di Prisca Sacchetti 27 Marzo 2014
Carlo e Camilla in segheria

Corso accellerato per aprire un nuovo ristorante.

Punto numero uno: trovare un nome diversamente idoneo, in omaggio allo smaccato Mi si nota di più (cit.). Nessun problema, dopo “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno” affibbiato a un libro, Carlo Cracco è diventato uno specialista spietato, senza più remore.

E’ venuto fuori Carlo e Camilla in segheria. Voto: 1  (“è ironico” ha spiegato Cracco, “allude alla coppia reale inglese, ma resta coi piedi per terra, in segheria”). Scusate, allora voto 0, l’ironia è come le barzellette, se devi spiegarla meglio lasciar stare.

Punto numero 2: se l’immagine coordinata insegna qualche cosa, “diversamente idoneo” deve essere anche il posto. Ecco allora il locale in via Meda 42 –zona Navigli, diamine– un tempo per l’appunto segheria. Pareti scrostate, tetto di legno e travi a vista, tutto sapientemente allestito per ricercare l’effetto low cost (oddio low cost, si mangia con 50 euro) e post-industriale. Il risultato, bisogna riconoscerlo è bello. Voto: 8.

Punto numero 3: il gestore parente. Cracco è molto impegnato, una faccia nuova può aiutare. Specie se quella faccia appartiene a suo cognato, Nicola Fanti, il quale a Sant’Arcangelo di Romagna fa guarda caso il ristoratore. Riuscirà il signor cognato a trasferire lo spirito conviviale della sua terra nella grigia Milano? E’ quel che vedremo. Voto: sospeso.

Carlo e Camilla in segheria, menuCarlo e Camilla in Segheria, un piatto

Punto numero 4: la novità. Convivialità si diceva. Il grimaldello usato da Cracco e Fanti per ravvivare il timido entusiasmo milanese è il tavolone centrale e unico a forma di croce. Che nelle aspettative dovrebbe trasmettere informalità e favorire l’incontro. Non tutti gradiscono però, nota la nostra Martina Liverani: “dopo un saluto di rito, ognuno cerca di concentrarsi sul proprio dirimpettaio, che chiacchierare in un ambiente così ampio e con musica di sottofondo non è facilissimo”. Voto: 5.

Punto numero 5: la mossa a sorpresa. Ieri si è saputo che dal 7 aprile Carlo e Camilla in Segheria non accetterà più le prenotazioni. Valerio Visintin, critico del Corriere, ha chiesto spiegazioni alla baldanza del trentenne Fanti.

Non accettiamo più le prenotazioni. Non vogliamo che questo sia soltanto un ristorante. Vogliamo sia un open space. Se uno ha voglia, mangia. Se non ha voglia, non mangia. Eravamo completi per le prossime tre settimane. Se qualcuno decide all’ultimo, non può venire a trovarci“.

Ancora frastornato dallo spiccato nonsense delle risposte, Visintin chiede quale sia il vantaggio per il cliente. Ma come fa a non capirlo subito, il vantaggio è che trova sempre posto. Ah, okay, e se fosse tutto pieno?

Se è occupato, aspetti. Guardi in giro. Magari ti fermi a bere un cocktail al banco. E appena si libera qualcosa, ti ci fiondi…

Ti ci fionderai pure, ma un posto dove si spendono 15 euro per gli antipasti, altrettanti per i primi , 22-24 euro per i secondi, 9 euro per dolci e sempre 9 euro per i cocktail, nota Visintin, non dovrebbe dare almeno diritto a una sedia sicura?

Allora cosa fate, lo date voi il voto alla mossa a sorpresa?

[Crediti | Link: Dissapore, Mangiare a Milano, tutte le foto sono di Milano da sorseggiare]