di Prisca Sacchetti 28 Dicembre 2014
Antonino Cannavacciuolo, radio deejay

Nessuno resiste quando Antonino Cannavacciuolo, chef due stelle Michelin del ristorante Villa Crespi a Orta San Giulio nonché mattatore di Cucine da incubo, napalmizza gli snob degli spaghetti alle vongole come ha fatto l’atro giorno a Radio DeeJay, dove presentava il suoi libro “Pure tu vuoi fare lo chef?”.

A Napoli, diversamente da altre zone d’Italia, quando la tavola delle abbuffate natalizie è stata sparecchiata ma non completamente e tutti hanno commentato: “ho mangiato troppo, i dolci no” iniziando a scavare il panettone con le dita, mica si discutono i cappelletti, se questa volta erano meglio o peggio dell’anno prima.

— Lo si fa con gli spaghetti alle vongole.
— O con le vongole?
— O ancora “spaghetti a vongole, uagliò”, come da gergo cannavacciuolesco.

Ma non è questo il punto, o almeno non solo. E’ il modo di cucinarli che fortifica i legami o divide per sempre, crea fazioni, élite e sub élite, opinioni tra loro inconciliabili. Pomo della discordia è il pomodoro: ci va o non ci va?

Non è questione di lana caprina, sapete. Per evitare l’indignazione di chi osteggia il pomodoro (da usare invece con le cozze) e il tirassegno a base di panettone degli altri, certe famiglie partenopee preparano le due versioni, bianca e rossa. Ammesso anche risolvere democristianamente la tenzone schiacciando qualche pomodorino nell’olio.

Ma entriamo nei dettagli.

Spaghetti alle vongole

PASTA
Altra causa d’accapigliamento. Spaghetti certo, ma non mancano gli ammiratori degli spaghettini, più sottili, avversati da chi raccomanda le linguine perché con lo spessore aumenta anche il piacere. A metà tra i due estremi stanno gli entusiasti del vermicello. 

VONGOLE
Siccome a Natale si fanno le cose per bene in poche tavole le vongole sono d’allevamento. Meglio le vongole comuni, il top sono le veraci.

PEPERONCINO
Poco o niente. Se proprio si deve almeno che sia fresco, i napoletani che sono buongustai vogliono sentire l’aroma.

OLIO D’OLIVA
Si largheggia nella versione senza pomodoro, e anche se si è solo schiacciato qualche pomodorino. Procedono con attenzione e avvedutezza i patiti del rosso.

Dopo di che, circostanziato, precisato e descritto tutto con abbondanza di particolari, uno può anche assumere la tesi di Cannavacciuolo (comunque fautore della versione bianca) ed elevarlo istantaneamente al rango di suo filosofo di riferimento:

A tavola mangio quello che piace, allora se mi piace un po’ di pomodoro mettici sto c***o di pomodoro“.

Chi siamo in fondo noi per giudicare?

[Crediti | Link: Radio DeeJay, Dissapore]