Nessuno resiste quando Antonino Cannavacciuolo, chef due stelle Michelin del ristorante Villa Crespi a Orta San Giulio nonché mattatore di Cucine da incubo, napalmizza gli snob degli spaghetti alle vongole come ha fatto l’atro giorno a Radio DeeJay, dove presentava il suoi libro “Pure tu vuoi fare lo chef?”.
A Napoli, diversamente da altre zone d’Italia, quando la tavola delle abbuffate natalizie è stata sparecchiata ma non completamente e tutti hanno commentato: “ho mangiato troppo, i dolci no” iniziando a scavare il panettone con le dita, mica si discutono i cappelletti, se questa volta erano meglio o peggio dell’anno prima.
— Lo si fa con gli spaghetti alle vongole.
— O con le vongole?
— O ancora “spaghetti a vongole, uagliò”, come da gergo cannavacciuolesco.
Ma non è questo il punto, o almeno non solo. E’ il modo di cucinarli che fortifica i legami o divide per sempre, crea fazioni, élite e sub élite, opinioni tra loro inconciliabili. Pomo della discordia è il pomodoro: ci va o non ci va?
Non è questione di lana caprina, sapete. Per evitare l’indignazione di chi osteggia il pomodoro (da usare invece con le cozze) e il tirassegno a base di panettone degli altri, certe famiglie partenopee preparano le due versioni, bianca e rossa. Ammesso anche risolvere democristianamente la tenzone schiacciando qualche pomodorino nell’olio.
Ma entriamo nei dettagli.
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PASTA
Altra causa d’accapigliamento. Spaghetti certo, ma non mancano gli ammiratori degli spaghettini, più sottili, avversati da chi raccomanda le linguine perché con lo spessore aumenta anche il piacere. A metà tra i due estremi stanno gli entusiasti del vermicello.
VONGOLE
Siccome a Natale si fanno le cose per bene in poche tavole le vongole sono d’allevamento. Meglio le vongole comuni, il top sono le veraci.
PEPERONCINO
Poco o niente. Se proprio si deve almeno che sia fresco, i napoletani che sono buongustai vogliono sentire l’aroma.
OLIO D’OLIVA
Si largheggia nella versione senza pomodoro, e anche se si è solo schiacciato qualche pomodorino. Procedono con attenzione e avvedutezza i patiti del rosso.
Dopo di che, circostanziato, precisato e descritto tutto con abbondanza di particolari, uno può anche assumere la tesi di Cannavacciuolo (comunque fautore della versione bianca) ed elevarlo istantaneamente al rango di suo filosofo di riferimento:
“A tavola mangio quello che piace, allora se mi piace un po’ di pomodoro mettici sto c***o di pomodoro“.
Chi siamo in fondo noi per giudicare?
[Crediti | Link: Radio DeeJay, Dissapore]