi, a chi vale, di emergere realmente.

  8. Ma come si fa a fare i fooddblogger , dopo che il vostro psicanalista vi ha costretto ad ammettere chem sì, come la ruffiana panna altro nonc’è ? Che i ricordi più struggenti sono le carbonare , e i maccheroncini al fumè , e gli spaghetti al limone ? e….
    A proposito , adesso debbo lasciarvi , ho un amico per cen